"Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione"
Robert Francis Kennedy

martedì 20 ottobre 2009

Lettera all'Italia infelice di Roberto Saviano


fonte: L'espresso
Lettera all'Italia infelice


di Roberto Saviano

Ecco alcuni stralci del testo dello scrittore. L'intera lettera di Saviano è pubblicata su 'L'espresso' in edicola venerdì 16 ottobre
"Se la libertà è divenuto tema di dibattito continuo, quasi ossessivo in Italia vuole dire che qualcosa non funziona. Verità e potere non coincidono mai e quello che sta accadendo in questi giorni lo dimostra. Ci sono lezioni che non si imparano, disastri naturali che si ripetono come se la storia non ci avesse insegnato nulla e sacrifici di persone che hanno lottato per rendere questo Paese migliore che vengono dimenticati se non ignorati o peggio insultati. Qualcosa non funziona perché non si vuole capire quello che è accaduto e che quello che avviene tutti i giorni: non si racconta il presente, non si analizza il passato, tutto diventa polemica, dibattito sterile; tutto si avvita in un turbine di gelosie e di guerre tra bande. La folla di piazza del Popolo mi ha stupito, stordito, emozionato. Non sapevo cosa dire: quella che avevo davanti era una testimonianza incredibile, non ero più abituato a vedere tanti volti e tanto sole. Da quando tre anni fa sono stato messo sotto protezione e costretto a vivere con la scorta non avevo mai potuto sentire un vento di speranza così forte.

Alla gente in Italia non interessa la libertà di stampa, non si preoccupa per il fatto che sia stata offuscata e minacciata da quello che sta accadendo: la libertà di stampa non è importante perché non la si considera necessaria e utile al proprio quotidiano. Non capiscono quello che stanno rischiando, quanto possono perdere. Se ne accorgeranno solo quando riusciranno a vedere con occhi diversi e comprenderanno che oggi sulla maggioranza dei media la vita non viene raccontata ma rappresentata. Ricostruita secondo luci e dinamiche che la rendono finta. Verosimile ma lontana dal reale: come quelle foto ritoccate al computer per cancellare le imperfezioni, far sparire le rughe, il peso del tempo e gli acciacchi del divenire fino a rendere un'immagine diversa delle persone che così rinunciano persino a specchiarsi. Ci viene raccontata un'Italia allegra, il Paese del bel mangiare e delle belle donne. Ci viene imposto il modello di un Paese spensierato, in fila per partecipare alla fortuna milionaria delle lotterie e per vincere un posto in un reality show. Ma l'Italia oggi è profondamente infelice e triste. Vive nella cattiveria di una guerra per bande generalizzata, di un sistema animato dalle invidie. E la nostra percezione è così lontana dalla realtà da impedirci anche di renderci conto dell'infelicità. Ho sempre dentro il racconto di un immigrato africano che incontrai a Castel Volturno prima delle riprese del film "Gomorra": "La cosa che odio degli italiani è la loro gelosia, quell'invidia cattiva che hanno nei confronti di chiunque riesca ad ottenere qualcosa. Quando in Francia lavori molto, riesci a guadagnare e puoi comprarti una bella macchina, ti guardano riconoscendo il risultato. Dicono: "Quanto ha faticato per farcela". Invece quando in Italia ti vedono al volante della stessa auto senti subito che ti stanno dicendo "Stronzo bastardo". Non si pongono nemmeno la domanda su quanti sacrifici hai fatto, scatta subito una gelosia che si trasforma in odio. Questo accade solo nei paesi dove i diritti divengono privilegi, e quindi dove il nemico non è il meccanismo sociale che ha permesso questo, ma bensì chi riesce ad avere quel diritto. Una guerra tra vicini ignorando i responsabili del disastro. Questo si combatte solo raccontando quello che non va, perché solo raccontando la realtà di quest'Italia arida si potrà sconfiggere l'infelicità: la libertà di stampa è utile per essere felici".

