"Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione"
Robert Francis Kennedy
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giovedì 28 marzo 2013


L’originale teoria di Jacopo Fo

Nuovo governo, perché Bersani ce la farà (di Jacopo Fo | 28 marzo 2013)
L’originale teoria di Jacopo Fo.

Nuovo governo, perché Bersani ce la farà (di Jacopo Fo | 28 marzo 2013)
Ho finalmente capito dove sta il trucco. Grillo l’ha capito?
A “Un giorno da pecora” Sabelli mi ha chiesto quante probabilità ha Bersani di ottenere la maggioranza. Ho risposto: il 2%. 
In trasmissione c’era il ministro della Sanità Balduzzi (in forza nel governo Monti) che ha dato a Bersani un 50%. Mi è parso strano. Poi come un flash back ho risentito una nota sorniona nascosta nelle parole che Balduzzi aveva appena pronunciato. E ho capito che non avevo capito niente…Ma per arrivarci ci ho messo un po’.
All’inizio ho solo avuto la sensazione che il ministro sapesse qualche cosa che io non sapevo.
Allora, appassionati del giallo, ecco la soluzione dell’enigma nascosto nella voce di Balduzzi.
Apparentemente per Bersani non c’è alcuna possibilità.
M5S, Pdl e Lega gli han detto di no. 
Quindi, o lascia a un altro, più gradito al M5S, oppure si va a elezioni. In entrambi i casi è politicamente finito. Se invece per la disperazione si allea con il Pdl è comunque finito e in più uccide pure il Pd che alle prossime elezioni prende il 12%. E questo l’han capito tutti.
Ma Bersani sa una cosa che gli dà la forza di tentare l’impossibile.
Si deve comunque arrivare a un governo, lo vuole la Confindustria, Napolitano e la maggioranza degli italiani. E se lui non ci riesce Napolitano incaricherà qualcuno un po’ più “a sinistra” e alla fine il M5S lo voterà, bene o male, come è stato per Grasso.
Quindi oggi la vera alternativa è tra un governo Bersani e un governo simil Grasso. Anzi simil Boldrini.
Ora io credo che non c’è niente che faccia più paura a Berlusconi di un governo con un Simil-Boldrini appoggiato dal M5S… Altro che cosacchi che abbeverano i loro cavalli da guerra nelle fontane del Vaticano…Rischierebbe l’ineleggibilità, la confisca delle tv e probabilmente l’arresto. Quindi gli conviene, eccome, far sì che Bersani abbia la fiducia… 
Ed ecco che si sente rumoreggiare da parte di Maroni frasi bofonchiate: potrebbero uscire al momento del voto per rendere possibile a Bersani di raggiungere la fiducia. 
A Bersani mancano una quindicina di voti…È sufficiente che votino a favore i 3 senatori a vita, che ci sia qualche assente del Pdl che fa abbassare i voti necessari per la maggioranza e qualche voto favorevole di “responsabili” della Lega e di qualche Grandi Autonomie e Libertà e il gioco è fatto.
E si capisce anche perché Bersani era così sicuro e contento di sé nell’incontro con Lombardi eCrimi, trasmesso via streaming: più il M5S fa la faccia cattiva, più Berlusconi teme che riescano veramente a convincere Napolitano a girare l’incarico a un personaggio gradito al M5S (cioè un mostro per definizione).
La cosa divertente è che tutti possono uscirne facendo finta di aver vinto. Il Pdl e la Lega piangeranno commossi dal proprio sacrificio: pur di salvare l’Italia hanno votato per il nemico! Un segno di generosità inusitata per il quale otterranno qualche contentino sottobanco. E magari la Lega ci guadagnerà pure un po’ di autonomia regionale in più da mostrare ai suoi elettori…In fondo l’autonomia piace al PD più di quanto piacesse a Berlusconi.
Bersani potrà dire che, alla faccia di Grillo, c’è riuscito e da “Morto che cammina” diventerà “Eroe del Popolo”.
E il M5S potrà vantarsi di aver mantenuto la parola data continuando a insultare Bersani che alla fine si è fatto aiutare dal Pdl, come avevano previsto…
E anche noi, che abbiamo sostenuto la linea della trattativa, potremmo dire che siamo riusciti a ottenere una forma di mediazione che ha fatto nascere il governo.
Ma non lo diremo perché non è vero.
Abbiamo perso questa battaglia.
Credo che in questa situazione un pateracchio che galleggia sia meglio di niente. Alla fin fine Bersani un po’ di riforme le farà, alla siciliana, con l’appoggio legge per legge del M5S… 
Ma non sarà il “Governo dei sogni” che sarebbe potuto nascere se ci avessero dato retta…Il Governo dei Sogni non è nato perché non conveniva che nascesse né al Pd né al M5S, per mere questioni di consenso. Peccato. Gli italiani hanno perso un’occasione. 
Ovviamente in politica le certezze non esistono… Ma oggi valuto la probabilità della fiducia a Bersani all’80%.
(fonte: Il Fatto Quotidiano)
Ho finalmente capito dove sta il trucco. Grillo l’ha capito?
A “Un giorno da pecora” Sabelli mi ha chiesto quante probabilità ha Bersani di ottenere la maggioranza. Ho risposto: il 2%.
In trasmissione c’era il ministro della Sanità Balduzzi (in forza nel governo Monti) che ha dato a Bersani un 50%. Mi è parso strano. Poi come un flash back ho risentito una nota sorniona nascosta nelle parole che Balduzzi aveva appena pronunciato. E ho capito che non avevo capito niente…Ma per arrivarci ci ho messo un po’.
All’inizio ho solo avuto la sensazione che il ministro sapesse qualche cosa che io non sapevo.
Allora, appassionati del giallo, ecco la soluzione dell’enigma nascosto nella voce di Balduzzi.
Apparentemente per Bersani non c’è alcuna possibilità.
M5S, Pdl e Lega gli han detto di no.
Quindi, o lascia a un altro, più gradito al M5S, oppure si va a elezioni. In entrambi i casi è politicamente finito. Se invece per la disperazione si allea con il Pdl è comunque finito e in più uccide pure il Pd che alle prossime elezioni prende il 12%. E questo l’han capito tutti.
Ma Bersani sa una cosa che gli dà la forza di tentare l’impossibile.
Si deve comunque arrivare a un governo, lo vuole la Confindustria, Napolitano e la maggioranza degli italiani. E se lui non ci riesce Napolitano incaricherà qualcuno un po’ più “a sinistra” e alla fine il M5S lo voterà, bene o male, come è stato per Grasso.
Quindi oggi la vera alternativa è tra un governo Bersani e un governo simil Grasso. Anzi simil Boldrini.
Ora io credo che non c’è niente che faccia più paura a Berlusconi di un governo con un Simil-Boldrini appoggiato dal M5S… Altro che cosacchi che abbeverano i loro cavalli da guerra nelle fontane del Vaticano…Rischierebbe l’ineleggibilità, la confisca delle tv e probabilmente l’arresto. Quindi gli conviene, eccome, far sì che Bersani abbia la fiducia…
Ed ecco che si sente rumoreggiare da parte di Maroni frasi bofonchiate: potrebbero uscire al momento del voto per rendere possibile a Bersani di raggiungere la fiducia.
A Bersani mancano una quindicina di voti…È sufficiente che votino a favore i 3 senatori a vita, che ci sia qualche assente del Pdl che fa abbassare i voti necessari per la maggioranza e qualche voto favorevole di “responsabili” della Lega e di qualche Grandi Autonomie e Libertà e il gioco è fatto.
E si capisce anche perché Bersani era così sicuro e contento di sé nell’incontro con Lombardi eCrimi, trasmesso via streaming: più il M5S fa la faccia cattiva, più Berlusconi teme che riescano veramente a convincere Napolitano a girare l’incarico a un personaggio gradito al M5S (cioè un mostro per definizione).
La cosa divertente è che tutti possono uscirne facendo finta di aver vinto. Il Pdl e la Lega piangeranno commossi dal proprio sacrificio: pur di salvare l’Italia hanno votato per il nemico! Un segno di generosità inusitata per il quale otterranno qualche contentino sottobanco. E magari la Lega ci guadagnerà pure un po’ di autonomia regionale in più da mostrare ai suoi elettori…In fondo l’autonomia piace al PD più di quanto piacesse a Berlusconi.
Bersani potrà dire che, alla faccia di Grillo, c’è riuscito e da “Morto che cammina” diventerà “Eroe del Popolo”.
E il M5S potrà vantarsi di aver mantenuto la parola data continuando a insultare Bersani che alla fine si è fatto aiutare dal Pdl, come avevano previsto…
E anche noi, che abbiamo sostenuto la linea della trattativa, potremmo dire che siamo riusciti a ottenere una forma di mediazione che ha fatto nascere il governo.
Ma non lo diremo perché non è vero.
Abbiamo perso questa battaglia.
Credo che in questa situazione un pateracchio che galleggia sia meglio di niente. Alla fin fine Bersani un po’ di riforme le farà, alla siciliana, con l’appoggio legge per legge del M5S…
Ma non sarà il “Governo dei sogni” che sarebbe potuto nascere se ci avessero dato retta…Il Governo dei Sogni non è nato perché non conveniva che nascesse né al Pd né al M5S, per mere questioni di consenso. Peccato. Gli italiani hanno perso un’occasione.
Ovviamente in politica le certezze non esistono… Ma oggi valuto la probabilità della fiducia a Bersani all’80%.
(fonte: Il Fatto Quotidiano)

