martedì 14 luglio 2009
mercoledì 8 luglio 2009
Berlusconi “chiede al ministro -ex modella in topless- di sostituire la moglie al G8″
Berlusconi “chiede al ministro -ex modella in topless- di sostituire la moglie al G8″
Articolo di Società cultura e religione, pubblicato venerdì 3 luglio 2009 in Gran Bretagna.
[Daily Mail]
Silvio Berlusconi pare abbia risolto il problema di non avere una First Lady al suo fianco al vertice dei G8 della prossima settimana, chiedendo l’intervento di un’ex modella, ora ministro.
Silvio Berlusconi, che sta divorziando dalla moglie, avrebbe chiesto a Mara Carfagna, ex modella in topless diventata ministro, di accogliere le mogli dei grandi della terra al vertice che si terrà a L’Aquila. Sicuramente l’idea farà sorridere Joachim Sauer, marito del cancelliere tedesco Angela Merkel, l’unico uomo tra gli accompagnatori dei leader mondiali.
Alcune fonti italiane affermano che Mara Carfagna, Ministro delle Pari opportunità, sarà affiancata dalla collega di Governo Maria Stella Gelmini, Ministro dell’Istruzione. L’idea sarebbe dello stesso Berlusconi, ex cantante sulle navi da crociera, che ha anche deciso di spostare il vertice a L’Aquila dopo che la città è stata colpita da un terremoto ad aprile.
Negli ultimi mesi il premier 72enne è stato travolto da una serie di sordidi scandali tanto da spingere Veronica Lario, 52 anni, a chiedere il divorzio a maggio. La Lario ha dichiarato di averne abbastanza di un marito “che frequenta minorenni”, dopo che è stata resa nota la partecipazione di Berlusconi al 18° compleanno di Noemi Letizia, una modella, a cui avrebbe anche regalato una collana in oro e diamanti da 6.000 euro.
Nelle ultime settimane Berlusconi è stato al centro di uno scandalo a sfondo sessuale dopo le dichiarazioni di una escort, Patrizia D’Addario, che afferma di essere stata pagata per passare la notte a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier. Da allora è emerso che regolarmente venivano organizzati dei festini a Palazzo Grazioli e Villa Certosa, residenza sarda del Presidente, e le ragazze erano pagate per parteciparvi.
Berlusconi, magnate dei media e milionario, è legato a Mara Carfagna anche per un’altra storia di due anni fa, prima che la donna diventasse ministro. Durante una cena di gala per la TV il premier affermò che “se non fosse stato sposato, l’avrebbe sposata subito”. Come conseguenza, la moglie, furiosa, pretese – e ottenne – scuse pubbliche da parte del marito dopo aver scritto una lettera pubblicata su un quotidiano italiano nella quale si lamentava del suo comportamento.
Lo scorso anno un’altra polemica ha coinvolto Berlusconi e la Carfagna quando una comica affermò pubblicamente che la Carfagna avrebbe praticato sesso orale al Presidente. È successo dopo le voci diffuse da alcuni quotidiani italiani sul coinvolgimento di Berlusconi e una donna ignota coinvolta nel tipo di pratica di cui non si era più scritto dai tempi di Bill Clinton e Monica Lewinsky. Durante una manifestazione anti-Berlusconi a Roma, la comica Sabina Guzzanti ha fatto il nome della Carfagna e quest’ultima replicò che l’avrebbe querelata definendo le dichiarazioni “volgari e offensive”.
La Carfagna è il più giovane membro del Governo ed è entrata in politica nel 2006 dopo una carriera televisiva.Molti si sono stupiti di questa nomina, data l’inesperienza della donna che prima di entrare a far parte della squadra di governo avrebbe posato in topless e semi-nuda, una donna che comunque ha sempre sbandierato il suo attaccamento ai valori della famiglia insistendo che nessuno degli scatti era “erotico”.
Oggi un portavoce del Ministro ha dichiarato: “Siamo al corrente delle voci, ma non c’è niente da dire al momento dato che l’ordine del giorno del G8 è ancora in fase di preparazione”.
I leader mondiali si riuniranno nella cittadina italiana de l’Aquila mercoledì prossimo per discutere di economia, cambiamento climatico, sviluppo e sicurezza alimentare.