"L'assenza di serenità ci porta a rinunciare alla libertà di stampa. Sapere che la replica al proprio "lavoro non sarà una critica, ma un'offesa o un attentato alla sfera privata spinge ad autocensurarsi, convince a non attaccare qualunque autorità, rende schiavi di ogni potere. Dopo l'editoriale di Augusto Minzolini sul Tg1 mi sono chiesto se si rendesse conto di quello che stava facendo. Avrei voluto dirgli che manifestare per la libertà di stampa significava manifestare anche per lui, anche per il suo futuro: un futuro in cui se si potrà ancora parlare del potere, se lo si potrà criticare è perché qualcuno ha lottato per renderlo possibile. Si è scesi in piazza anche per lui, perché lui domani possa continuare a dire quello che dice oggi anche se dovesse cambiare il potere che difende le sue parole".
 
"Fare il politico oggi nell'immaginario è fare il lavoro più semplice e comodo. Mi vengono alla mente le famiglie meridionali in cui il figlio più intelligente fa l'imprenditore e quello incapace il politico. Invece la politica dovrebbe essere una responsabilità pesante e difficile, un mestiere duro. Capisco il fastidio che può avere un politico a essere esaminato nella sua vita privata, ma questo è l'onere della sua missione, fa parte della democrazia. Oggi bisogna ricalibrare l'immaginario del politico, ritornare a una figura che fa una vita dura e poco divertente. La politica come servizio al Paese e ai cittadini, non come privilegio. La politica è vivere nella difficoltà. Penso al rigore morale di Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante e Giorgio La Pira, restano figure di servizio alle istituzioni, nonostante i loro ideali e la loro fede religiosa.
Sono cresciuto al fianco di uomini di destra che non avrebbero mai sopportato questo clima di intimidazione e crudeltà, così come ormai la divisione e la rivalità sono così diffuse che impediscono alla sinistra ogni forma di aggregazione vera. Ogni possibilità di parlare al cuore delle persone. Oggi invece chi racconta cose scomode, chi descrive la realtà infelice dell'Italia viene accusato dalle massime autorità politiche di gettare discredito sul Paese agli occhi del mondo... Raccontare la realtà non significa infangare il proprio Paese: significa amarlo, significa credere nella libertà. Raccontare è l'unico dannato modo per iniziare a cambiare le cose". Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency

(14 ottobre 2009)

Carlucci: vortice di accuse


fonte: Libero news
Carlucci: vortice di accuse


Notizia del 20 ottobre 2009 - 16:00

La portaborse in nero che le ha fatto causa? "Una ladra" sostiene l'onorevole. Che ci ha contattati per dire la sua. Salvo poi sbattere giù la cornetta appena le si fa qualche domanda