giovedì 19 marzo 2009

La democrazia in un taxi

Osservate con quale sarcasmo parlano dell’Italia i giornali esteri…
Pubblicato venerdì 13 marzo 2009 in Spagna
[El Mercurio Digital]
L’eminente statista italiano di nome Silvio Berlusconi, conosciuto anche con l’appellativo de il Cavaliere (in italiano nel testo, N.d.T.), ha appena generato, nella sua mente superiore, un’idea che lo colloca definitivamente alla testa della categoria dei grandi pensatori politici. Per ovviare ai lunghi, monotoni e tediosi dibattiti e per sveltire i lavori di Camera e Senato, pretende che siano i capigruppo parlamentari ad esercitare il potere di rappresentanza, ponendo fine, nello stesso tempo, al peso morto di alcune centinaia di deputati e senatori che, nella maggior parte dei casi, non aprono bocca per tutta la durata della legislatura, salvo che per sbadigliare. A me, devo ammetterlo, sembra giusto. I rappresentanti dei partiti maggiori, diciamo, tre o quattro, si riuniranno in un taxi diretto in un ristorante dove, attorno ad una tavola imbandita, prenderanno le decisioni appropriate. Dietro di loro si porteranno, però viaggiando in bicicletta, i rappresentanti dei partiti minori, i quali mangeranno al banco, se c’è o in bar vicino. Niente di più democratico. Durante il viaggio potrebbero cominciare a pensare di eliminare questi imponenti, arroganti e pretenziosi edifici denominati camera e senato, fonti di continue discussioni e di elevati sprechi che non giovano al popolo. Di riduzione in riduzione, suppongo che arriveremo all’agorà dei greci. Chiaro, con l’agorà, ma senza i greci. Mi diranno che non si deve prendere sul serio questo Cavaliere. Si, però il pericolo è quello di non prendere sul serio neanche coloro che lo votano. [Articolo originale di José Saramago]