Il Primo Ministro inglese Gordon Brown parteciperà insieme alla moglie Sarah che trascorrerà un giorno a Roma prima di raggiungere il marito a L’Aquila mercoledì sera per il resto del vertice. Saranno accolti, insieme agli altri leader, nella caserma delle fiamme gialle di Coppito, sede del vertice e potranno constatare con i propri occhi i danni provocati dal terremoto di aprile che ha ucciso 300 persone. La zona è ancora colpita da scosse di terremoto come quella di oggi molto forte di 4,1 gradi della scala Richter (quella di aprile è stata di 5,8).
Malgrado le continue scosse di assestamento, Berlusconi ha tenuto a rassicurare le delegazioni dichiarando che il vertice è a prova di terremoto e un diplomatico britannico a Roma ha rivelato che tutti i delegati, tra cui Gordon Brown, hanno seguito esercitazioni ‘anti-terremoto’. La fonte ha dichiarato: “Per la sede e per le scosse di assestamento i 40 delegati britannici, tra cui il Primo Ministro, hanno ricevuto istruzioni su come comportarsi in caso di terremoto. “Si tratta di nozioni di base come mantenere la calma, rifugiarsi nel vano della porta, ma tenere la porta aperta in caso di oscillazioni dell’edificio.”
Berlusconi ha deciso di spostare il vertice a l’Aquila per risollevare il morale della popolazione e ridare fiducia alla regione. Inoltre, quando le delegazioni lasceranno il sito, la gente senza casa potrà subentrare in attesa di entrare nelle nuove case.
Le "feste" di Berlusconi: programma satirico uruguayano
Le feste di Berlusconi programma satirico argentino
Le feste di Berlusconi: programma satirico spagnolo
domenica 5 luglio 2009
‘Una ronda per difenderci dalle ronde’
‘Una ronda per difenderci dalle ronde’
Prodotto da Malastrada Film-Documenti “U Stisso Sangu”(storie più a sud di Tunisi) è un documentario che ripercorre le tappe fondamentali affrontate dagli immigrati clandestini che arrivano dall’Africa: il viaggio, lo sbarco sulle coste siciliane, la prima accoglienza e la sfida dell’integrazione. Il documentario inizia a Portopalo di Capopassero, sulle cui coste approdano le carrette dei disperati, continua in un centro accoglienza di Caltanissetta e in una tendopoli a Cassibile, e si conclude a Modica durante la “Festa per l’Integrazione”. Ma come e perché è nato il progetto e quali sono state le difficoltà riscontrate per portarlo a termine? Ne abbiamo parlato con Francesco Di Martino e Sebastiano Adernò, rispettivamente regista e sceneggiatore del film.
Francesco, com’è nata l’idea di realizzare un documentario sull’immigrazione?"Ho vissuto per circa tre anni a Pachino e in quelle occasioni mi capitava spesso di sentire i commenti xenofobi degli abitanti sugli immigrati. Così mi è venuta la curiosità di vedere cosa c’era dietro a questo mondo. Inizialmente volevo realizzare un reportage fotografico. Poi mi sono reso conto che ciò non sarebbe bastato per approfondire questa tematica. Allora insieme a Sebastiano abbiamo cominciato a documentarci sulla realtà dei migranti. Tutto è iniziato così".
Quanto sono durate le riprese?"Le riprese sono partite a febbraio 2008 da Roma, con l’intervista a Fabrizio Gatti - che ha più volte affrontato il viaggio dei migranti per i suoi reportage su L’Espresso - e abbiamo terminato a novembre. Quasi un anno… Ci tenevamo a trattare quest’argomento con delicatezza e soprattutto realizzarlo nel migliore dei modi".
Sebastiano, avete incontrato difficoltà?"La difficoltà primaria è stata quella di creare una rete di contatti: stranieri disposti a raccontare le proprie esperienze, persone che si occupano attivamente di loro. Poi ci siamo dovuti scontrare con la realtà locale. E abbiamo dovuto subire l’ostruzionismo da parte di alcuni membri delle forze dell’ordine. Ciononostante, siamo stati fortunati. Oggi infatti la situazione è peggiorata. Da quando l’interesse del governo per il pacchetto sicurezza è aumentato, è difficile documentare la vita degli irregolari. Secondo quanto ci è stato riferito da alcuni nostri amici, a Cassibile non è possibile più avvicinare neanche i migranti. Vige il silenzio".