di Giorgia Camandona
La Carlucci si è arrabbiata. Perché tutti i giornali, compreso il nostro, hanno dato la notizia della sentenza di primo grado pronunciata a suo sfavore e che riguardava la posizione, in nero, di una sua ex portaborse. Per qualche motivo, forse perché ci eravamo già sentite in passato, l'onorevole ha scelto proprio la nostra testata per chiarire per la prima volta, pubblicamente, la sua posizione. Poi però si è infervorata e la telefonata si è conclusa bruscamente. Di spunti di riflessione, però, questa intervista ne offre parecchi. Dalla libertà di dare certe notizie quando queste riguardano i politici, alla libertà di un giornalista a cui non si dovrebbe dire cosa deve scrivere e cosa no. Ma ognuno poi dovrebbe trarre le proprie conclusioni in autonomia, quindi ecco i fatti.
Voleva chiarire la questione della sentenza della sua portaborse…
Sì, ma molto brevemente perché ci sono in corso due giudizi.
Due?
Sì, il mio ricorso contro la sentenza di primo grado, che quindi non è definitiva. Tant'è vero che io non sono stata obbligata ad alcun risarcimento. E il rinvio a giudizio di Celestina Soranna per furto. Nei miei confronti.
Nei suoi confronti?
Certo.
Cioè lei, onorevole Carlucci, ha denunciato Celestina Soranna per furto?
Sì, io l'ho denunciata per furto. E siccome la Procura della Repubblica non è che ti rinvia a giudizio se non ci sono le prove…
Questa denuncia risale a prima della sentenza?
Contestualmente. È una cosa contestuale, capisci? Per questo non dovevate pubblicare quella sentenza perché non è definitiva e comunque non si può dire più di questo sulle due vicende. C'è il mio ricorso e c'è il suo rinvio a giudizio per furto.
Ma furto di cosa?
Non posso dire niente perché la questione è ancora aperta. Non voglio interferire in nessun modo. Non voglio che i giudici siano influenzati né in un senso né nell'altro. Voi avete sbagliato a pubblicare la sentenza.
L’abbiamo pubblicata noi, il Corriere della Sera e tutti i giornali del Paese
Non dovevate dare la notizia, non doveva darla lei. Non è definitiva quella sentenza.
Delle sentenze, anche se di primo grado, si può dare notizia. C’è ancora questa libertà
Dovevate specificare meglio che non eravamo al terzo grado di giudizio ma solo al primo.
Mi pareva chiarito.
Dico semplicemente che dissento dal fatto che in questo Paese si possa dare notizia di atti che sono attualmente parte di un fascicolo che deve ancora essere esaminato dai giudici di appello. Questo non va bene.
Ma guardi, anche quando la Franzoni è stata condannata in primo grado tutti i giornali hanno dato notizia della sentenza. Perché a lei, onorevole Carlucci, si dovrebbe riservare un trattamento diverso? Se poi uno vuole fare ricorso, come sta facendo lei, è libero di farlo
E allora perché non hai scritto che la mia portaborse è stata rinviata a giudizio per furto?
Perché la notizia mi giunge nuova, onorevole
E sai perché? Perché chi fa gli articoli li fa sempre a senso unico in questo Paese. Se tu non ti limiti a sputtanare una delle due parti in causa e basta, vedi bene che ci sono delle sfumature.
Siamo qui a parlarne infatti
Tu non credi che se la Procura della Repubblica di Roma l'ha rinviata a giudizio per furto, cambia l'ottica di tutta la questione? Non aggiungo altro.
Quello che non mi è chiaro è la tempistica. Dopo la sentenza a suo sfavore lei ha denunciato la sua portaborse per furto? O prima della sentenza?
No, non te la dico la tempistica. I dati sono questi: io ho fatto ricorso, lei è stata rinviata a giudizio. Non entro nei particolari. Entrambe le situazioni sono al vaglio dei giudici. La signora Celestina Soranna è stata denunciata per furto ai miei danni. Questo è quello che devi scrivere. Non bisogna dire niente altro.
Per uscire da questa questione, nella nostra ultima chiacchierata telefonica eravamo rimasti d'accordo che lei ci avrebbe inviato la sua busta paga, che però non è mai arrivata
Non sono cose che ti interessano, né a te né a nessuno dei tuoi lettori.
Sa perché glielo chiedo, perché è stata lei a proporci di visionare insieme la sua busta paga, per capire quali erano le spese che deve sostenere un onorevole
Comincia a chiedere a tutto l'universo mondo cosa guadagnano. A chi guadagna più di me e lavora meno di me.
Sì ma ce lo ha proposto lei di inviarci per trasparenza i suoi dati
Io sono la prima per attività in Parlamento e in Puglia, e sono i dati che lo confermano. Ho due segreterie, una in Puglia e una a Roma, quindi fai un po' i conti tu di quanto possono costare.
E infatti eravamo rimaste proprio a questo discorso
Non mi interessa questo discorso!
Ma era proprio lei ad averlo tirato fuori per spiegarci le sue spese
Clic…
A questo punto l'onorevole ha interrotto la comunicazione buttando giù bruscamente la cornetta. E successivamente non ha più risposto al telefono. I nostri riferimenti li ha, quando vorrà risentirci

lunedì 5 ottobre 2009

Anna Giordano: La Procura di Messina ha archiviato due delle quattro denunce su lottizzazioni pericolose



Anna Giordano del WWF: “La Procura di Messina ha archiviato due delle quattro denunce su lottizzazioni pericolose e possibili disastri idrogeologici nel territorio messinese che abbiamo presentato nell'ultimo anno. Adesso aprono un'inchiesta...”

Incredibile la dichiarazione della rappresentate messinese dell’associazione ambientalista
“Se la stessa pioggia fosse caduta in altre zone di Messina – dice la Giordano - ci sarebbero stati molti più morti e non è detto che questo non succeda in futuro. Stanno costruendo una discarica a villaggio Pace sopra una fiumara. Un altro lotto di 500 ville stava per essere approvato nel territorio di Faro superiore, dove non lo permettono nè le condizioni urbanistiche nè quelle idrogeologiche. Questo è solo uno dei 13 piani particolareggiati che il Comune ha intenzione di mettere in pratica.