martedì 10 febbraio 2009

La morte e la politica

di EZIO MAURO
Il nuovo Calvario su cui è salita Eluana Englaro e dove è morta ieri sera, è questa fine tutta politica, usata, strumentalizzata, quasi annullata nella riduzione a puro simbolo e pretesto feroce di una battaglia di potere che è appena incominciata e nell'usurpazione del suo nome segnerà la nostra epoca. Il vero sgomento è nel dover parlare di queste cose, davanti alla morte di Eluana. Bisognerebbe soltanto tacere, riflettere su quell'avventura umana, sulla tragedia di una ragazza diventata donna adulta nella perenne incoscienza del suo letto d'ospedale, su quelle vecchie fotografie piene di vita e di bellezza rovesciate nella costrizione immobile di un'esistenza minima, inconsapevole. Voleva vivere, quel corpo che respirava? O se avesse potuto esprimersi, avrebbe ripetuto la vecchia idea di volersene andare, come aveva detto da ragazza Eluana a suo padre, molti anni fa, quando poteva parlare e pensare? È la domanda che si fa ognuno di noi, quando è accanto ad un malato che non può più guarire, in un ospedale o in una clinica. È un'angoscia fatta di carezze e interrogativi, dopo che le speranze si sono tutte dissolte. Di giuramenti eroici - fino alla fine, pur di poterti ancora vedere, toccare, pur di immaginare che senti almeno il tepore del sole, che stringi una mano, e non importa se nei riflessi automatici dell'incoscienza. Ma è un'angoscia fatta anche di domande sul futuro, che si scacciano ma tornano: fino a quando? E come, attraverso quale percorso di sofferenza, di degenerazione, di smarrimento di sé? E alla fine, perché? C'è una vita da conservare, o in queste condizioni è un simulacro di vita, un'ostinazione, una costrizione? È per lei o è per noi che la teniamo viva? Quegli atti inconsapevoli che in certe giornate rasserenano, e sono tutto - il respiro, naturalmente, un tremito di ciglia - altre volte sembrano una condanna meccanica, soprattutto inutile. Perché la vita è un bene in sé, ma deve pur servire a qualcosa, avere un senso. Questo è stato per 17 anni il dramma di un padre. Accanto al letto della sua Eluana, lui è vivo, vede, ama, soffre, s'interroga, si dispera e ragiona. Diciassette anni sono lunghissimi, la speranza fa in tempo ad andarsene senza illusioni, c'è il realismo dei medici, l'evidenza quotidiana. Una figlia che ogni giorno si allontana dall'immagine della vita mentre resiste, ogni giorno è presente nel suo bisogno di assistenza ma non sente più l'amore, lo sconforto, la presenza. Nulla. È lontana e tuttavia respira, mentre il padre la guarda. Lui ricorda quel che la figlia voleva, quel che avrebbe voluto. Non so che cosa pensi, come arrivi alla decisione, se gli faccia paura l'idea di un futuro in cui lui potrebbe non esserci più, con la madre gravemente malata. Se ha ceduto, facendo la sua scelta, o se invece ha dovuto farsi forza. So che in quel padre, in questi 17 anni, si somma il massimo del dolore e dell'amore per Eluana. Questo non significa automaticamente che tutto ciò che lui decide sia giusto. Ma significa che lui ha un diritto, il diritto di raccogliere la volontà di un tempo di Eluana e di confrontarla con la sua volontà, com'è venuta maturando accanto a quel letto d'ospedale, in un percorso che lui solo conosce, e che nasce dal rapporto più intimo e più autentico di un uomo con sua figlia, nei momenti supremi. Il padre potrebbe risolvere il problema nell'ombra, come fanno molti e come vogliono i Pilati italiani, pur di non vedere e di non sentire. Potrebbe cioè chiudere l'esistenza di Eluana nel moderno, silenzioso, neutro "rapporto" tra medico e familiare del paziente terminale. Bastano poche parole, poi un giorno uno sguardo d'intesa, un cenno del capo, e tutto finisce senza clamore. Ma quello del padre, in questo caso, non è "un problema". È la sua stessa esistenza, congiunta con quella di sua figlia, che non sanno come procedere e come sciogliersi. È una cosa infinitamente più grande di lui, che tutto lo pervade e lo domina, altro che "problema", altro che "rapporto" tra un medico e una famiglia, altro che scelte silenziose e sbrigative, purché nulla sia detto davvero, niente chiamato col suo nome. Ciò che molti dicono tragedia, in questi casi, quel padre la vive davvero, al punto da urlarla. Vuole che gli altri sappiano. Vuole che gli dicano se quel che fa è giusto o sbagliato. Lui ha deciso di chiedere allo Stato di lasciar andare Eluana. Chiede che lo Stato risponda, dunque si faccia carico, non se ne lavi le mani. Solo così, portata in pubblico, la tragedia di quella figlia servirà a qualcosa, a qualcuno, e quei 17 anni acquisteranno un senso per tutti, quasi un insegnamento. Non so se sia giusto o sbagliato. A me sembra un gesto d'amore, supremo, che nasce dal profondo di una desolazione e di un abbandono, perché l'una e l'altro non siano del tutto inutili, visto che già sono purtroppo inevitabili. C'è qualcosa di più. Quel gesto verso