A proposito del ddl sulla sicurezza, cosa ne pensate?Sebastiano: "Pensiamo che non ci sia alcun ‘allarme sicurezza’. Ci è capitato di vedere i report dei reati commessi dagli extracomunitari di Cassibile, e abbiamo notato che non sono reati diversi da quelli che commettono gli italiani". Francesco: "E poi l’istituzione delle ronde, che ci dovrebbero difendere da loro, è la cosa senza dubbio più scandalosa. Abbiamo visto sui giornali anche foto della divisa della guardia nazionale italiana con loghi che fanno pensare a una storia che tutti conosciamo e che fortunatamente ci siamo buttati alle spalle. Dovremmo istituire noi un corpo speciale che ci difenda da queste persone!".
Però sono molti gli italiani che, a torto o a ragione, temono gli extracomunitari…Sebastiano: "E’ colpa di una propaganda meschina e ingiusta che sfrutta la connaturata paura del diverso. Si creano falsi problemi per acquisire finti meriti. Dei problemi veri, invece, non si occupa nessuno. Forse perché non si è capaci di farlo…".
Oggi un documentario sulla realtà dei migranti, e domani?"Intanto seguiremo la diffusione del documentario. Ci saranno due tour, uno siciliano e l’altro nazionale. E poi continueremo sicuramente ad occuparci di loro. Non solo per motivi professionali".
Heal the world Salva il mondo di Michael Jackson
Heal the world
Salva il mondo
di Michael Jackson
C'è un posto nel tuo cuore
e so che è l'amore
e questo posto potrebbe essere
molto più luminoso di domani
e se tu davvero ci provi, tu vedrai
che non c'è alcun motivo per piangere
in questo posto tu sentirai che
non c'è dolore o dispiacere
Ci sono vari modi per arrivare lì
se tu ci tieni abbastanza a vivere
crea un piccolo spazio,
costruisci un posto migliore
Salva il mondo, rendilo un posto migliore
per te e per me e per l'intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
se ti ci tieni abbastanza a vivere
crea un posto migliore per te e per me
Se vuoi sapere perchè,
c'è un amore che non può mentire
l'amore è forte, gli interessa solo la gioia
che dà se noi almeno proviamo ad averla
noi dovremmo vedere in questa beatitudine
noi non possiamo avere paura o timore
Finiamo di esistere e
iniziamo finalmente a vivere!
Allora sembrerà che l'amore
cresce sempre abbastanza per noi
quindi crea un mondo migliore,
rendi migliore il mondo.
E il sogno in cui stavamo credendo
rivelerà un volto migliore
e il mondo in cui una volta credevamo
splenderà ancora nella grazia
allora perchè continuiamo ad idealizzare
le sofferenze di questa vita
in questa terra tormentata?
la sua anima, sebbene questo è il suo piano
di vedere questo mondo, è divina
per lo splendore di Dio
Noi potremmo volare così in alto
facendo in modo che i nostri spiriti
non muoiano mai nel mio cuore
io sento che voi siete tutti miei fratelli
create un mondo senza pericoli
insieme noi piangeremo lacrime di felicità
guardando il cambiamento dei popoli
Le loro armi nei vomeri.
noi potremmo davvero arrivare
fino a questo se voi credete abbastanza nell'importanza della vita
crea un piccolo spazio,
costruisci un posto migliore
Per te e per me.
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lunedì 15 giugno 2009
La privacy di un capo di governo.Pubblicato da El Pais
fonte: http://sinistraliberale.blogspot.com/
venerdì 12 giugno 2009
Spagna. 'El Pais' risponde a Silvio Berlusconi e Nicolò Ghedini: "La privacy & il Premier"CondividiOggi alle 16.48Articolo originale di Marc Carrillo (docente di Diritto Costituzionale all’Università Pompeu Fabrade) su 'El Pais' - (1)13 Giugno 2009 --
Berlusconi può nascondersi dietro la tutela della privacy dopo la pubblicazione delle foto in Sardegna? No. Le immagini sono rilevanti: è un personaggio pubblico la cui vita privata contraddice il suo discorso politicoLa privacy è quell’ambito della vita privata di una persona che risulta inaccessibile agli altri, salvo che il proprio consenso non lo permetta. Ciò nonostante, è un diritto sottoposto a dei limiti. Infatti può essere sacrificato in favore del diritto di comunicare e di ricevere informazioni se queste sono di pubblico interesse. Le recenti informazioni che denunciano presunti casi di abuso di potere commessi dal primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, riportano in primo piano il dibattito sul grado di protezione della privacy che una società democratica deve garantire a coloro che , per via della carica rappresentativa o della professione esercitata, occupano una posizione di rilievo nella vita pubblica e, pertanto, sono sottoposti al giudizio sociale.Soprattutto se si tratta di rappresentanti con responsabilità nell’ambito delle istituzioni democratiche.
