"Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione"
Robert Francis Kennedy
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mercoledì 8 luglio 2009

Berlusconi “chiede al ministro -ex modella in topless- di sostituire la moglie al G8″

Berlusconi “chiede al ministro -ex modella in topless- di sostituire la moglie al G8″ Articolo di , pubblicato venerdì 3 luglio 2009 in Gran Bretagna. [Daily Mail]
Silvio Berlusconi pare abbia risolto il problema di non avere una First Lady al suo fianco al vertice dei G8 della prossima settimana, chiedendo l’intervento di un’ex modella, ora ministro. Silvio Berlusconi, che sta divorziando dalla moglie, avrebbe chiesto a Mara Carfagna, ex modella in topless diventata ministro, di accogliere le mogli dei grandi della terra al vertice che si terrà a L’Aquila. Sicuramente l’idea farà sorridere Joachim Sauer, marito del cancelliere tedesco Angela Merkel, l’unico uomo tra gli accompagnatori dei leader mondiali. Alcune fonti italiane affermano che Mara Carfagna, Ministro delle Pari opportunità, sarà affiancata dalla collega di Governo Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione. L’idea sarebbe dello stesso Berlusconi, ex cantante sulle navi da crociera, che ha anche deciso di spostare il vertice a L’Aquila dopo che la città è stata colpita da un terremoto ad aprile. Negli ultimi mesi il premier 72enne è stato travolto da una serie di sordidi scandali tanto da spingere Veronica Lario, 52 anni, a chiedere il divorzio a maggio. La Lario ha dichiarato di averne abbastanza di un marito “che frequenta minorenni”, dopo che è stata resa nota la partecipazione di Berlusconi al 18° compleanno di Noemi Letizia, una modella, a cui avrebbe anche regalato una collana in oro e diamanti da 6.000 euro. Nelle ultime settimane Berlusconi è stato al centro di uno scandalo a sfondo sessuale dopo le dichiarazioni di una escort, Patrizia D’Addario, che afferma di essere stata pagata per passare la notte a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier. Da allora è emerso che regolarmente venivano organizzati dei festini a Palazzo Grazioli e Villa Certosa, residenza sarda del Presidente, e le ragazze erano pagate per parteciparvi. Berlusconi, magnate dei media e milionario, è legato a Mara Carfagna anche per un’altra storia di due anni fa, prima che la donna diventasse ministro. Durante una cena di gala per la TV il premier affermò che “se non fosse stato sposato, l’avrebbe sposata subito”. Come conseguenza, la moglie, furiosa, pretese – e ottenne – scuse pubbliche da parte del marito dopo aver scritto una lettera pubblicata su un quotidiano italiano nella quale si lamentava del suo comportamento. Lo scorso anno un’altra polemica ha coinvolto Berlusconi e la Carfagna quando una comica affermò pubblicamente che la Carfagna avrebbe praticato sesso orale al Presidente. È successo dopo le voci diffuse da alcuni quotidiani italiani sul coinvolgimento di Berlusconi e una donna ignota coinvolta nel tipo di pratica di cui non si era più scritto dai tempi di Bill Clinton e Monica Lewinsky. Durante una manifestazione anti-Berlusconi a Roma, la comica Sabina Guzzanti ha fatto il nome della Carfagna e quest’ultima replicò che l’avrebbe querelata definendo le dichiarazioni “volgari e offensive”. La Carfagna è il più giovane membro del Governo ed è entrata in politica nel 2006 dopo una carriera televisiva.Molti si sono stupiti di questa nomina, data l’inesperienza della donna che prima di entrare a far parte della squadra di governo avrebbe posato in topless e semi-nuda, una donna che comunque ha sempre sbandierato il suo attaccamento ai valori della famiglia insistendo che nessuno degli scatti era “erotico”. Oggi un portavoce del Ministro ha dichiarato: “Siamo al corrente delle voci, ma non c’è niente da dire al momento dato che l’ordine del giorno del G8 è ancora in fase di preparazione”. I leader mondiali si riuniranno nella cittadina italiana de l’Aquila mercoledì prossimo per discutere di economia, cambiamento climatico, sviluppo e sicurezza alimentare. Il Primo Ministro inglese Gordon Brown parteciperà insieme alla moglie Sarah che trascorrerà un giorno a Roma prima di raggiungere il marito a L’Aquila mercoledì sera per il resto del vertice. Saranno accolti, insieme agli altri leader, nella caserma delle fiamme gialle di Coppito, sede del vertice e potranno constatare con i propri occhi i danni provocati dal terremoto di aprile che ha ucciso 300 persone. La zona è ancora colpita da scosse di terremoto come quella di oggi molto forte di 4,1 gradi della scala Richter (quella di aprile è stata di 5,8). Malgrado le continue scosse di assestamento, Berlusconi ha tenuto a rassicurare le delegazioni dichiarando che il vertice è a prova di terremoto e un diplomatico britannico a Roma ha rivelato che tutti i delegati, tra cui Gordon Brown, hanno seguito esercitazioni ‘anti-terremoto’. La fonte ha dichiarato: “Per la sede e per le scosse di assestamento i 40 delegati britannici, tra cui il Primo Ministro, hanno ricevuto istruzioni su come comportarsi in caso di terremoto. “Si tratta di nozioni di base come mantenere la calma, rifugiarsi nel vano della porta, ma tenere la porta aperta in caso di oscillazioni dell’edificio.” Berlusconi ha deciso di spostare il vertice a l’Aquila per risollevare il morale della popolazione e ridare fiducia alla regione. Inoltre, quando le delegazioni lasceranno il sito, la gente senza casa potrà subentrare in attesa di entrare nelle nuove case.
Le "feste" di Berlusconi: programma satirico uruguayano
Le feste di Berlusconi programma satirico argentino
Le feste di Berlusconi: programma satirico spagnolo