lo Stato - violento: dimmi cosa devo fare, dimmi come posso fare, dimmi qualcosa, io sono solo ma resto cittadino e ho il diritto d'interpellarti - è un gesto che nasce dall'interno di una famiglia. Strano che nessuno lo abbia detto. Quel padre fa la spola tra una moglie malata gravissima e una figlia incosciente da un numero d'anni che non si possono nemmeno contare. Nessuno ha nemmeno il diritto, da fuori, di immaginare il suo tormento, il filo dei pensieri, la disperazione che deve tenere a bada mentre guida, mentre telefona, quando prova a dormire. Tra moglie e figlia, giorno dopo giorno, lui tiene insieme la sua famiglia. Ciò che resta, certo. Ma anche: ciò che è. Esiste forse una famiglia italiana, in questo 2009, più "famiglia" di questa? Lui parla con le sue due donne, ogni tanto con parole inutili, più spesso nella mente. Provano a ragionare insieme, è finzione, certo, ma è la cosa più vicina alla realtà, è l'unica possibile perché la famiglia esista non solo a livello fisico, delle due presenze malate in clinica con l'uomo lì accanto, ma anche a livello spirituale, come comunione possibile: anni insieme, gioie, speranze, amore, abbracci, progetti, un modo di pensare, di sentire, un modo di essere comune. La decisione che il padre prende, la prende in nome della sua famiglia. Non per sé, per tutti. Fa spavento pensare a questo, e poi pensare al futuro, ma è l'unica verità possibile. L'unica cosa autentica. Quella famiglia, a un certo punto, dice che l'esistenza di Eluana, così com'è ridotta, deve finire. Nessuno può sapere se nella sensibilità acutissima della sua solitudine tra le due donne il padre ha deciso così perché lo ritiene un ultimo gesto d'attenzione, una cura estrema e finale per quella figlia; oppure perché non ce la fa più. Se lui non ce la fa più, è la famiglia che si ferma, che non può andare oltre. Loro sono insieme: ancor più negli ultimi diciassette anni. L'unico modo per non prendere su di sé tutto il peso di questa decisione, per il padre è quello di decidere in pubblico. Come se questo Paese fosse in grado - ben al riparo dalla tragedia, naturalmente - non solo di compatire, come sa fare benissimo, soprattutto in televisione. Ma per una volta, di condividere. Il padre si aspettava la discussione, la polemica, gli attacchi e anche gli insulti. Aveva scritto una lettera a "Repubblica", l'altro giorno, che poi ha voluto rinviare ancora. Chiedeva di attaccarlo liberamente, purché si accettasse di discutere davvero la grande questione del cosiddetto caso Englaro. Domandava soltanto di risparmiare la morbosità degli sguardi e delle curiosità sugli ultimi istanti di Eluana. Negli ospedali, diceva, nelle corsie, a un certo punto si tira una tenda per riparare il momento finale di chi sta morendo. Quel che il padre non poteva prevedere, era l'altra morbosità, più feroce: quella della politica, della destra italiana. Prima l'inverosimile conferenza stampa di Berlusconi, che usava più di metà del tempo per attaccare il Capo dello Stato in nome della potestà suprema e incondizionata del governo, e quando parlava di Eluana - dopo aver detto di non volersi assumere la responsabilità della sua morte - arrivava a pronunciare frasi offensive: il "figlio" che la ragazza potrebbe avere, il "gravame" a cui il padre vorrebbe rinunciare. Poi l'attacco alla Costituzione, come se una tragedia fosse fondatrice del diritto. Infine, ieri, alla notizia della morte di Eluana, il peggio, qualcosa a cui non volevamo credere. Berlusconi che punta dritto sul presidente Napolitano come responsabile diretto della tragedia ("l'azione del governo per salvare una vita è stata resa impossibile"), un gesto di violenza politica senza precedenti in democrazia, nel linguaggio tipico dei regimi contro i dissenzienti, quando si mescola politica e criminalità. Subito seguito dall'amplificazione di personaggi minori e terribili, come Quagliarello che parla di "assassinio", Gasparri che minaccia dicendo quanto pesino "le firme messe e non messe". Borghezio che chiama in causa i "dottor morte" colpevoli di "omicidio di Stato", anche da "altissime cariche istituzionali". È miserabile sfruttare una morte per trarne un vantaggio politico. È vergognoso trascinare il Capo dello Stato sul terreno della vita e della morte per aver esercitato i suoi doveri di custode della Costituzione. È umiliante assistere a questo degrado della politica. È preoccupante scoprire qual è la vera anima della destra italiana, feroce e crudele nella cupidigia di potere assoluto, incurante di ogni senso dello Stato, aliena rispetto alle istituzioni e allo spirito repubblicano, con l'eccezione ogni giorno più forte e più netta del presidente della Camera Fini. Con la strumentalizzazione di una tragedia nazionale e familiare, e con gli echi cupi di chi tenta di trasformare la morte in politica, è iniziata ieri sera la fase più pericolosa della nostra storia recente per le sorti della Repubblica.