Detto questo, non devono esserci dubbi sul fatto che le persone celebri, oggetto di pubblica notorietà, non cessano pertanto di essere titolari del diritto alla privacy. Ma è anche vero che i limiti all’informazione (comunicare fatti che li riguardano) o alla libera espressione (esprimere opinioni sulla loro condotta) devono essere molto più flessibili nel caso in cui intervengano ragioni di pubblico interesse, sia per quanto riguarda il loro comportamento pubblico, sia per quanto riguarda azioni private che possano avere una rilevanza pubblica.Questa è una condizione sine qua non della società aperta, che la giurisprudenza del Tribunale Europeo dei Diritti Umani ha ribadito, affermando che il diritto a comunicare informazioni su fatti di pubblico interesse occupa una posizione singolare nel sistema costituzionale dei diritti fondamentali, giacché una lesione o una restrizione ingiustificata di tale diritto non solo implica la limitazione del diritto fondamentale dei cittadini a ricevere informazioni, ma influisce anche negativamente sulla creazione e sul mantenimento di un’opinione pubblica libera, in quanto istituzione essenziale del sistema democratico (Sentenze Handyside c. Gran Bretagna del 7/XII/1976 e Lingens c. Austria, del 6/VII/1986). E questo vale anche per l’Italia.Recentemente, la stampa italiana – nonostante gli impedimenti del Ministero di Giustizia – e quella internazionale, specialmente EL PAIS, hanno dato un’eco grafica ai sospetti di abuso di potere riguardanti il primo ministro Berlusconi.
Questi abusi comprendono l’avere incoraggiato l’approvazione di leggi ad hoc affinché su dei voli ufficiali e, pertanto, con mezzi pubblici, possano viaggiare ospiti privati per attività ludiche, o l’aver promosso a incarichi di responsabilità, nelle liste elettorali del suo partito al Parlamento Europeo o nello stesso Consiglio dei Ministri, persone il cui unico merito politico è stata la bellezza, secondo quanto dichiarato orgogliosamente dallo stesso premier.
Berlusconi, tuttavia, ha considerato che la pubblicazione delle foto scattate nella sua tenuta in Sardegna, pur rendendo irriconoscibili le immagini dei protagonisti, attenta alla privacy dei suoi invitati ed ha annunciato azioni legali nei confronti di questo giornale.
Tuttavia ci sono forti ragioni di ordine giuridico, basate sul pubblico interesse delle informazioni diffuse, che permettono di sostenere che il diritto di informare su questi fatti non può essere limitato. Vediamole.La prima è che appare indubbiamente ragionevole la legittimità di cui dispongono i mezzi di comunicazione di informare sull’uso che il primo ministro fa di alcune singolari leggi, approvate con l’obiettivo di autorizzarlo a invitare i suoi amici a viaggiare su voli ufficiali.Soprattutto quando lo scopo è quello di partecipare, con mezzi finanziati dall’erario, ad attività ludiche di carattere privato. Che una legge permetta di portare a termine ciò che è obiettivamente un abuso di potere, tristemente avallato dal Parlamento, non può essere un ostacolo affinché la stampa possa informare al riguardo, anche con mezzi grafici e – questo sì – con lo scrupolo di non diffondere particolari irrilevanti, come l’identità dei partecipanti.
Che uno di essi si sia sentito chiamato in causa – l’ex premier ceco Topolanek – è solamente affar suo.
Ciò che realmente risulta importante è il fatto in sé dell’ostentazione che Berlusconi fa del lusso privato finanziato parzialmente con denaro pubblico, protetto dalla legge ad hoc. E pertanto quella stessa legge non può impedire che le persone vengano informate riguardo a tali attività, perché, se così fosse, sarebbe incostituzionale e sarebbe inoltre una conseguenza consustanziale derivata dall’articolo 21, comma 2 della Costituzione della Repubblica, che stabilisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censura”.
