"Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione"
Robert Francis Kennedy
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sabato 18 maggio 2013


Vivere (e andarsene) da Messina. Le confessioni di un siciliano emigrato


Messina è una città che probabilmente negli anni ha prodotto innumerevoli ingrati - me per primo. È facile lamentarsi di Messina: non funziona niente, non cambia niente, non c'è futuro, non c'è nenti. Come si fa a non odiarla? I cittadini hanno dimostrato negli anni un talento impareggiabile nell'eleggere sindaci che nella migliore tradizione romana hanno approfittato della posizione per riempirsi le tasche e lasciare la città in balìa di se stessa; e hanno anche dimostrato di accettare queste situazioni con lastoicità del condannato a morte che accetta la pena con serenità, per senso di colpa.
Ma che senso di colpa hanno avuto i nostri padri, che senso di colpa abbiamo noi e avranno i nostri figli per sorbirci questo scempio? Quando ci siamo convinti che lo status quo fosse insensibile ai nostri desideri di vivere in un posto migliore? Quando ci siamo rassegnati? In una maniera un po' tragica, Messina è come quei ragazzi che a scuola "sono bravi ma non si impegnano" (presente!). Siamo un po' la sintesi peloritana dell'Italia degli ultimi trent’anni, ma questa è un'altra riflessione…
La nostalgica scelta di tanti di noi ingrati è stata quella di emigrare. Bello emigrare. Vedi posti nuovi, puliti, funzionanti; cambi modo di vedere le cose, conosci gente nuova, si aprono porte a posti che non conoscevi o pensavi non avresti mai potuto visitare. E – ciliegina sulla torta – ti puoi lamentare di Messina quanto ti pare e piace, dall'alto del piedistallo di chi, coerentemente con le sue convinzioni, ha fatto le valigie, ha lasciato le proprie radici e se n'è andato. Ma a quale prezzo? Ogni tanto, quando mi affaccio da qualcosa – un balcone, un ponte, una finestra – abbasso la guardia, e la saudade che da anni mi accompagna silenziosa s’impossessa di me.
La mia mente normalmente occupata dalla preoccupazione di quale sarà il prossimo gioco alcolico a farmi perdere la memoria, si porta avventatamente avanti con gli anni, a quando una mia ipotetica famiglia potrebbe visitare la mia cara Zancle(mi piace chiamare Zancle quella che immagino comela parte bella di Messina, la parte che molti conoscono ma di cui pochi fanno tesoro), e faccio un tour onirico delle tappe d’obbligo. Sono tantissime. Vorrei che i miei figli potessero vivere, vedere, sentire, mangiare e capire tutto.
Vorrei che potessero mangiare la focaccia, gli arancini, le braciole, la norma, u piscistoccu, u tajuni, i pitoni, a sosizza, i cannoli, la frutta martorana, la pignolata, il bianco e nero, la granita, la mattonella gianduja, il mezzo freddo macchiato, la limonata al sale di Piazza Cairoli, il Piccolo Caffè, il Cavour Primo, Lilla Currò, le Dolci Tentazioni, l’Edera, l’Eden, Rowenta, Barbuzza, persino l’Ancora.
Vorrei che potessero vivere un lunedì di pasquetta, un 25 aprile, un primo maggio tutti di fila sui colli San Rizzo, salire a ‘ndinnammare in motorino dopo avere “sparato” durante una di quelle mattine autunnali quando rinchiudersi in classe è un crimine contro l’umanità, farsi un pranzo e un falò a Ferragosto – che crudelmente non sono sempre in quest’ordine –, trascinarsi al bar più vicino durante una stanca mattina estiva per decidere letargicamente come ripetere la notte precedente ma convincendosi che sarà una notte diversa, fare la spola tra Piazza dei Catalani e il Duomo per vedere gente e farsi vedere invece di rinchiudersi fra quattro mura con altrettanti amici fidati e passare una notte più autentica.
Vorrei che potessero imprimere nelle loro memorie la vista dalla Caronte quando sta attraccando, e la vista della Caronte quando sta attraccando, la surreale giallinità di un giorno di scirocco, la catarsi del monsone di fine agosto che lava via l’estate, la cristallinità di una spatara che attraversa lo stretto al momento giusto mentre stai scendedo da Granatari, le mille vite pulsanti delle luci sulle due sponde quando ci si affaccia da Curcuraci o dall’Annunziata alta. Vorrei che Michele u Babbu gli cantasse una canzone a natale o che Alì gli vendesse una rosa. Come si fa a non amarla, Zancle?
E poi, nel giro di pochi secondi, la mia mente mi riporta al posto dove sono finito per colpa del mio odio per Messina, con l’eco del mio amore per Zancle che mi fa ossimoricamente desiderare che i miei figli possano vivere questa Messina senza mai essere costretti ad abitarci.