lunedì 30 marzo 2009

Sorprendente come i cittadini e i media accettino in massa le sue bugie

Berlusconi riesce sempre a cavarsela
Pubblicato sabato 28 marzo 2009 in Olanda [de Volkskrant]
Sorprendente come i cittadini e i media accettino in massa le sue bugie
Da corrispondente in Italia mi sento spesso come Keanu Reeves nel film The Matrix, o Jim Carrey nel Truman Show. È una sensazione spaventosa: vivere e lavorare in una democrazia dell’Europa Occidentale che fu tra i fondatori dell’Unione Europea e fa parte di prominenti forum internazionali come il G8, e ciò nonostante sentirsi come i personaggi che lottano in angosciosi film su illusione e realtà. Ma l’Italia di Silvio Berlusconi ne dà tutto il motivo. Quindici anni dopo l’ingresso di Berlusconi nella politica italiana, il paese si allontana sempre piú dai valori democratici essenziali. Neo (Reeves) e Truman Burbank (Carrey) in The Matrix e The Truman Show si rendono conto che il loro intero ambiente vive secondo la sceneggiatura di un regista onnipotente. Però non vedono la loro sorpresa e preoccupazione al riguardo riflessa in alcun modo nella reazione delle persone che li circondano; tutti si comportano esattamente come se non succedesse niente di strano, o semplicemente non se ne rendono conto. Chi cerca di seguire e di capire la politica e la società in Italia inevitabilmente avrà la stessa esperienza.
Corrotto
Il raffronto si è imposto all’attenzione molto chiaramente il mese scorso. Nel pomeriggio di martedì 17 febbraio è apparsa sui siti dei principali giornali italiani una notizia dal titolo: ‘David Mills è stato corrotto’: condannato a 4 anni e sei mesi. Riguardava una notizia esplosiva: il tribunale di Milano aveva riconosciuto l’avvocato britannico David Mills colpevole di corruzione per aver accettato 600 mila dollari da Silvio Berlusconi negli anni novanta, in cambio di rendere falsa testimonianza in due processi per corruzione istituiti contro l’imprenditore-politico. La sentenza contro Mills era altamente incriminante anche per il premier italiano dell’Italia, perchè se c’è un corrotto ci deve essere anche un corruttore.
Cose strane
Ma in Italia sono successe un paio di cose strane con questa notizia. Per iniziare diversi giornali hanno scritto la sentenza tra virgolette, come se si trattasse non di un fatto giuridico ma semplicemente di un’opinione personale da poter contestare con facilità. Ciò infatti è immediatamente successo. Nel sito web del Corriere della Sera, un giornale di riguardo in Italia, vari lettori hanno messo in dubbio la sentenza del tribunale milanese. “Perchè questa sentenza arriva giusto 24 ore dopo le elezioni in Sardegna?” si chiede uno di loro. Il partito di Berlusconi, Popolo delle della Libertà (PdL), aveva vinto quelle elezioni regionali con una schiacciante maggioranza; l’isola italiana è tornata dopo lungo tempo in mano della destra, cosa che ha provocato una grande euforia negli ambienti del PdL. I giudici hanno deliberatamente cercato di rovinare la festa con la loro sentenza, riteneva il lettore sopracitato. Un altro ha fatto un ulteriore passo in avanti. Quella “ennesima sentenza fatta per rovinare la festa”, avverte i giudici, “servirà solo a rafforzare il nostro premier e la sua coalizione, quindi soprattutto continuate così e sparirete automaticamente, ciao ciao”.
Di per se queste reazioni si potevano archiviare come rigurgiti emotivi di accaniti sostenitori di Berlusconi. Ma stranamente i media italiani gli hanno dato del tutto ragione. Mentre la notizia veniva esaminata a fondo su emittenti straniere come la CNN e la BBC, l’interessante notizia é stata data di striscio dai telegiornali italiani.
Su RaiUno e RaiDue l’argomento è stato incastrato a stento in un minuto verso la fine dell’edizione serale. Su due delle tre reti commerciali di Berlusconi la sentenza è stata completamente ignorata.
Sentenza
E sul canale che ha sì riferito la sentenza, il cronista ha ancora definito l’accertato episodio di corruzione un “supposto pagamento” fatto dalla ditta Fininvest di Berlusconi, e ha chiuso il suo mini servizio con una lunga citazione di un parlamentare del partito di Berlusconi, il quale diceva che il presidente del tribunale di Milano “è chiaramente antagonista della persona di Silvio Berlusconi dal punto di vista politico”. Come può succedere tutto ciò? Come si può negare e deformare così facilmente e massivamente la realtà? Da anni la stampa internazionale addita il gigantesco conflitto di interessi del premier. Tutti conoscono Silvio Berlusconi come il grande uomo dietro più di settanta aziende, raggruppate in mega holdings come la Mondadori (la principale casa editrice di giornali, libri e riviste in Italia), Mediaset (la più grande holding televisiva del paese), Mediolanum (servizi finanziari) e la squadra di calcio AC Milan. Groviglio di interessi Berlusconi controlla buona parte dei media italiani e viene perciò chiamato da molti giornali stranieri ‘imprenditore-politico’ o ‘premier-magnate dei media’. Ciononostante questi termini dicono troppo poco sul modo in cui questo groviglio d’interessi influisce sulla società italiana. In generale Berlusconi viene considerato l’uomo dalla parlantina facile e dal sorriso scolpito, il marpione rifatto con il brevetto sulle battute imbarazzanti (come quella su Barack Obama, che definì “giovane, bello e anche abbronzato”‘ un paio d’ore dopo l’elezione di quest’ultimo a presidente degli Stati Uniti). Come premier dell’Italia è perciò agli occhi di molti un buffone da non prendere troppo seriamente. Ma queste qualità da birbantello nascondono alla vista il suo illimitato potere e influenza che intaccano persino il DNA dell’Italia - e purtroppo non in senso positivo. Le sue emittenti commerciali, il suo settimanale d’opinione “Panorama”, il quotidiano “Il Giornale” (del fratello Paolo) e una lunga lista di giornali di famiglia, si schierano quotidianamente con il loro padrone senza vergogna. Questo servilismo raggiunge forme così elevate che il giornalista televisivo nonchè capo-redattore dell’emittente Rete4 può emozionarsi in diretta leggendo la notizia della vittoria elettorale di Berlusconi. Per la maggioranza degli italiani la televisione è la principale fonte di informazione, ed è quasi completamente sotto il controllo di fedelissimi di Berlusconi. Modi sgarbati Allo stesso tempo i membri dell’opposizione vengono buttati a