È ovvio che in Italia, e in qualsiasi paese democratico, garantire l’informazione su fatti di questa natura è una questione di ordine pubblico democratico. Senza che, di contro, si possa accettare l’evidente strumentalizzazione del diritto alla privacy dei suoi ospiti, come ha fatto il premier italiano.Il diritto alla privacy, come diritto a non essere infastidito, è protetto dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo (art. 8). Ma quando ciò che si censura pubblicamente sono i comportamenti dei politici nella loro sfera pubblica – come il promuovere una legge che permette l’uso di fondi pubblici per scopi privati – il diritto di comunicare le informazioni (art. 10) non può essere interpretato – sostiene il Tribunale di Strasburgo – alla luce del diritto alla privacy. Con ciò si intende dire che i limiti della critica permessa sono più ampi in relazione a un politico, quando questi agisce come tale, come fa Berlusconi quando trae beneficio da una legge per favorire la sua cerchia di amicizie e mescola ingiustamente lo spazio pubblico con quello privato.
Naturalmente anche un politico gode del diritto alla privacy, anche quando agisce in ambito pubblico, ma in tal caso la protezione della sua intimità deve essere equilibrata con gli interessi della libera discussione delle questioni politiche (Sentenza, Caso Lingens, 1986). A tal proposito, il Tribunale di Strasburgo ha ricordato che, nel caso in cui un politico si trovi in una situazione in cui vengano occultati la sua attività politica e i suoi affari privati, può avere luogo una dibattito politico che scateni una dura critica, nell’ambito del diritto di comunicare le informazioni e della libertà di espressione (Sentenza, caso Dichand, del 26/02/2002).
E la pubblicazione delle foto scattate nella residenza privata del primo ministro è un modo legittimo di promuovere un dibattito pubblico sull’abuso di potere.Una seconda ragione concerne le esigenze di una società aperta: i rappresentanti devono rendere conto di comportamenti incoerenti ed ipocriti. Pertanto è necessario ottenere in modo diligente informazioni veraci e successivamente comunicarle alla società.
Nel caso Berlusconi, la confusione tra pubblico e privato palesata da questo rappresentante pubblico eletto democraticamente, fa sorgere pochi dubbi all’interno del dibattito politico riguardo all’abuso di potere e alla promozione del clientelismo che, sotto la sua ala protettrice, e grazie alle sua acquiescenza, si sta espandendo. Conoscere tali fatti in tutta la loro dimensione, per quanto possa risultare amaro, è oggettivamente un motivo di pubblico interesse.
La società italiana, e di riflesso quella europea nell’ambito dell’Unione, non può scrollare le spalle di fronte ai comportamenti di un politico che possiede un tale livello di responsabilità istituzionale sia nel proprio paese, sia in Europa.
E l’interesse cresce quando, accanto a questa esibizione di eccessi che rasenta l’oscenità istituzionale, il primo ministro, in un esercizio di evidente ipocrisia, si è reso protagonista, come nel caso Eluana Englaro, di un conflitto istituzionale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, con squisita prudenza, gli ha dovuto ricordare che non poteva ratificare un decreto legge palesemente incostituzionale mediante il quale Berlusconi, adottando posizioni proprie di un cattolicesimo ultramontano, pretendeva di impedire l’esecuzione di una sentenza della Corte di Cassazione, con lo scopo di prolungare la vita di una donna in stato vegetativo da più di quindici anni.
La società italiana deve avere l’opportunità di contrastare attraverso l’informazione queste miserie che la danneggiano.
La pubblicazione delle foto in Sardegna è, pertanto, di pubblico interesse, perché in questo modo si riesce a consolidare un’opinione pubblica libera.(1) -
Articolo originale: "La intimidad y el primer ministro"
http://www.elpais.com/articulo/opinion/intimidad/primer/ministro/elpepiopi/20090610elpepiopi_10/Tes/
Il bavaglio colpisce anche la rete
Considerazioni relative all’art. 18 relativa alla estensione a tutti i siti informatici delle procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti.
Non bastava il controllo assoluto dell’informazione radiotelevisiva ma era necessario colpire anche la rete.
Le recenti elezioni hanno dimostrato come Internet sia oramai rimasto il solo strumento utile per accedere ad una libera informazione, priva di controllo o censura, anche sui temi della politica. Evidentemente il Governo ha ritenuto di dover intervenire per reprimere anche l’ultimo spazio di democrazia attraverso un provvedimento che, pur non riguardando affatto la Rete, imbriglia e censura la libertà di opinione e di accesso alle informazioni, tutelata dalla Costituzione. Altro che conflitto di interessi.