domenica 8 febbraio 2009

Italia vista dall'estero 2

The Guardian, 21.1.09 La modifica senza pudore da parte di Berlusconi delle convenzioni politiche nella designazione delle cariche ha bisogno di un arbitro forte. [articolo originale qui]

Come stesse giocando una partita truccata di rugby, e certamente in un modo contrario allo spirito del gioco, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi ha ancora una volta cambiato le convenzioni politiche. Si sarebbe potuta scatenare una rissa per tutta la durata dei due mesi scorsi per la designazione unilaterale del candidato scelto dal centro-destra per la presidenza della commissione di vigilanza sulla Rai, che controlla i tre canali della televisione pubblica.

Il presidente italiano Giorgio Napolitano spesso protesta sul declino della moralitá civile e politica (protestare é tutto ció che puó fare, visto che il Presidente della Repubblica ha pochi poteri nella politica italiana oltre al ruolo di declamatore di moniti). I fatti dietro la designazione della Commissione Parlamentare di Vigilanza della Rai sono un buon esempio di ció che intende.

E' una peculiaritá tutta italiana: piuttosto che avere i media che controllano i politici, il parlamento, attraverso la Commissione di Vigilanza, controlla i media. Ma per la scorsa decade un "patto tra gentiluomini" é stato in vigore, creato per mantenere l'equilibro del potere tipico delle democrazie liberali.

Il patto tra governo e opposizione assicura che la designazione del presidente della Commissione di Vigilanza (che controlla anche i servizi segreti) dovrebbe essere nelle mani dell'opposizione. E' un riconoscimento che sia la televisione pubblica sia i servizi segreti sono strumenti potenti che hanno bisogno di un accurato controllo da parte dell'opposizione in modo da evitare il tipo di abusi da parte del governo che é endemico nella storia politica italiana.