martedì 12 marzo 2013


ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Il M5S inizia oggi la selezione degli aspiranti candidati al Consiglio comunale

Da oggi chi vuol provare a candidarsi con il M5S al Consiglio comunale o alle circoscrizioni può presentare il curriculum presso la sede di Piazza Duomo. C'è tempo fino a venerdì 22 marzo. Saranno gli attivisti a selezionare le candidature.
Il M5S dello Stretto si prepara alle amministrative di maggio e lo fa con il consueto metodo già sperimentato per le regionali e le Politiche. Da oggi prende il via il termine per la presentazione dei curricula per le candidature al consiglio comunale. I messinesi interessati a correre per l’aula di Palazzo Zanca potranno consegnare il curriculum e la documentazione richiesta presso la sede del M5S Messina a Piazza Duomo, da oggi fino a venerdì 22 marzo, non  oltre le 22.00,durante i seguenti orari: da lunedì a  venerdì dalle 18 alle 20.00.
Potranno partecipare alle selezioni quanti siano residenti nel Comune di Messina e nella provincia, non siano tesserati presso alcun partito politico,siano incensurati e non abbiano alcun  procedimento giudiziario pendente a carico, non abbiano svolto più di un mandato elettorale, non si siano presentati come candidati alle ultime DUE elezioni amministrative. La selezione, come si vede, mira ad evitare che ci siano “ritorni sul carro” attraverso una sorta di lifting. I candidati al Consiglio comunale dovranno allegare il curriculum vitaecon allegata foto tessera, il proprio curriculum con le attività eventualmente svolte nelM5S, o in Enti, associazioni culturali, sociali, benefiche o altro e senza scopo di lucro. Dovrà essere consegnata anche una lettera di presentazione, una fotocopia del documento d’identità, il casellario giudiziario ed il certificato dei carichi pendenti (entrambi aggiornati), una dichiarazione d’intenti in cui il futuro candidato si impegna adautolimitare il proprio compenso, a rimettere il proprio mandato ogni sei mesi alla fiducia del gruppo degli attivisti di Messina. Quest’ultimo punto merita un approfondimento, perché dopo aver visto per decenni politici talmente attaccati alla poltrona da pretendere raffiche di deroghe al proprio mandato dopo aver sforato i limiti indicati dal partito, si riporta lo spirito della candidatura alle origini: ovvero l’essere “al servizio” degli interessi degli elettori e non il contrario. Questa clausola dovrebbe inoltre servire ad evitare quella vergogna del continuo cambio di casacca dalla quale l’elettore non può difendersi in alcun modo, neanche quando assiste ad un eletto che cambia l’intero arco partitico. Il futuro candidato deve anche sottoscrivere la Carta dei principi del M5SMessina, un’autocertificazione secondo il modello delle regionali in cui dichiara di non essere iscritto a nessun partito e di non essersi candidato nelle ultime due amministrative, un’autocertificazione sulle condanne penali e i carichi pendenti eventualmente non riscontrabili nel casellario ed una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dati.
La raccolta e il vaglio delle candidature verrà effettuata dal gruppo degli attivisti e tra i requisiti richiesti verranno presi particolarmente in considerazione la partecipazione a 5 STELLE, l’aver cioè creduto nel Movimento come strumento per il rinnovamento dell’Italia e delle sue Istituzioni e l’essersi impegnati per la crescita del Movimento a Messina, nonché l’associazionismo presso Enti no profit volto al miglioramento e lo sviluppo della collettività e del territorio, l’integrità morale, il livello culturale, le comprovate capacità relazionali e professionali.
La selezione riguarda esclusivamente i candidati al Consiglio Comunale ed alle circoscizioni perché il candidato sindaco verrà scelto all’interno degli attivisti del M5S MESSINA.
Niente file estenuanti dietro la porta delle segreterie quindi, basta armarsi di curriculum e portare la propria storia personale e la voglia di contribuire alla vita politica ed al futuro di questa città, presso la sede del M5S.
Rosaria Brancato
fonte: www.tempostretto.it