terra in modo insolitamente sgarbato. Il più combattivo oppositore di Berlusconi, Antonio Di Pietro, da tempo viene chiamato ‘il boia’, o ‘il trebbiatore’ nel corso delle varie rubriche di attualità, che continuano a far vedere le sue foto meno lusinghiere, che immortalano il corpulento Di Pietro sul trattore, in pantaloncini corti. Questo bizzarro approccio ‘giornalistico’ non scaturisce da una specie di naturale lealta’ dei dipendenti, ma da precisi ordini di servizio. Il giornalista italo-americano Alexander Stille cita nella sua biografia di Berlusconi “Il sacco di Roma” (tradotta in olandese come “Silvio Berlusconi/De inname van Rome), un ex vice-caporedattore de “Il Giornale”, che spaziava su come Berlusconi dava ordini alla redazione negli anni novanta: “Dobbiamo cantare in armonia sui temi importanti per noi (…) Voi, caporedattori, dovete capire che dobbiamo iniziare un’offensiva mirata con tutti i nostri mezzi contro chiunque ci spari addosso. Se quelli che ci attaccano ingiustamente vengono puniti usando tutti i diversi media del nostro gruppo, l’aggressione finisce”.
RAI
Nel ruolo di premier, Silvio Berlusconi esige più o meno la stessa apatia dagli impiegati statali, soprattutto all’interno dell’emittente statale RAI. Durante il conflitto in Irak, che aveva l’appoggio del precedente governo Berlusconi, i giornalisti della RAI non potevano definire gli oppositori della guerra “dimostranti per la pace” o “pacifisti”, ma dovevano chiamarli “insubordinati”. ‘Sei un dipendente dello stato!’ gridò Berlusconi contro il critico giornalista televisivo Michele Santoro un paio d’anni fa durante una trasmissione televisiva, riportandolo all’ordine. Santoro voleva togliere la parola a Berlusconi, che era in linea telefonicamente, perchè questi rifiutava di rispondere alle domande del giornalista, e voleva solo criticare il modo di lavorare di Santoro.
Criminoso
Durante una conferenza stampa in Bulgaria Berlusconi accusò Santoro e due altri giornalisti di aver fatto un ‘uso criminoso della televisione pubblica’. I tre avevano osato fare una trasmissione critica sul premier. In quello che da allora è diventato famoso come ‘l’editto bulgaro’, il premier esigeva che la direzione dell’emittente ‘non permettesse più che accadessero certe cose’. Qualche mese dopo i tre erano spariti dallo schermo. L’Italia come paese democratico sta molto peggio di quanto molti credano. Ciò dimostrano le misure per la limitazione della libertà che questo governo sta prendendo o preparando (come la prigione per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni telefoniche degli indiziati; pressione politica su medici e insegnanti per denunciare gli immigranti illegali alla polizia; limitazione dell’indipendenaza del potere giudiziario). Ma lo stato preoccupante delle cose si rivela soprattutto nel modo apatico in cui stampa e pubblico ultimamente reagiscono a questo genere di piani. L’Italia si abbandona sempre di più alla realtà altamente colorata con cui viene abbindolata dall’apparato di potere di Berlusconi.
Duramente
Certo, giornali e riviste di opinione come La Repubblica, l’Unità e l’Espresso continuano ad andare duramente contro il premier quando è necessario. Ma sono predicatori nel deserto: i due principali giornali italiani hanno insieme una tiratura di solo 1,3 milioni, su una popolazione di quasi 60 milioni. La televisione è per la stragrande maggioranza degli italiani la fonte di informazione principale, e ora è quasi tutta sotto monitoraggio di gente fidata di Berlusconi. Inoltre, anche i giornali al di fuori dell’impero di Berlusconi sentono il suo braccio forte. Come il giornale torinese La Stampa, proprietà della Fiat. ‘Vista la situazione in cui versa la Fiat, La Stampa non si trova nella posizione di esprimere critiche nei confronti di Berlusconi, e ciò è altrettanto valido per numerosi altri giornali’, cosí il caporedattore Giulio Anselmi a Stille nel Sacco di Roma. ‘Oltre ai giornali che possiede, c’é tutto un cerchio concentrico di giornali che dipendono direttamente o indirettamente da lui’.
Il guastafeste
Il leader dell’opposizione Antonio Di Pietro racconta nel suo libro Il guastafeste [in italiano con traduzione nel testo, ndt], come sia stato apostrofato “assassino’ da due ragazzi, mentre passeggiava in Piazza Duomo a Milano. Un tempo Di Pietro era l’eroe del paese per milioni di italiani, nella sua funzione di pubblico ministero dell’ampia operazione anti-corruzione Mani Pulite, che spazzò via un’intera generazione di politici e imprenditori imbroglioni all’inizio degli anni novanta. ‘Questo incidente’, dice Di Pietro a proposito dell’accaduto a Piazza Duomo a Milano, ‘dimostra che quei ragazzi a casa sono bombardati con falsa informazione dalla televisione’. Dopo un decennio e mezzo, questo moderno indottrinamento sta dando così tanti frutti che Berlusconi osa negare persino le più incontestabili verità.
Proteste
Per esempio, l’anno scorso durante la massale protesta studentesca contro i tagli pianificati nell’istruzione. Gli studenti avevano occupato facoltà di diverse università, con grande irritazione di Berlusconi. ‘Oggi darò al Ministro degli Interni istruzioni dettagliate su come intervenire usando le unità mobili’, disse il premier nel corso di una conferenza stampa. Quando l’opposizione gridò allo scandalo, Berlusconi il giorno dopo disse bellamente di non aver mai minacciato con le unità mobili. Ancora una volta era stato erroneamente citato dai giornalisti. Però tutti avevano potuto vedere e sentire che il premier l’aveva veramente detto; i suoi commenti erano stati trasmessi da radio e tv. Nonostante quella prova schiacciante Berlusconi si ostinò sulla sua posizione. E con successo. Giacchè cosa dissero la sera i telegiornali? ‘Il premier dice di essere stato citato erroneamente’.
Democrazia
In una democrazia sana i giornalisti in servizio avrebbero come minimo fatto velocemente rivedere le immagini della conferenza stampa in questione, così da permettere ai telespettatori di concludere da sè se il premier fosse rimbecillito o no. Ma no. ‘Eventualmente, potrete rivedere la nostra trasmissione di ieri su internet’, ha sussurrato il redattore politico di RaiUno alla fine del servizio. Considerando la situazione alla Matrix in cui versa l’Italia, il suo commento suonava quasi come un eroico atto di resistenza.
Eric Arends è il corrispondente del Volkskrant a Roma