E’ stata istituita una commissione di valutazione d'incidenza che si occupa dei singoli progetti. E' necessaria una programmazione. È possibile che una singola casa o un palazzo abbiano un impatto devastante, ma una serie di costruzioni ha tutt' altro effetto sul territorio. La Procura di Messina ha archiviato due delle quattro denunce su lottizzazioni pericolose e possibili disastri idrogeologici nel territorio messinese che abbiamo presentato nell'ultimo anno. Adesso aprono un'inchiesta...”.



Per l'associazione che continuamente denuncia l’aggressione del cemento sulla natura è necessaria “una flessibilità del territorio che non può più essere assediato da costruzioni e cementificazioni”.

Ed è questo il succo del comunicato stampa diffuso dall’Associazione nazionale che, esprimendo cordoglio per le vittime e solidarietà per i parenti, ci prega di pubblicare quanto segue:



“L'amministrazione comunale fermi finalmente la variante del Prg e prenda atto che il territorio non può continuare ad essere massacrato, la Procura della Repubblica istituisca un pool tecnico in grado di verificare immediatamente la questione urbanistica, sismica ed erosiva costiera, tutte le forze dell'ordine, dopo l'emergenza, si attivino con determinazione per fermare tutti gli atti illeciti che quotidianamente vengono perpetrati sul territorio, sia nelle fiumare che a ridosso di esse, sulle fragili colline del comune."



Queste le richieste del WWF a seguito dei drammatici eventi in corso a Messina. Al Comune sono state decine le richieste di sospensione della variante al Prg inviate dal WWF Sicilia, la prima il 6 marzo 2006, l'ultima lo scorso aprile, a cui si aggiungono 5 denunce, numerose diffide, dossier e segnalazioni alle forze dell'ordine, alla Regione e al Ministero dell'Ambiente.



"C'e' da chiedersi se i soldi immobilizzati per l'inutile e dannoso Ponte sullo Stretto possano essere meglio impiegati per risanare il territorio e ricostruirne la naturalità - sottolinea Gaetano Benedetto, co-Direttore Generale WWF Italia - piogge torrenziali se cadono su un territorio sano, provocano sì danni, ma non ingenti, e tanto meno vittime innocenti. Per anni, dal quel tragico 28 settembre 1998 - quando l'alluvione colpì la zona nord della città con quattro vittime - Messina invece si è affidata alla fortuna e alla speranza che non accadesse di nuovo il peggio, senza mai, a nessun livello amministrativo, decidere di rivedere la pianificazione urbanistica alla luce dell'aggravamento della fragilita' del territorio.

Ora è stata colpita durissimamente la zona sud di Messina, già provata negli anni precedenti: torrenti stretti nella morsa di muri e case, montagne rese fragili da incendi e inevitabili frane che trovano come ostacolo verso il basso, case su case. Ma ancora sono previste nuove lottizzazioni, piani quadro, particolareggiati, centri benessere, nuove strade, nuovi centri commerciali, coperture di fiumare."

Pino D'Angelo

mercoledì 16 settembre 2009

Anno zero ritorna - L'appello di Santoro



L'appello di Santoro che incita tutti gli internauti a diffonderlo:


Cari amici, sono Michele Santoro e ho bisogno del vostro aiuto. Mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d'inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi.