mercoledì 11 marzo 2009

Ponte sullo stretto, una nuova cattedrale nel deserto

Un immagine dello stretto con o senza ponte
da /www.terranauta.it
Il governo ha deciso: riprende lo spreco di miliardi di euro che ancora una volta verrano gettati giù dal ponte sullo stretto. Una volta ultimato, se mai lo sarà, potremo osservare una vera e propria cattedrale nel deserto. Nel frattempo i 6 miliardi previsti sono destinati a raddoppiare. E il sud continua a restare privo di infrastruttire stradali e ferroviarie. Come un chewing gum masticato per troppo tempo ed ormai privo di gusto, anche il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, sembrava potere ambire come unica destinazione al cestino della spazzatura. Durante il biennio del Governo Prodi il controverso progetto del Ponte che fin dal momento del suo concepimento aveva finito per dividere anziché unire gli italiani, pareva infatti destinato definitivamente ad obliare nel novero delle opere ciclopiche che mai sarebbero state cantierizzate. Il tutto dopo 40 anni di chiacchiere e ipotesi assai fantasiose, costate al contribuente italiano oltre 160 milioni di euro, sotto forma di consulenze e stipendi dispensati a pioggia. Il governo Berlusconi, nell’ambito del pacchetto di finanziamento del valore di quasi 18 miliardi di euro dedicato alle grandi infrastrutture e varato lo scorso 6 marzo con l’ambizioso proposito di sostenere il rilancio dell’economia italiana, ha invece deciso di puntare proprio sulla costruzione del Ponte sul Ponte sullo Stretto. Decisione concretizzatasi nello stanziamento di 1,3 miliardi di euro (circa il 20% del costo previsto dell’opera) da parte del Cipe, per dare il via all’inizio dei cantieri. La scelta di destinare cospicue risorse finanziarie nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non può mancare di destare tutta una serie di perplessità. Si tratta di una grande opera il cui costo previsto risulta elevatissimo, 6,1 miliardi di euro nelle previsioni - destinati come minimo a raddoppiare durante la realizzazione come sempre avviene in questi casi - che peseranno sulle spalle dei contribuenti incrementando il peso del debito pubblico, senza che esistano serie prospettive di ritorno dell’investimento. I lavori di costruzione, destinati a protrarsi per almeno 10 anni, determineranno impatti ambientali e sociali di grossa rilevanza a fronte di ricadute assai modeste in termini di utilità dell’opera. Una volta ultimato, il Ponte somiglierà ad una vera e propria cattedrale nel deserto costituito da due regioni (Sicilia e Calabria) le cui infrastrutture stradali e ferroviarie versano in uno stato disastroso. Basti pensare che in entrambe le regioni oltre la metà delle linee ferroviarie non sono ancora elettrificate e la maggior parte delle tratte (90% in Sicilia e 70% in Calabria) sono costituite da un binario unico. La concentrazione di tutte le risorse finanziarie per consentire la costruzione del Ponte, rischierà inoltre di prolungare a tempo indefinito questo gap infrastrutturale, rendendo in questo modo ancora più stridente il contrasto fra una costosissima mega opera faraonica e il contesto di assoluta arretratezza del sistema dei trasporti che la circonda, mettendone ancora più in evidenza il carattere di scarsa utilità. In ultima analisi occorre inoltre sottolineare come il Ponte dovrebbe sorgere su un’area ad elevatissimo rischio sismico, scarsamente adatta ad ospitare un’infrastruttura di questo genere. Anche con l’ausilio di molta fantasia risulta difficile immaginare come i miliardi investiti nel Ponte (1,3 miliardi di euro), nel TAV Tortona – Genova meglio conosciuto come Terzo Valico e Milano – Verona (2,7 miliardi di euro) e nel MOSE (800 milioni di euro) possano contribuire a risollevare il nostro paese dalla crisi economica. Al contrario l’apertura di cantieri per grandi opere che negli anni peseranno sul bilancio pubblico per decine di miliardi di euro, rischia di precipitare ancora più in basso le nostre già disastrate finanze.