sabato 28 marzo 2009

Cos’è un italiano (parte III)

di Andrea Camilleri
Il berlusconismo sta portando alla luce certi modi comportamentali che erano sì latenti nell’italiano, ma che un minimo di rispetto delle regole del vivere civile impediva di far venire a galla. Berlusconi è l’esempio vivente di come uno degli uomini più ricchi del mondo possa sempre farla franca davanti alla giustizia. Questa furbizia, questa abilità, agli occhi dell’italiano diventa un grandissimo merito, un pregio, una qualità rara. E perciò un esempio da seguire appena che se ne presenti l’occasione. Berlusconi è l’uomo che dichiara pubblicamente che le tasse non vanno pagate ove siano reputate, dal cittadino stesso, troppo elevate. E così la cifra dell’evasione fiscale, blandamente perseguita, ha raggiunto cime vertiginose. Berlusconi è colui che afferma di essersi fatto da sé, senza l’aiuto di nessuno. Il che non è affatto vero, ma è riuscito a farlo credere. Questo ha peggiorato il carattere individualista dell’italiano. Berlusconi, da autentico parvenu, ostenta la sua ricchezza, di ogni nuova sontuosa villa che acquista dà una sorta di comunicato ufficiale. Il messaggio sottinteso è che tutti possono diventare come lui. E infatti la corruzione nel nostro paese ha superato i limiti di guardia. Berlusconi fa eleggere tra i suoi senatori e deputati persone condannate per collusione con la mafia o per altri reati comuni sostenendo che così facendo li salva dalla «persecuzione dei giudici». Di conseguenza, il senso morale dell’italiano è diventato solo una pallida ombra. Berlusconi è l’uomo capace di telefonare a un alto funzionario Rai per raccomandargli un’attricetta amica di un senatore appartenente allo schieramento avverso disposto però a votare in suo favore se la ragazza avrà una parte. Nella stessa telefonata promette al funzionario che, quando questi se ne andrà dall’azienda mettendosi in proprio, egli è pronto ad aiutarlo. Berlusconi sostiene di avere ricevuto decine di ispezioni dalla guardia di finanza senza che mai venisse trovato nulla d’irregolare. Resta il fatto che un ufficiale a capo di un’ispezione dopo pochi mesi si dimise per passare al servizio di Berlusconi e quindi diventare deputato di Forza Italia. Come lo è diventato il generale comandante della guardia di finanza dopo essere stato costretto alle dimissioni per la sua condotta non certo lineare.
Berlusconi è un maestro nell’arte della «componenda», che in origine era un pactumsceleristra mafia, forze dell’ordine e potere politico perché ognuno traesse il proprio beneficio da una determinata circostanza. Un esempio recente di componenda può considerarsi la conduzione berlusconiana della partita Alitalia. Respinta la richiesta dell’Air France di comprare la compagnia di bandiera in nome dell’italianità, Berlusconi ha fatto acquistare la compagnia da una cordata italiana a prezzi di saldo, con un numero di esuberi assai superiore a quelli previsti nell’offerta Air France e scaricando milioni di debiti sul contribuente italiano. Ma ha infine «composto» anche con Air France consentendole di acquisire il 25% (per ora) delle azioni. Un detto popolare recita che il pesce comincia a puzzare dalla testa. Di conseguenza, oggi l’italiano spande un po’ di puzza attorno a sé. Come stupirsi dunque della gaffe statunitense successa quando, ai capi di governo che si recavano in Giappone, il Dipartimento di Stato distribuì un dépliant dove l’Italia era definita «un paese corrotto»? Di questo incidente la stampa e la tv accennarono solo di sfuggita. E parliamo d’informazione Non so in quale credibile statistica mondiale l’Italia compare agli ultimi posti per ciò che riguarda la qualità dell’informazione. Se vivessimo in un paese governato da una dittatura, questo sarebbe ovvio. Ma noi viviamo in un regime democratico, anche se sempre di più l’attuale governo punta sul sostantivo mettendo in ombra l’aggettivo. E infatti si parla già di una sostanziale modifica della costituzione che sbocchi in una Repubblica presidenziale. Qual è la situazione dell’informazione italiana? In mano all’attuale capo del governo c’è il gruppo che possiede le tre maggiori televisioni private. L’attuale capo del governo è proprietario di un quotidiano, Il Giornale e ne controlla altri, tra i quali Libero e Il Foglio. L’attuale capo del governo possiede numerosi settimanali illustrati. L’attuale capo del governo è proprietario della più grande casa editrice italiana, la Mondadori, la quale a sua volta è la maggiore azionista di altre case editrici, tra le quali la prestigiosa Einaudi. Inoltre, una delle tre reti televisive di Stato, la seconda, è assegnata al Pdl, il partito del capo del governo. In sostanza, il capo del governo ha il controllo diretto sulle tre televisioni di sua proprietà e il controllo indiretto su una rete Rai.