venerdì 28 agosto 2009

Berlusconi, l'uomo che il mondo ci invidia

fonte: Beppegrillo.it
Accappatoio Selvaggio ha chiesto un risarcimento per un milione di euro al Gruppo L'Espresso per dieci domande pubblicate su Repubblica.
Il più grave tra i quesiti è stato: "Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?".
Non si fanno questo tipo di domande a un vecchio signore di SETTANTAQUATTROANNI con la testa incatramata, problemi di cuore, operazioni alle spalle, che non scopa se non ha il piacere della conquista.
Non si fanno queste domande.
Non bisogna neppure pensarle. Berlusconi è il premier di una grande potenza,
un politico di levatura mondiale, un soggetto da candidare al premio Nobel per la Pace,
un marito fedele, un padre affettuoso, un implacabile persecutore della mafia,
una persona incorrotta e incorruttibile, uno che sa vestirsi e parlare in pubblico,
un tipo sincero fino all'autolesionismo, un nonno di altri tempi,
uno che sceglie i suoi amici in base alla loro onestà e rettitudine,
un amante della libera informazione ed estimatore di Biagi e Montanelli,
un signore che odia i compromessi, che mantiene sempre la parola data, che si è fatto da solo grazie ai consigli di suo padre e al suo impegno incrollabile,
che non ha mai evaso le tasse, che ha costruito un impero economico, che non si è mai drogato, che ha vinto tutto con il Milan,
un perseguitato dalla magistratura che vuole però mantenere indipendente contro i suoi stessi interessi, uno statista con il senso dello Stato,
un politico che nessuno, proprio nessuno, può ricattare, un sincero democratico antifascista, un credente, un cattolico di spiritualità profonda,
un uomo che risponde a tutte le domande se sono poste con garbo, senza malizia e non sono tendenziose, già anticipatrici di un giudizio negativo che lui non si merita,
un presidente operaio, costruttore, comunicatore, banchiere, elettricista, idraulico,
un alfiere dell'ottimismo a ragion veduta, una persona perbene che odia la corruzione e gioca sempre pulito, un galantuomo di cui ci si può fidare,
un vecchio signore a cui affidare con tranquillità le proprie figlie, un italiano lucido, di una coerenza impressionante, un campione che ci invidia tutto il mondo e, per questo, per pura malignità, l'informazione internazionale gli dedica articoli innominabili pieni di risposte e senza domande,
un caro amico di statisti democratici come Gheddafi e Putin, un compagnone di Obama del quale condivide gli obiettivi,
un vecchio che sfida il tempo e sembra sempre più giovane di un paio di mesi, uno che sa fare il nodo della cravatta a pallini meglio del compianto conte Nuvoletti, un personaggio sempre allegro, ottimista, vitale che racconta barzellette,
un simpatico, un bell'uomo, alto il giusto, con un sorriso largo che infonde speranza, un amico fidato che si preoccupa anche del tuo loculo per starti vicino nell'eternità, un cantante da crociera e da villa Certosa, un sincero ammiratore dei talenti femminili, un unicum che un fato benigno ha donato all'Italia, un nuclearista sicuro.
E adesso, querelatemi!

giovedì 27 agosto 2009

L'assalto finale al fortino di RaiTre

fonte: Repubblica

di CURZIO MALTESE

GLI attuali direttori di Tg3 e RaiTre, Antonio Di Bella e Paolo Ruffini, sono ritenuti da tutti ottimi professionisti, fra i migliori della Rai. Hanno ottenuto del resto, sia in qualità che in quantità d'ascolti, molti eccellenti risultati. Tranne l'unico che conti nell'Italia di oggi: piacere a Berlusconi. Per questo il sultano ha dato ai vertici di viale Mazzini l'ordine di farli fuori, trovando una scusa. Compito non facile, perché di ragioni davvero non ce ne sono. Ma quando non esistono spiegazioni logiche, di solito basta inventarsi un complotto e un colpevole. I vertici Rai, che invece non brillano né per doti professionali né per fantasia, hanno infine convenuto d'indicare all'opinione pubblica il colpevole più banale: la sinistra. È ormai come dire che l'assassino è il maggiordomo, ma funziona sempre. Sarebbe il Pd a volere il caos della terza rete per poter lottizzare dopo il congresso, secondo il volere del vincitore. L'ipotesi sembra troppo cretina perfino per gli elevati standard di autolesionismo del centrosinistra. Ma Antonio Di Pietro, per esempio, ci crede e dà una mano ad addossare alla sinistra la colpa dell'epurazione voluta da Berlusconi. Naturalmente ai tre candidati alla segreteria del Pd, Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino, basterebbero dieci minuti per smontare la vicenda. Il tempo di prendersi un caffè insieme e annunciare il via libera alle nomine di RaiTre. Ma evidentemente i tre non sono in grado di prendere insieme neppure un caffè, oppure non capiscono la portata della minaccia. Nel mirino di Berlusconi non ci sono tanto questa o quella poltrona Rai, le ha già quasi tutte. Se così fosse, non varrebbe neppure la pena di parlarne. Ma al premier interessa piuttosto eliminare un gruppo di programmi amati e, per lui, pericolosi. Si tratta anzitutto di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio e di "Report" di Milena Gabanelli, fiori all'occhiello della rete, quindi dei salotti di Serena Dandini e di Daria Bignardi, "Parla con me" e "L'era glaciale".
Un bouquet di trasmissioni che ha molti meriti o demeriti, dipende dai punti di vista. Riescono a coniugare qualità e popolarità, danno un senso al concetto di servizio pubblico e tengono attaccato alla Rai un pezzo d'Italia moderna e intelligente, assai ambita dai pubblicitari, la quale altrimenti sarebbe già del tutto emigrata sul satellite. L'obiettivo del premier e padrone di Mediaset è di cancellarli. Stavolta con calma, senza editti, lavorando di cesello sul palinsesto e tagliando i fondi. Il direttore Ruffini, degno erede di Angelo Guglielmi, non accetterebbe mai di sottoscrivere una simile sterilizzazione della rete. Occorre dunque uno spaventapasseri di sinistra disposto alla bisogna, in cambio della poltrona. Se ne trovano a mazzi, basta fare un fischio e si forma la coda davanti a Palazzo Grazioli. I nuovi direttori di Tg3 e RaiTre faranno tanti complimenti a Fazio e Gabanelli, Littizzetto e Dandini, ma diranno che è venuto il tempo di cambiare, innovare. In peggio, aggiungiamo pure. Può stupire che Berlusconi, con tutto il potere di cui dispone, si concentri su questa battaglia. Ma il risultato alle elezioni europee di giugno l'ha ormai convinto che anche le riserve indiane debbano essere bonificate e gli ultimi professionisti della comunicazione vadano sostituiti con burattini pubblicitari manovrati da Palazzo Chigi. Il piano d'assalto all'ultima roccaforte indipendente dall'egemonia berlusconiana è astuto e probabilmente andrà in porto. A meno che Franceschini, Bersani e Marino non trovino quei dieci minuti per disinnescarlo. Ma sono troppo impegnati a discutere sulla forma del partito e il suo radicamento nel territorio. L'ipotesi che l'attuale RaiTre sia ormai il principale radicamento nel territorio della cultura progressista in Italia sopraggiungerà soltanto fra qualche anno, come si dice in questi casi: a babbo morto. (27 agosto 2009)