Quindi l'opposizione della coalizione di centro-sinistra (Partito Democratico e IdV) hanno nominato l'ex-sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Lanciando le convenzioni dalla finestra, il centro-destra ha ritenuto Orlando inaccettabile per la sua nota ostilitá verso Berlusconi. E invece ha eletto a capo della Vigilanza il suo piú accettabile candidato dell'opposizione: Roberto Villari. Naturalmente il centro-sinistra ha protestato.

Il Partito Democratico e l'IdV hanno chiesto a Villari di dare le dimissioni poiché non é il candidato scelto dall'opposizione. Ancora oggi, nonostante la pressione salga, ha rifiutato - al costo di essere espulso dal partito che ha aiutato a fondare. Ma le dimissioni in massa due giorni fa dell'intera Commissione di Vigilanza lo hanno lasciato isolato. Non dovrebbe durare ancora a lungo.

Intanto, l'equilibrio dei poteri é inesistente.

Ció di cui l'Italia avrebbe bisogno é un arbitro di rugby, con il potere di mandare via qualunque giocatore per comportamento scorretto e contrario allo spirito del gioco. Se solo si giocasse di piú a rugby in Italia...

giovedì 15 gennaio 2009

Per tutto il resto c'è sòla card

Fonte: libero.it----------- Una tessera su tre è vuota: mancano infatti i 120 euro di accredito su oltre un terzo delle card distribuite ai cittadini. La spesa te la paghi tu, solo l'umiliazione è gratuita Umiliante già in partenza, questa social card. Come una paghetta settimanale (anzi, peggio: mensile) accordata dopo una vita di lavoro e una pensione da sussistenza da uno Stato che assume atteggiamenti paternalistici nei gesti di facciata salvo poi rivelarsi inconsistente e inattendibile. Una sorta di genitoriale «tieni, comprati quello che vuoi con questi quaranta euro» che ora sfiora il grottesco. Perché la promessa «paga Pantalone» s'è già rivelata un bluff. Pantalone ha già le tasche semivuote. Non sono infrequenti infatti le magre figure alla cassa, col fiducioso possessore di social card scornato perché la tessera non è stata caricata e costretto di tutta fretta a rovistare nel portafoglio cercando contanti, un bancomat o un'altra carta di credito. O, nei casi peggiori, nelle condizioni di dover lasciare alla cassiera la propria spesa, come riferisce un'inchiesta di Repubblica. Insomma, la spesa te la paghi tu: solo l'umiliazione è gratuita. E sì che lo stesso Berlusconi s'era premurato di sottolineare che la tessera azzurrina (il colore del partito-squadra) era anonima «per non creare imbarazzo». Delicatezza e attenzione alle fasce meno abbienti: una delle tante promesse elargite a trentadue denti il 19 giugno scorso, con la grancassa governativa mobilitata per annunciare al popolino la lieta novella. Ovverossia, 40 euro al mese, 80 euro accreditati ogni due mesi per un anno intero. In anticipo, perfino, sul crollo a effetto domino di tutte le borse internazionali, travolte dalla crisi dei mutui statunitense e in asfissia per l'incombente recessione. E poiché ormai tutti i parametri sono saltati e nell'impoverimento generale chi ha sul conto in banca 15mila euro non è da considerarsi una persona bisognosa anche se la pensione o lo stipendio che percepisce non gli consentono di arrivare a fine mese, bisognava essere al limite dell'indigenza per poter avere l'agognata tessera. Ordinatamente, in fila per ore, i 520mila in possesso dei necessari requisiti - reddito dai 6 mila euro agli 8 mila, coppie di anziani, famiglie con figli a carico non oltre i tre anni, una sola casa di proprietà, un'automobile e un'utenza elettrica attiva - hanno completato le pratiche entro fine anno, come da scadenza ufficiale. Per ritrovarsi - molti di loro - con un pugno di mosche in mano. Perché al 30 dicembrel'Inps dichiarava di aver ricaricato solo 330 mila tessere. Le altre, vuote. Così almeno duecentomila di queste belle (e costose) tesserine (valgono 50 centesimi l'una, più un euro per la ricarica bimestrale, più il 2 per cento per le spese del circuito bancario: totale 8 milioni e 500mila di euro di spese per lo Stato, a pieno regime) sono una beffa. Perfettamente inutili. Servono per lo più per procurarsi esperienze avvilenti, come se già l'estrema povertà non bastasse, visto che solo al momento di pagare c'è modo di scoprire se sono o meno scoperte. E pensare che c'è stato chi a momenti moriva di crepacuore per la rabbia di non riuscire a dimostrare, agli sportelli, di averne diritto. O chi è arrivato ad uccidere, preso dalla follia di quest'assurda e vana corsa alla tessera. Ma perché prendersela così tanto? Con calma, tutto si sistema. Lo sanno bene gli istituti religiosi che hanno fatto incetta di tesserine azzurro cielo. Fede nella Provvidenza, ci vuole.
La Social Card