sabato 7 marzo 2009

Lettera aperta al movimento No Ponte per la ripresa delle mobilitazioni

Lettera aperta al movimento No Ponte per la ripresa delle mobilitazioni
Da troppo tempo il movimento di opposizione al Ponte sullo Stretto sta affacciato alla finestra ad aspettare che siano gli eventi a dirgli se è necessario o no tornare in piazza. Questo atteggiamento attendista sta lentamente disarmando l’opposizione al Mostro, che rischia, nelle sue frange meno militanti e politicizzate, di cadere in preda alla rassegnazione. Il raffreddamento della lotta, provocato dall’atteggiamento ambiguo del governo Prodi, che non ha cancellato il progetto né ha chiuso la società Stretto di Messina, autentica macchina mangia soldi, ha finito per ridimensionare quel tanto che era stato faticosamente costruito. Se è vero che alcune dichiarazioni dei sostenitori del Ponte hanno il sapore degli annunci propagandistici, è anche vero che in questa fase storica la lobby dei pontisti non ha molti ostacoli sul suo cammino, essa è fortemente rappresentata dai governi Berlusconi e Lombardo ed ha sostenitori anche nella cosiddetta opposizione politica e sindacale. La recente interrogazione parlamentare di un gruppo di deputati siciliani del PD va in questo senso: essi infatti, si limitano a chiedere la “modifica” dell’opera nel senso di scelte “maggiormente affidabili” e “meno costose”. Il rifinanziamento da parte del Cipe della Società Stretto di Messina, rilancia l’intera questione. Andare a disquisire se l’opera sarà conclusa o rimarrà a metà, se sarà fattibile oppure incontrerà ostacoli tecnici insormontabili, in questa fase è deleterio. Una cosa è certa: la lobby del Ponte e delle grandi opere è pronta a partire e partirà; più ostacoli incontrerà sul suo cammino, più i tempi si dilateranno, più i cantieri dureranno e le spese lieviteranno. L’obiettivo primario di fare aprire la borsa dei conti pubblici sarà raggiunto, a prescindere dalla conclusione dell’avventura. Ma con conseguenze certe: il disastro ambientale nell’area dello Stretto, lo scempio urbanistico, il foraggiamento finanziario delle cosche delle due sponde, la militarizzazione dell’area, l’inquinamento di ogni ambito sociale, politico e culturale, attraverso pressioni, infiltrazioni, compravendite, per saldare un consenso che fino ad oggi non appare scontato. Tutto questo impone la ripresa di un dibattito nel movimento e fra tutti i settori che hanno lottato contro il Ponte, e l’indizione di forti mobilitazioni, caratterizzate dallo sforzo di esportare i motivi dell’opposizione al Mostro anche oltre l’area dello Stretto, più di quanto non lo si sia fatto fino ad ora, ed in maniera più determinata. La costruzione, o comunque l’inizio dei lavori del Ponte, saranno (sono già) sfruttati e venduti come occasione per rilanciare l’economia, rimettere in circolo denaro pubblico, creare posti di lavoro. Se non si è in grado di rispondere a queste argomentazioni false e strumentali, se non si è tra la gente a confutare la propaganda pontista, fortissima e attrezzatissima, noi perderemo ancora prima di avere combattuto. Questa battaglia è oggi più urgente che mai; essa può rappresentare la base di una vertenzialità meridionalista contro il potere centrale e contro il capitale, nelle sue varie sfaccettature (politico, economico, mafioso, religioso), per l’affermazione di idee, proposte, obiettivi basati sull’autodeterminazione e su un ritrovato protagonismo sociale e popolare incamminato sulla via dell’autogoverno. La FAS propone l’apertura di un dibattito che confluisca in una prima assemblea regionale di confronto e di azione, da tenere a Messina (o in altra località si decidesse), entro e non oltre il mese di marzo Federazione Anarchica Siciliana Enna, 1-2-2009