La Rai rifiuta il trailer di Videocracy "E' un film che critica il governo"

fonte: Repubblica

di MARIA PIA FUSCO

ROMA - Nelle televisioni italiane è vietato parlare di tv, vietato dire che c'è una connessione tra il capo del governo e quello che si vede sul piccolo schermo. La Rai ha rifiutato il trailer di Videocracy il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent'anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo. "Come sempre abbiamo mandato i trailer all'AnicaAgis che gestisce gli spazi che la Rai dedica alla promozione del cinema. La risposta è stata che la Rai non avrebbe mai trasmesso i nostri spot perché secondo loro, parrà surreale, si tratta di un messaggio politico, non di un film", dice Domenico Procacci della Fandango che distribuisce il film. Netto rifiuto anche da parte di Mediaset, in questo caso con una comunicazione verbale da Publitalia. "Ci hanno detto che secondo loro film e trailer sono un attacco al sistema tv commerciale, quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle reti Mediaset". A lasciare perplessi i distributori di Fandango e il regista sono infatti proprio le motivazioni della Rai. Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto. "Una delle motivazioni che mi ha colpito di più è quella in cui si dice che lo spot veicola un "inequivocabile messaggio politico di critica al governo" perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi", prosegue Procacci "ma quei dati sono statistiche ufficiali, che sò "l'Italia è al 67mo posto nelle pari opportunità"".
A preoccupare la Rai sembra essere questo dato mostrato nel film: "L'80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte di informazione". Dice la lettera di censura dello spot: "Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata", non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che "attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso". "Mi pare chiaro che in Rai Videocracy è visto come un attacco a Berlusconi. In realtà è il racconto di come il nostro paese sia cambiato in questi ultimi trent'anni e del ruolo delle tv commerciali nel cambiamento. Quello che Nanni Moretti definisce "la creazione di un sistema di disvalori"". Le riprese del film, se pure Villa Certosa si vede, è stato completato prima dei casi "Noemi o D'Addario" e non c'è un collegamento con l'attualità. Ma per assurdo, sottolinea Procacci, il collegamento lo trova la Rai. Nella lettera di rifiuto si scrive che dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all'ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell'attività di imprenditore televisivo". "Siamo in uno di quei casi in cui si è più realisti del re - dice Procacci - Ci sono stati film assai più duri nei confronti di Berlusconi come "Viva Zapatero" o a "Il caimano", che però hanno avuto i loro spot sulle reti Rai. E il governo era dello stesso segno di oggi. Penso che se questo film è ritenuto così esplosivo vuol dire che davvero l'Italia è cambiata". (27 agosto 2009)