Sotto il profilo giuridico, se ci riferiamo all’attività di informazione svolta dai mezzi di informazione tradizionali, la disciplina dell’accountability delle informazioni in vigore è già molto rigida ed ampiamente disciplinata poiché i giornalisti sono soggetti alla legge sull’ordinamento della professione di giornalista (legge n. 69/1963) e alla Carta dei doveri del giornalista e alla vigilanza da parte dell’Ordine.
La tutela dell’informazione in ambito comunitario arriva al punto che la stessa Corte europea ha dato risalto all’interesse generale alla divulgazione dei documenti nonostante la loro provenienza illecita.
Per quanto riguarda invece i siti di informazione “non tradizionali” costituiti perlopiù da semplici utenti (blogger amatoriali) va evidenziato che:
1. La norma proposta è in violazione di uno dei principi fondamentali espressi dalla nostra carta costituzionale (art. 21 Cost.) che autorizza la libera manifestazione di pensiero in tutte le sue forme salvo che non si tratti di attività contrarie al buon costume.
2. In caso di informazione veicolata attraverso siti informatici “non tradizionali”, la norma in vigore (art. 16, D.Lgs. 70/2003) dichiara che il prestatore del servizio (hoster) non è responsabile dei contenuti memorizzati salvo che non sia a conoscenza dell’illiceità dell’informazione. Con “informazione illecita” si intende una informazione contraria alla legge: le informazioni non veritiere o lesive della persona non sono sempre illecite.
3. L’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali sancisce, infatti, che il diritto alla libertà di espressione, tra cui si menziona la libertà di ricevere informazioni (dalle fonti della notizia), è tutelato senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche.
Ulteriore criticità è la concreta applicazione della norma proposta relativamente a:
1. La definizione e identificazione di siti di informazione, poiché la norma stessa risulterebbe di difficile applicazione nel caso di piattaforme che tipicamente ospitano contenuti realizzati da utenti terzi, perlopiù non identificabili direttamente ma tramite un indirizzo e-mail, come Youtube, Facebook, ecc.
2. La vigilanza per il rispetto del dettato normativo, soggetta ad eccessiva discrezionalità, o che rischierebbe di creare facili discriminazioni tra alcuni siti, probabilmente i più diffusi o gestiti da utenti “scomodi” rispetto all’intero universo dei blogger presenti in rete.
Tra l’altro giova portare a conforto di tale considerazione, il dibattito in corso a livello internazionale:
1) negli Stati Uniti, l’accountability dell’informazione fornita da siti di informazione “non tradizionali” o non di stampo giornalistico viene demandata alla capacità di discernimento della stessa utenza, con il risultato di perdita di utenti/credibilità di fronte ad una costante veicolazione di informazioni ritenute non veritiere;
2) in Francia, la Corte Costituzionale ha censurato proprio ieri la discussa legge su Internet, ribadendo la validità dei diritti fondamentali della libertà di espressione e comunicazione (che può essere limitata solo dall’Autorità giudiziaria) e confermando – al contrario di quanto sostenuto dal Ministro della Cultura francese - che Internet è un diritto fondamentale.
In queste ore tutti questi temi sono rimasti in ombra e le informazioni sostanziali non sono neppure arrivate ai diretti interessati. Le norme relative alla rete costituiscono un altro aspetto della aggressione in atto nei confronti del pluralismo editoriale già, profondamente sfigurato dai conflitti di interesse e dalle concentrazioni della proprietà e delle reti in pochissime mani. Per queste ragioni l’associazione Articolo21 ha deciso di costituire, insieme con Libera Informazione, un comitato composto da avvocati, da giuristi e da costituzionalisti con il compito non solo di disattivare le norme ma anche di creare le immediate condizioni affinchè la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia Europea possano esprimere l’inevitabile giudizio di bocciatura.
Giuseppe Giulietti
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venerdì 12 giugno 2009
Le verità che non avremmo saputo
Intercettazioni, ecco come la riforma toglie spazio ai pm e limita la stampaDa Lady Asl agli immobiliaristi: l'obbligo di indizi "evidenti" impedirebbe molti controlliTangenti, "furbetti" e Calciopoli.
ROMA - Gli orrori della clinica Santa Rita di Milano? Sarebbero rimasti ben segreti.
Le partite truccate di Calciopoli? Avrebbero continuato a essere giocate.
L'odioso stupro della Caffarella? Gli autori sarebbero ancora liberi.