Luciana Littizzetto: la Social Card

martedì 13 gennaio 2009

Intercettazione: limitare l’uso di uno dei più efficaci mezzi di ricerca delle prove

parti di un articolo pubblicato su Repubblica Palermo il 31 dicembre 2008
...L’idea di fondo che governa le menti di molti autorevoli esponenti politici è quella di imbrigliare l’azione del pubblico ministero e di limitare l’uso di uno dei più efficaci mezzi di ricerca delle prove: l’intercettazione. Si è detto di rendere non più obbligatoria l’azione penale, di attribuire al Parlamento la scelta dei reati da perseguire, di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri... ...Si tratta di progetti che sembrano portare avanti la riforma della giustizia adombrata nel gelliano “Piano di rinascita democratica P2” che profetizzava la responsabilità del guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del pm e la separazione delle carriere... ...In questo contesto Cosa nostra rimane spettatrice attenta e interessata, pregustando i doni, forse inaspettati, che otterrà laddove le annunciate riforme legislative dovessero essere attuate. L’organizzazione necessita del sostegno dell’uomo politico e del pubblico amministratore per raggiungere i propri obiettivi. Pensate quale vantaggio potrebbe ottenere dall’impossibilità di intercettare i reati tipici della pubblica amministrazione (si pensi alla corruzione o alla turbativa d’asta) ... ...Pensate a cosa può significare modificare i rapporti fra pm e polizia giudiziaria. Dal momento che la polizia giudiziaria dipende dal governo, potrebbe derivarne che in concreto si faranno solo certe indagini e che potrebbero agevolmente essere impediti i controlli di legalità indirizzati verso determinati interessi cari alla compagine governativa e, al contempo, alla forza mafiosa dominante. Immaginate cosa può voler dire separazione delle carriere. Un pm che dovrà rispettare le direttive impartitegli dal potere esecutivo? E se venisse previsto di essere feroce con taluni e di essere morbidi con altri, magari verso chi si trova a coltivare rapporti di amicizia o frequentazione con i leader della compagine governativa?Pensate, poi, cosa può comportare un pm piegato all’esecutivo in un’indagine nei confronti di un colletto bianco, che coltiva legami con esponenti mafiosi. Una situazione che renderà piuttosto difficile solo iniziarla, che consiglierà al magistrato molta prudenza per evitare ripercussioni negative nella progressione in carriera....

Luca Tescaroli - Sostituto procuratore a Roma

martedì 30 dicembre 2008

Santi Laici

"Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della Nazione." Giuseppe Fava
Se si scorre l'elenco dei Santi Laici, la prima reazione è un senso di vertigine. Un'impressione che si può provare solo di fronte all'abisso, al vuoto di un precipizio senza fine. Non è un semplice, e lunghissimo, elenco di omicidi di carabinieri, poliziotti, magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti e cittadini. È un fiume di sangue che percorre la nostra Storia. Un massacro sul quale si fonda e vive la nostra Repubblica. Chiudete gli occhi e pensate a questi uomini e donne che hanno sacrificato la vita per lo Stato. E immaginate il loro ruolo nella guida della Nazione, se fossero ancora in vita. Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. Poi aprite gli occhi e vedete la realtà desolante di prescritti, mafiosi, condannati in Parlamento e dell'informazione in mano ai loro servi. Vi chiederete perché, in così tanti, hanno dato la vita. Cosa li ha spinti. Io credo che la loro coscienza li abbia costretti a farlo. Non avevano semplicemente altra scelta. Non potevano voltarsi da un'altra parte. Molti sapevano di essere condannati. In questo simili al Cristo dei Vangeli che accettava il martirio, pur potendo sfuggirvi. Gli onesti sono tollerati solo se non denunciano il Sistema, quella galassia di criminalità organizzata, massoneria deviata e corruzione politica che governa l'Italia. Fino a ieri in modo occulto, oggi in modo sfacciato, plateale. Il Sistema agisce nei confronti degli onesti per gradi. Prima cerca di comprarli, poi li minaccia. Se fallisce, allora li isola e se questo non è sufficiente, dopo averli isolati, li uccide. L'isolamento da parte delle istituzioni e dei media è il campanello d'allarme. L'ultima chiamata. Centinaia di persone lo hanno sentito e hanno tirato dritto. A loro dovrebbero essere intitolate le vie e le piazze d'Italia. Quelle che i politici vogliono dedicare al latitante Bettino Craxi. Davanti a Montecitorio ci dovrebbe essere una lapide con i loro nomi in caratteri d'oro, in ordine alfabetico. Il mio augurio per il 2009 è di non lasciare perdere, di non lasciare più perdere nulla. Nessuno è al di sopra della legge e i delinquenti vanno chiamati solo con il loro nome. Non voltatevi più dall'altra parte, ma solo dalla vostra parte. I Santi Laici, da lassù, vi daranno una mano. "No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere…". Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato dai fascisti nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944. Beppe Grillo