Ma la sua influenza arriva anche sulla prima rete di Stato: ricordiamoci che ha chiesto e ottenuto la testa di un grande giornalista italiano, Enzo Biagi, che proprio su quella rete esprimeva le sue opinioni. A nulla sono servite sentenze della Cassazione e richiami europei perché questo osceno conflitto d’interessi venisse risolto. Oltretutto, il conflitto d’interessi, a quanto pare, non interessa l’italiano. Non lo turba minimamente. Anche lui avrebbe agito così, se ne avesse avuto l’opportunità. Anzi, nel suo piccolo, spesso agisce così. C’è il pensionato che non dichiara il lavoro nero che fa, c’è l’impiegato che timbra il cartellino, esce dall’ufficio, e va a fare un secondo lavoro. Anche questo in nero. Se il capo del governo fa lo stesso di quello che fa lui, ma in grande, che male c’è? Ora si tenga presente che l’italiano è sostanzialmente un uomo incolto. In Italia si leggono pochissimi libri, da noi ci sono ancora circa due milioni di semianalfabeti e milioni di persone a malapena in grado di compitare. Dei giornali, l’italiano legge solo i titoli. E si vanta di essere capace di farsi un’opinione su tutto da quella sommaria lettura. Perché l’italiano è un uomo soprattutto presuntuoso. E saccente. Capace di tranciare giudizi sul restauro della Cappella Sistina senza averla mai vista. E senza avere mai in vita sua letto un libro su Michelangelo. Capace di dire la sua sul ponte dello Stretto di Messina senza essersi mai mosso da Vigevano, senza intendersene né di ingegneria né di economia. Capace di esprimere la sua profonda convinzione sul passante di Mestre senza avere mai messo fuori il naso da Catania e senza capirci niente dei problemi di viabilità. Le frasi che più frequentemente l’italiano usa sono: «Se fossi io il ministro delle Finanze…» oppure: «Se fossi io il capo del governo…» oppure: «Se fossi io il presidente della Repubblica…» oppure: «Se fossi io il papa…». E tutto questo senza contare che in Italia spesso e volentieri i titoli dei giornali dicono l’opposto del contenuto degli articoli. Quindi la televisione resta il vero, unico mezzo d’informazione. Un’informazione quasi sempre manipolata alla quale però l’italiano crede ciecamente.
Ma attenzione: di fronte allo strapotere dei mezzi d’informazione in mano al capo del governo, anche le reti televisive Rai, quelle diciamo così indipendenti e i quotidiani non di sua appartenenza, mostrano troppo spesso una certa cautela nell’informare su fatti che potrebbero spiacere al massimo detentore del potere politico e mediatico. Certi episodi vengono ignorati del tutto, altri presentati con opportuni accorgimenti che ne diminuiscano il probabile impatto negativo presso i telespettatori. Tra i quotidiani, c’è qualche lodevole eccezione come La Stampa e la Repubblica, ma, nella sostanza, esiste un solo giornale di netta opposizione, l’Unità, dal capo del governo visceralmente detestato. Il resto, salvo una o due voci dissonanti, è coro. Qualche parola in più circa l’effetto della televisione sull’italiano. Negli anni nei quali la Rai agì in regime di monopolio televisivo non si può in coscienza negare che essa ebbe una certa influenza sulla crescita culturale degli italiani. I dibattiti politici vedevano in genere un segretario di partito alle prese con una decina di giornalisti appartenenti a testate politicamente tra loro opposte i quali non risparmiavano domande imbarazzanti o provocatorie. Non c’era l’ossequio devoto al potere che oggi si trova espresso in trasmissioni tipo Porta a porta. I documentari che mostravano com’era l’Italia, anche se alcuni discutibili, erano sempre e comunque sceneggiati da scrittori e giornalisti d’alto livello e diretti da registi di rango o specializzati. I grandi romanzi sceneggiati, tratti per lo più da opere classiche, incoraggiavano alla lettura. L’appuntamento settimanale della prosa presentava testi d’impegno che spaziavano da Strindberg a Pirandello, da Ibsen a Sartre. Persino trasmissioni di varietà come Studio unoavevano gusto e raffinatezza oggi inconcepibili. La situazione mutò radicalmente con l’avvento delle tv private e soprattutto con l’unificazione operata da Berlusconi, sotto il mantello protettivo di Craxi, tra diverse emittenti che furono raggruppate in tre reti in diretta concorrenza con le tre reti della Rai. Le televisioni private possono vivere solo se sono supportate dalla pubblicità. Ora è chiaro che chi deve pubblicizzare un prodotto cerca il più gran numero possibile di ascoltatori. E il maggior numero di ascoltatori una tv privata l’ottiene non alzando la qualità culturale delle trasmissioni, che rischierebbe di farle diventare per pochi, ma operando in direzione opposta.
La Rai commise l’imperdonabile errore di adeguarsi ai sistemi delle tv private tagliando dal palinsesto i programmi di minore ascolto, come ad esempio la prosa, vale a dire eliminando le trasmissioni più culturalmente impegnative. Nel giro di una ventina d’anni il risultato innegabile è stato che la piattaforma culturale dell’italiano si è abbassata di tantissimo, se oggi possono imperversare trasmissioni come i reality show e le soap opera. L’italiano d’oggi è assai più ignorante dell’italiano di vent’anni fa. Con tutte le conseguenze immaginabili. Tra parentesi: la richiesta di spot pubblicitari sulle reti Mediaset è esponenzialmente aumentata rispetto alla Rai. L’italiano corre sempre in soccorso del vincitore, diceva Ennio Flaiano. Ma questo non è esatto, l’italiano non corre in soccorso di un vincitore chicchessia, sceglie accuratamente su quale carro trionfale saltare all’ultimo minuto. E la scelta è dettata quasi sempre da una precisa domanda: che cosa me ne viene in tasca? Insomma, nella decisione dell’accodarsi prevale sempre il particulare. Certo, quando Pirandello nel 1924, dopo il delitto Matteotti, prese la tessera del partito fascista, saltò sul carro di chi in quel momento era in grossa difficoltà. E lo stesso fece Giovanni Gentile quando tornò alla ribalta allorché la guerra mise il fascismo in crisi. Ma sono esempi rari e isolati. Diciamo che non fanno testo.Nessun italiano corse in aiuto di Ferruccio Parri, l’unico presidente del Consiglio azionista dell’Italia democratica, un galantuomo di ferrei princìpi morali e politici, antiretorico, per niente incline a chiedere simpatie. I qualunquisti di allora lo ribattezzarono «Fessuccio», mentre i fascisti risorti scrivevano sulle mura di Roma: «Aridatece er capoccione nostro». Nessun italiano è corso in aiuto di Prodi quando ha vinto le elezioni. Anzi, c’è stata una specie di concorde tiro al bersaglio di amici e nemici contro di lui. Ci fu addirittura un partito alleato che si dichiarò «di lotta e di governo». Vale a dire che teneva prudentemente il piede in due staffe. Anzitutto Prodi non era aiutato dall’aspetto fisico. Che per l’italiano conta moltissimo. Era un uomo piuttosto dimesso, che parlava a bassa voce e con una certa difficoltà. Somigliava molto a Parri.