mercoledì 5 agosto 2009

Il partito del Sud? Botteghino per la mafia

Il dibattito sulla nascita del partito del Sud giunge nei giorni in cui Luigi De Magistris diventa presidente della Commissione controllo Bilancio dell’Unione europea. Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia nonché leader dell’Mpa ideatore e ideologo di questo partito, parla di "impegni disattesi" da parte del governo. Tradotto: soldi per il ponte sullo Stretto, soldi per la Salerno-Reggio Calabria, soldi per le aree sottoutilizzate (Fas) l’equivalente di 2 miliardi di euro deliberati dalla Conferenza delle Regioni e province autonome mai giunti al Cipe: per l’85% al Sud e appena il 15% al Nord. Il partito del Sud serve anche per rinnovare la richiesta di vantaggi fiscali per i lavoratori del settore turistico (Daniele Martinelli).
Peccato che la Sicilia, dopo 60 anni di finanziamenti e di miliardi che non si contano più, brulica di rifiuti ammassati in migliaia di strade. Molti treni sono laidi e devastati, le linee ferroviarie sono pericolose, malandate e senza manutenzione, le strade sono disseminate di buche, i cartelli stradali non esistono, le stazioni sono sguarnite, mancano gli orari alle fermate dell’autobus, gli ospedali sono di sabbia, i pronto soccorso vanno a rilento, la sicurezza è una chimera, regnano i cani randagi assieme ad arrendevolezza e omertà. Salvo rari casi di meridionali incazzati in una regione che, oltre il record di deputati e di personale assunto nel carrozzone pubblico serbatoio di voti, sarebbe il giardino d’Italia se solo la sua classe dirigente avesse impiegato con onestà un solo spicchio di fondi, che invece sono stati regalati alla malavita mafiosa collusa con la politica.Intanto il corruttore che vive alla giornata, attanagliato dalle sue paturnie personali nell’intento di non far sapere e di dimenticare, annuncia una sorta di nuova Cassa del Mezzogiorno, per la quale dice di stanziare 18 miliardi entro il 2013. Ma i soldi non ci sono perché sono finiti. Il Cipe entro l’imminente autunno sarà a secco. Il Pdl chioccia dell’assistenzialismo siciliano non potrà garantire provvidenze a tempo indeterminato. Il rubinetto si chiude e il partito del Sud è un’inutile travestimento del Pdl che mira ad alimentare false speranze.Ma, come scrivevo all’inizio, il partito del Sud nasce proprio nei giorni in cui Luigi De Magistris diventa presidente della Commissione controllo Bilancio della Ue. Politici e mafiosi col vizio di abbuffarsi di fondi pubblici da veicolare sui conti correnti dello Ior mettono le mani avanti. Si appellano al governo del corruttore per “prevenire” eventuali ammanchi derivanti dai controlli europei.I ribelli siciliani, che col patto mafioso stretto assieme a Forza Italia tengono il partito azienda più votato dell’isola, intravedono nel corruttore un perfido nanetto potentissimo e avaro. Senza soldi da ingurgitare a sbafo, il centro destra siciliano si spacca in una rivolta che pare non placarsi. Per poter mantenere il potere, e i voti, bisogna garantire la politica dei 40 assunti per ogni sottopasso cittadino come accade in almeno 4 zone di Palermo.Le barzellette di Renato Schifani, che fino al 2006 prometteva futuro trionfale e di benessere in Sicilia, puntualmente disattese, hanno acceso le ire di Raffaele Lombardo. Ma non quelle della Lega nord, passiva come una escort di basso bordo davanti ai 140 milioni di euro che il corruttore ha regalato al comune di Catania del suo medico Scapagnini, traghettato in parlamento dopo aver portato la città sul lastrico.Insomma, il partito del Sud è l’ennesima, vergognosa e laida tentazione di un meridionalismo tutto politico e rivendicativo che, assieme alla Lega di Borghezio, si mostra nel suo lato più volgare di evidente maceria di un’unità d’Italia mai compiuta, perennemente e profondamente divisa. E ormai in bancarotta.

martedì 14 luglio 2009

"No al bavaglio"