sabato 20 dicembre 2008

Gnocca Time: L'agenda del Premier

dal blog orazero
Sorriso a quarantasei denti, fisico alla Napoleone Bonaparte, capelli in nylon sempre ordinati e bugiardo, decisamente bugiardo. Questo è l'identikit dell'uomo di successo di oggi, che un giorno è presidente di una squadra di calcio e un altro presidente del Consiglio; un giorno tratta con i mafiosi e l'altro si fa le showgirls, promettendogli la luna, anzi, un Ministero. E' l'uomo moderno che piace (a circa il 38,174% degli italiani votanti), bello e dannato.
Ma che vuoi, la vita di un sex symbol è dura, a prescindere se sei anche Presidente del Consiglio, amico dei mafiosi, iscritto alla P2 o imputato in decine di processi. Prima la gnocca e poi il lavoro. Prima il dovere e poi il piacere.
Il settantenne più bello di Arcore, durante l'ultimo Consiglio dei Ministri svoltosi un paio di giorni fa, mostrava di sfuggita un fogliettino alla platea distante dicendo "guardate quanti impegni ho!".
I fotografi riuscivano a fotografare il momento in cui il foglio era rivolto verso la platea e gli impegni del latin lover prescritto sono resi pubblici. Parliamone.
Si legge così:
Impegni del Presidente Silvio Berlusconi Mercoledi 30 luglio 2008
9.40 - Uscita da casa. Primo vero impegno importante.
10.00 - Decollo in elicottero.
10.30 - ENEL - Civitavecchia. Inaugurazione di una centrale elettrica. Tutti aspettavano Berlusconi ma lui non si è presentato alla cerimonia e quindi, se davvero è uscito di casa alle 9.40, fino alle 12 non ha fatto proprio nulla.
12.00 - Yushchak. Di che si tratta? A Roma c'è una modella ucraina ventunenne di nome Marianna Yushchak, ma suvvia, potrebbe mai inserire nella sua lista di impegni e visite quelli con soubrette, attrici o modelle??
13.00 - Masi. Segretario Generale della Presidenza del Consiglio.
13.30 - Senato, colazione 80 anni Cossiga. Eh sì perchè quando il Presidente del Consiglio deve giurare fedeltà allo Stato, deve anche giurare di presiedere le cerimonie in cui i senatori soffiano sulle candeline. Tralasciando che le 13.30 non sono un orario normale per fare colazione, Cossiga ha preferito annullare la colazione che quindi non si è svolta.
16.00 - Previti, Manna, Troise. Chi sono queste figure inserite tra gli impegni del Cavaliere? Cesare Previti è oggi un avvocato in affidamento ai servizi sociali e condannato in 3 diversi processi. Evelina Manna (per vedere la foto clicca QUI) è una delle modelle che voleva raccomandare Berlusconi a Saccà, come rivelavano le intercettazioni. Antonella Troise è l'altra ragazza nominata del bel Silvio al telefono con Saccà (per la foto clicca QUI).
19.00 - Di Girolamo. Nunzia De Girolamo è una bella deputata trentatreenne del Pdl (per la foto clicca QUI) a cui due mesi fa Silvio mandò, durante una seduta parlamentare, un bigliettino con su scritto "vi autorizzo ad andarvene! Molti baci a tutte e due!!". Un pò come si faceva tra i banchi di scuola con le ragazzine più carine.
19.30 - Bossetti. ???
20.30 - Selvaggia. Il nome è tutto un programma.
Sardegna per compleanno di Barbara. La giornata molta stancante si conclude con i festeggiamenti per il compleanno della figlia Barbara.
In basso c'è scritto a penna: "al Presidente n.1", "N.1 con più vittorie", "Al Presidente più vittorioso della storia del calcio", "Milan a.c. n.1 nella storia del calcio", "campione del mondo". Ecco, scrivere sul proprio foglio degli impegni istituzionali (o extraconiugali se vi pare) che egli stesso è il presidente più vittorioso della storia del calcio e n.1 con più vittorie è qualcosa di meraviglioso. Da ricovero.
Questa è la giornata tipo del Presidente del Consiglio: feste, colazioni in differita e gnocca.