Vuoi mettere col sorriso accattivante di Berlusconi e col suo eloquio torrenziale condito da barzellette e da citazioni della zia monaca? Andrebbe qui ricordato opportunamente che tra i motivi del consenso a Mussolini ce ne sono stati due non indifferenti: il suo modo di protendere la mascella e la sua oratoria tribunizia. All’italiano non importa capire a fondo il senso di ciò che gli viene detto da un balcone, da un palco, gli basta restare incantato dal suono delle parole. Lo diceva anche il grande Petrolini quando interpretava il personaggio di Nerone. E l’italiano crede alle promesse, anche quelle che si dimostrano irrealizzabili al lume del senso comune, che ogni politico venditore di fumo è pronto a elargirgli. Dentro di sé è convinto che quel politico non sarà mai in grado di realizzare tutto ciò che promette, ma è altrettanto convinto che se quel politico riuscirà a portare a compimento solo una parte di quello che ha promesso, lui personalmente ne riceverà grossi benefici. Prodi prometteva poche cose, Berlusconi un avvenire meraviglioso, una sorta di Eden dove si poteva commettere anche qualche peccatuccio senza timore d’incorrere nell’ira divina. Era inevitabile quindi che l’italiano corresse in soccorso di quest’ultimo. Un problema dei tempi recenti è rappresentato dal riaffiorare nell’italiano di atteggiamenti razzisti. Lo scrittore inglese Evelyn Waugh, che nel 1935 seguì la campagna d’Etiopia, un giorno vide dei nostri soldati che fianco a fianco con operai abissini sistemavano le traversine di una linea ferrovia. Ne dedusse che gli italiani non avevano uno spirito coloniale: infatti mai un soldato inglese si sarebbe messo a sudare assieme a un indiano, un afghano, un africano in un comune lavoro. Non aveva tutti i torti, la nostra politica coloniale ha sempre oscillato tra la repressione più feroce e il permissivismo più inconcludente. Del resto l’italiano non cantava: «Quando l’Africa si piglia/ si fa tutta una famiglia»? Dunque l’italiano non dovrebbe essere razzista. Invece lo è. Un’altra dimostrazione di coesistenza dei segni + e -? Nel 1938, al tempo della promulgazione delle leggi razziali contro gli ebrei, che costituirono il preludio allo sterminio, non ci fu nessuna reazione da parte dell’italiano che sostanzialmente era d’accordo col fascismo nel ritenere l’ebreo brutto, sporco e cattivo. E questo senza bisogno di leggere il Manifesto dei 10 o riviste come La difesa della razza. Certo, ci fu una minoranza che aiutò gli ebrei in tutti i modi possibili per salvarli dalla persecuzione, ma è innegabile che la stragrande maggioranza non mosse un dito. Anzi, furono in tanti a impadronirsi delle loro proprietà e dei loro commerci. Poi, nel dopoguerra, il razzismo venne sepolto nella dimenticanza. Tra l’altro, i firmatari dell’ignobile Manifesto dei 10, dopo un brevissimo periodo d’eclissi, tornarono alle loro cattedre universitarie. Il razzismo è risorto, virulento, in tempi recenti, aizzato tanto dalla Lega quanto dalle frange estreme dei movimenti di destra. E supportato dal silenzio, al riguardo, di Berlusconi e dei suoi.
Mentre Fini proclama, ed è sincero, che le leggi razziali sono state il male assoluto, alcuni suoi seguaci dicono di non essere d’accordo con le sue dichiarazioni. Nel Nord imperversano personaggi, come l’eurodeputato leghista Borghezio, che incitano all’odio razziale, ma anche a Napoli si buttano le molotov contro i campi nomadi. Oggi l’italiano, in questo finalmente concorde, è convinto che in ogni moschea s’annidi un covo di pericolosi terroristi, che i romeni siano tutti malavitosi, che gli stupratori siano sempre di colore. Resta un pochino deluso quando poi si scopre che ad uccidere, a rubare, a violentare sono stati degli italiani. E si è arrivati all’abiezione, non si può definire diversamente, di voler prendere le impronte digitali ai bambini rom. Oggi come oggi il volto dell’italiano non è gradevole da guardare. L’ideale del motorino Lo stato attuale delle cose è la prevalenza dell’ideale del motorino. Per capire ciò che intendo dire basterà guardare la circolazione stradale in una qualsiasi grande città italiana in un’ora di punta. Mentre, bene o male, anche per la presenza dei vigili urbani, le automobili rispettano le regole, si fermano col semaforo rosso, non fanno inversioni di marcia a U, non prendono i sensi vietati, i motorini dilaganti non rispettano nessuna regola. Salgono sui marciapiedi, passano col rosso, procedono contro mano, svoltano dove non dovrebbero, s’incuneano tra auto e auto, non tengono conto delle strisce pedonali. Il loro percorso insomma è un’infrazione continua. A loro è concesso ogni arbitrio. Anche i vigili urbani fanno finta di niente, chiudono tutti e due gli occhi. Ecco, forse l’ideale dell’italiano di oggi è essere un motorino. (fine)

Cos’è un italiano (parte II)

di Andrea Camilleri Le particelle di Majorana
Quasi sempre, nella sua lunga storia, l’italiano ha dimostrato di essere esattamente come le particelle di Majorana. Il grande fisico teorico, misteriosamente scomparso nel 1938, elaborò un’ipotesi rivoluzionaria secondo la quale, adopero le parole del fisico Andrea Vacchi, «il partner di antimateria di alcune particelle siano loro stesse». Come dire che non la coesistenza, ma l’inscindibile fusione degli opposti costituisce l’identità. C’è uno splendido racconto di Borges nel quale un eretico e un custode della fede a lungo e ferocemente si contrappongono. Quando l’eretico infine brucia sul rogo, il suo volto, per un attimo, si rivela essere quello stesso del custode della fede che l’ha fatto condannare a quell’atroce morte. Non le due facce di una stessa medaglia dunque, ma una medaglia che ha nel recto e nel verso la medesima immagine. Lo stesso soldato italiano che, diciannovenne, a Caporetto scelse di non combattere, lo ritrovi poco più che quarantenne a El Alamein che si batte sino alla morte. E non certo per ragioni, come dire, equivalenti: nel primo caso infatti si trattava di difendere il territorio italiano, nel secondo di mantenere una postazione italiana in territorio straniero. Lo stesso italiano che divenne emigrante e che venne aiutato in terra straniera da coloro che l’ospitavano, col fornirgli lavoro e abitazione, oggi mal sopporta che in Italia ci sia gente pronta ad accogliere gli extracomunitari. Lo stesso italiano che amò intensamente Mussolini, che l’applaudì freneticamente a Milano, pochi giorni dopo l’appese per i piedi al distributore di benzina di piazzale Loreto, sempre a Milano. Lo stesso italiano che una volta stentava a campare in Friuli e mandava la moglie a far la cameriera a Roma o altrove oggi disprezza la cameriera venuta dal Sud. Più banalmente: lo stesso italiano che divorzia dalla moglie, e che vive con l’amante dalla quale ha avuto due figli, partecipa compunto a una dimostrazione contro il divorzio e firma contro i dico. Ma di fronte al duplice comportamento dell’italiano nei riguardi dei dettami della Chiesa si potrebbe scrivere un trattato piuttosto voluminoso. Gli esempi potrebbero continuare a centinaia. Nell’italiano, dentro la medesima persona, possono insomma convivere contemporaneamente Galileo Galilei e Giordano Bruno, Tommaso Campanella e padre Bresciani, don Abbondio e Savonarola. L’italiano è ritenuto all’estero persona inaffidabile in quanto spesso non mantiene la parola data o non porta a termine l’impegno preso.
E gli stranieri fanno l’esempio della nostra politica estera, capace dall’oggi al domani di mutare radicalmente corso e indirizzo e di far diventare gli alleati di ieri i nemici di oggi. Per esempio, questo avvenne prima della guerra ’15-’18, lo stesso è avvenuto verso la fine della guerra ’40-’45. Non si tratta di scarsa serietà, a mio avviso, ma del fatto che nel momento in cui dava la sua parola d’onore, in quell’italiano, e in quel preciso momento, aveva la prevalenza il segno +, ma il suo opposto, il segno –, era pur sempre contestualmente presente e pronto a farsi avanti. C’è nel film Il Terzo uomo un’esemplare battuta del personaggio interpretato da Orson Welles (ma il regista dichiarò che a scriverla era stato lo stesso Welles) dove viene detto che il Rinascimento in Italia ebbe origine proprio nel periodo più acuto delle guerre fratricide, dei tradimenti, degli assassini. Mentre dalla lunga, tranquilla, secolare pace degli svizzeri non è nato che l’orologio a cucù. Questo paradossale segno di contraddizione non solo è riscontrabile con uno sguardo panoramico, ma lo si può continuare a vedere, zoommando lentamente, anche dentro un paese rinascimentale, dentro una via rinascimentale, dentro una casa rinascimentale, dentro un appartamento rinascimentale, dentro un italiano rinascimentale. E, naturalmente, anche dentro un italiano d’oggi.
La memoria corta
Quella parte del cervello che ha il compito d’archiviare la nostra vita nel suo insieme (non solo i fatti accaduti nel corso dell’esistenza, ma anche le letture che abbiamo fatto, gli spettacoli visti, i concerti ai quali abbiamo assistito, le mostre alle quali siamo andati) possiede, nell’italiano, una sorta di deleteautomatico che entra in azione assai presto, consentendo una scarsissima autonomia alla memoria. Fatti sgradevoli già ripetutamente accaduti nel corso degli anni, quando si ripresentano, all’italiano sembrano sempre nuovi. «Non si è mai vista un’inondazione simile a Roma!».
Poi si va a guardare nelle facciate dei palazzi romani e si scopre che alcune lapidi ci mostrano che l’acqua nel Seicento o nel Settecento raggiunse livelli di gran lunga superiori a quelli attuali. È un esempio banale, lo so. Ma mi pare che sia stato T.S. Eliot a dire che l’inferno consiste nella memoria, ai dannati viene fatto ricordare tutto, persino quanto costava un etto di margarina nel 1928. Se l’inferno fosse veramente la memoria, l’italiano andrebbe direttamente in paradiso. Di un evento che l’ha appassionato, soprattutto perché strombazzato dai giornali e dalle televisioni, l’italiano ne conserva il ricordo solo per qualche settimana, al massimo per qualche mese. A meno che non si tratti di cronaca nera, allora la persistenza mnemonica è assai più lunga. Ma per una ragione semplicissima e cioè che gli italiani immediatamente si dividono in due partiti ferocemente contrapposti: gli innocentisti e i colpevolisti. Senza la minima cognizione delle carte processuali, senza essere a conoscenza dei dettagli dell’indagine, decidono a primo acchito se l’accusato è innocente o colpevole. A pelle. Al solo guardarlo. L’innocentista, sia detto per inciso, resterà fermamente ancorato alla propria convinzione anche quando i giudici della Cassazione, di fronte a prove schiaccianti, avranno condannato all’ergastolo il colpevole. A proposito di giudici e di giustizia. Essendo siciliano, citerò alcuni modi di dire della mia terra. Cu havi dinari e amicizia / teni ’n culu la giustizia. (Chi ha denari e amici / se ne può fregare della giustizia.) Fari la giustizia a manicu di mola. (Far giustizia in modo storto.) Judici, presidenti e avvucati / ’n Paradisu nun ne attrovati. (Giudici, presidenti e avvocati / in Paradiso non ne troverete.) La furca è pi lo poviru, la giustizia pi lu fissa. (La forca è per il povero, la giustizia per il fesso.) La liggi per l’amici s’interpreta, pi l’autri s’applica. (La legge per gli amici s’interpreta, per tutti gli altri s’applica.) Lu codici è fattu da li cappeddri pi ghiri ’n culo a li coppuli. (Il codice è fatto dai signori per andare in culo ai berretti.) Potrei continuare a lungo. La sfiducia nella giustizia è totale, basandosi sulla convinzione diffusa che essa sia uno strumento dei ricchi (che non incappano mai nelle sue maglie) usato contro i poveri. Una giustizia di classe. E credo che in ogni regione del Sud d’Italia ci siano modi di dire similari. Colpa dell’amministrazione della giustizia borbonica, m’è capitato di leggere da qualche parte. Le cose non stanno così: se la giustizia borbonica non fu un modello, quella italiana postunitaria non migliorò per niente la situazione, a volte la peggiorò. L’inchiesta Franchetti-Sonnino del 1876 è in proposito assai esplicita.
Scriveva Pirandello su quegli anni ne I vecchi e i giovani: «Povera Isola, trattata come terra di conquista! (…) e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo, e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi: tutto il primo governo della Destra parlamentare! E poi era venuta la Sinistra al potere, e aveva cominciato anch’essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia; e usurpazioni e truffe e concussioni e favori scandalosi e scandaloso sperpero del denaro pubblico; prefetti, delegati, magistrati messi al servizio dei deputati ministeriali (…) l’oppressione dei vinti e dei lavoratori, assistita e protetta dalla legge, e assicurata l’impunità agli oppressori…». Questo divario sull’amministrazione della giustizia al Sud e al Nord, salvo la parentesi fascista, continuò anche dopo la Liberazione, con la magistratura del Sud completamente asservita al potere, cioè alla Dc. Si deve ad alcuni eroici magistrati siciliani in prima linea nella lotta contro la mafia, e che ci lasciarono la vita, il risveglio della solidarietà dei cittadini verso la giustizia. Ma il punto massimo del consenso si verificò al tempo di Mani Pulite, quando la magistratura milanese fece piazza pulita della corruzione partitica e, praticamente, spazzò via la Prima Repubblica. Dalle ceneri di essa nacque inopinatamente un affarista milanese che seppe trasformarsi in uomo politico. Aveva molti conti aperti con la giustizia. E quindi, appena arrivato al potere, si è dedicato anima e corpo alla distruzione del sistema giudiziario, con continue leggi ad personam e addirittura arrivando ad affermare che i giudici sono esseri mentalmente tarati. È singolare come, in un’occasione, abbia usato contro i giudici le stesse parole adoperate dal gran capo mafioso Totò Riina. Ad ogni modo, dato il larghissimo seguito di cui dispone, ha abolito il divario tra Sud e Nord: l’italiano di Palermo e quello di Bergamo ora sono felicemente concordi nella sfiducia totale verso la giustizia. L’italiano che ha preso una multa per sosta vietata, oggi si sente autorizzato a dichiararsi vittima della giustizia.
fonte:

mercoledì 14 gennaio 2009

DIARIO DEL SACCHEGGIO. È L'ARGENTINA, MA DOMANI POTREBBE ESSERE L'ITALIA.

"Diario del Saccheggio" è un film-documentario del 2004 di Fernando Solanas.

Documentario diviso in dieci capitoli in cui Solanas punta il dito contro il governo neo liberale di Menem che negli anni '90 ha condotto l'Argentina al collasso economico e molte persone alla disperazione... Potrete notare le similitudini con ciò che sta accadendo in Italia OGGI:

  • potere concentrato nelle mani di poche persone
  • imprese e beni statali svenduti a privati (vedi Alitalia)
  • prezzi dei beni di prima necessità in salita
  • svalutazione della moneta
  • disoccupazione crescente
guarda il film "Diario del Saccheggio" di Fernando Solanas sotto
DIARIO DEL SACCHEGGIO
press play DIARIO DEL SACCHEGGIO

venerdì 26 dicembre 2008

Guerra civile in Grecia. I prossimi Italia o Francia?

Guerra civile in Grecia. I prossimi Italia o Francia? E' la prima rivolta "ufficiale" della crisi, quella scoppiata negli ultimi giorni in Grecia. I giornali riportano praticamente un'unica notizia: la polizia ha ucciso a sangue freddo un ragazzino, Alexandros Grigoropoulos, e gli studenti, furibondi, stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese.
Ma se si va a ravanare in fondo agli articoli si trova anche altro, come questi due brevi paragrafi di Repubblica:
Le banche greche che hanno investito senza grandi ritorni ingenti capitali nelle "paludi" balcaniche, hanno da un giorno all'altro stretto i cordoni della borsa. E un Paese che si credeva ricco e viveva al di sopra dei propri mezzi ha improvvisamente dovuto fare i conti con la realtà. Gli scandali hanno fatto il resto. Corruzione, mazzette. Ogni giorno se ne scopre uno. Senza contare che proprio in queste ore è in discussione in Parlamento una legge finanziaria che promette solo lacrime e sangue. E infine la ventilata riforma universitaria. Meno fondi all'istruzione pubblica per favorire la nascita di atenei privati.
Nulla di nuovo sotto il sole. E nessuno racconta, ad esempio, che le rivolte sono cominciate durante uno sciopero indetto dalle infermiere per protestare contro i tagli del governo, e che gli studenti di medicina hanno preso in ostaggio il Ministro della Sanità per un'ora per costringerlo ad ascoltarli. Non si dice che era già indetto uno sciopero generale, che gli studenti in piazza sono accompagnati dai professori, che tutte le università sono occupate da giorni, e che persino i pensionati sono scesi a protestare. Se il governo pare tentare trattative è proprio per questo: perché per la strada non ci sono solo blac bloc, ma anche famiglie e anziani. dal blog criticamente.it

venerdì 21 novembre 2008

Berlusconi visto dall'estero (Spagna)

Dal quotidiano spagnolo El País del 2.11.08 [articolo originale di Miguel Mora qui]
Se l'Italia ha un vantaggio é che si tratta di un paese in cui tutti parlano e tutto si pubblica alla velocitá della luce. L'amore per la confusione comporta un piccolo supplemento di stress per noi corrispondenti, che molte volta vendiamo ai nostri capi una notizia alle 10 di mattina e alle 3 di pomeriggio giá stiamo richiamando per correggerla o fare marcia indietro. Questo accade soprattutto con le dichiarazioni del primo ministro, Silvio Berlusconi, questo mago della retorica capace di affermare una cosa con totale nonchalance davanti alle telecamere per smentirla con la stessa eleganza un paio d'ore dopo se decide che quello che ha detto non é stato accolto come sperava. Il motivo di questa introduzione é che la crisi, vista dall'Italia, si sta rivelando come una vera cascata di rivelazioni, notizie e smentite. In queste settimane, Berlusconi si é dedicato a fondo a cavalcare il cavallo della finanza. Ha viaggiato a Bruxelles, in Cina, negli Stati Uniti (ha avuto addirittura tempo per riprendersi in un centro benessere in Umbria), ed ha anticipato ogni giorno risposte, tendenze, possibili movimenti. Il Cavaliere é stato il primo a parlare di una possibile chiusura temporanea dei mercati - per essere smentito ipso facto nientemeno che dalla Casa Bianca, anche se seguita da alcuni premi Nobel -, il primo a suggerire che ci sarebbe bisogno di una nuova Bretton Woods e il primo che diede l'allarme sull'entrata in massa di fondi dei sovrani arabi nelle borse europee. Inoltre, ha tentato di calmare il panico con un paio di frasi molto forti ("la crisi non interesserá l'economia reale", "i soldi sono piú al sicuro nelle nostre banche che sotto il materasso") e ha fatto anche da broker occasionale, incitando la gente a comprare azioni dell'Eni e dell'Enel "adesso che sono molto al di sotto del loro prezzo reale". Senza perdere il sorriso, si é riunito ieri notte con il suo team economico per preparare un piano di capitalizzazione delle banche, per poi assicurare subito dopo che non ci sará bisogno di usarlo perché l'Italia ha il settore piú solido d'Europa. "Il Fondo Monetario ha fallito", ha affermato a Pechino. "Adesso tocca al G-20". Aspettando che il tempo dia o meno ragione al Cavaliere, sarebbe opportuno ricordare che l'economia italiana continua a stare nel G-8. E' a malapena cresciuta negli ultimi 10 anni, ha il terzo debito pubblico piú alto del mondo, paga le tasse piú care d'Europa, sfoggia il maggior tasso di evasione fiscale dell'UE (100 miliardi di euro l'anno) ed ha un 20% di economia sommersa. Ma la nave va. Se ció non bastasse, il Ministero degli Interni calcola che la fatturazione della 'Ndrangheta, la mafia calabrese, abbia raggiunto i 40 miliardi di euro nel 2007: il 3% del PIL. Sommandola a camorra, cosa nostra e sacra corona unita si arriva al 9%. Intanto la vita continua. Un servizio della Charitas segnala che ci sono 15 milioni di persone in Italia che vivono al di sotto o appena al di sopra della soglia di povertá, con 550 euro al mese. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l'Italia é in recessione. Perderá quest'anno lo 0,2% del PIL e 0,5% l'anno prossimo. Ma é come se tutto fosse una manciata di noccioline per il bel paese dipinto dal Cavaliere. Al suo fianco, Zapatero sembra un depresso. Godiamoci questo modo furbo e ottimista di vedere le cose. O non é per caso vero che l'Italia dia il meglio di sé nei peggiori momenti?

Mai detto ne pensato a polizia!

mercoledì 29 ottobre 2008

www.spreconi.it (lo spreco in Italia)

E' solo una umile "rappresentanza" di quello che sono gli sprechi (almeno quelli che si riescono a sapere) che avvengono in Italia. In un momento in cui il Governo Berlusconi dice che il Decreto Gelmini serve a ridurre le spese, gli sprechi evidenziati in questo sito danno, in minima parte, l'idea di quello che sono i veri sprechi. Vi invito a seguire questo sito! www.spreconi.it

E Io Pago!