Il sequestro dell'imam Abu Omar? I pm di Milano non l'avrebbero mai scoperto.
E gli agenti del Sismi che collaborarono con la Cia non avrebbero mai lasciata impressa sul nastro la fatidica frase "quell'operazione è stata illegale".
Lady Asl e la truffa della sanità nel Lazio? La cupola degli amministratori regionali avrebbe continuato ad operare indisturbata.
I furbetti del quartierino? Per le scalate Antonveneta e Bnl forse non ci sarebbero stati gli "evidenti indizi di colpevolezza" per mettere i telefoni sotto controllo.
A rischio le inchieste potentine di Henry John Woodcock, Vallettopoli, Savoiopoli, affaire Total, tangenti Inail, dove i nastri hanno continuato a girare per otto-nove mesi prima di produrre prove, e quelle calabresi (Poseidone, Toghe lucane, Why not) dell'ormai deputato europeo Luigi De Magistris.
Una moria impressionante, in cui cadono processi famosi e meno famosi, in cui le indagini sulla mafia sono messe a rischio perché non si potrà più mettere sotto controllo telefoni per truffa ed estorsione.
Si salva Parmalat dove, come assicurano i pm di Milano e di Parma, le intercettazioni non furono determinanti né per arrestare Calisto Tanzi in quel dicembre 2003, né per accertare ragioni e colpevoli del crack.
Ha detto e continua a dire l'Anm con una frase ad effetto, "è la morte della giustizia penale in Italia".
Nelle stesse ore in cui alla Camera, con il concorso dell'opposizione nonostante l'appello del giorno prima a Napolitano di Pd, Idv, Udc, si approva la legge sugli ascolti, nelle procure italiane, tra lo sconcerto e l'irritazione delle toghe, si fanno i conti delle intercettazioni che non si potranno più fare in futuro e di quelle che, in un passato recente, non sarebbero mai state possibili.
E, anche se fossero state fatte, non si sarebbero mai potute pubblicare, né nella versione integrale, né tantomeno per riassunto.Le indagini cadono su due punti chiave della legge: "evidenti indizi di colpevolezza" per ottenere un nastro, solo 60 giorni per registrare.
Così schiatta l'indagine sulla clinica Santa Rita che parte con una truffa ai danni dello Stato per via dei rimborsi gonfiati e finisce per rivelare che si operava anche quando non era necessario. Non solo sarebbero mancati gli "evidenti indizi" (se ci fossero stati i pm Pradella e Siciliano avrebbero proceduto con gli arresti), ma non si sarebbe andati avanti per undici mesi, dal 4 luglio 2007 al 24 giugno 2008. Giusto a metà, era settembre, ecco le prime allusioni a un reparto dove accadevano "fatti gravi". Niente ascolti, niente testi sui giornali, niente versione integrale letta al processo, niente clinica costretta a cambiare nome per la vergogna.
Cambia corso il caso Abu Omar, nato come un sequestro di persona semplice contro ignoti. Solo due mesi di tape. Ma la telefonata chiave, quando l'imam libero per una settimana racconta alla moglie la dinamica del sequestro, giunge solo allo scadere dei 12 mesi d'ascolto. In più la signora, in quanto vittima, non avrebbe mai dato l'ok a sentire il suo telefono, come stabilisce la nuova legge.
Per un traffico organizzato di rifiuti a Milano, dove arrivava abusivamente anche la monnezza della Campania, hanno fatto 1.500 intercettazioni per sei mesi. Solo dopo i primi due s'è scoperto cosa arrivava dal Sud. In futuro impossibile.
Come gli accertamenti che fanno scoprire i mafiosi. A Palermo hanno intercettato l'imprenditore Benedetto Valenza per quattro mesi: dalla truffa e dalla frode nelle pubbliche forniture sono arrivati a scoprire che riciclava i soldi del clan Vitale e forniva cemento depotenziato pure agli aeroporti di Birgi e Punta Raisi.
Idem per l'inchiesta contro gli amministratori di Canicattì e Comitini che inizia per abuso d'ufficio e corruzione e approda a un maxi processo contro le cosche di Agrigento. Telefoni sotto controllo per sei mesi, ormai niente da fare."La gente sarà meno sicura" dicono i magistrati.
E citano lo stupro della Caffarella d'inizio anno. Due arresti sbagliati (i rumeni Ractz e Loyos), il vanto di aver fatto tutto "senza intercettazioni", poi il ricorso all'ascolto sul telefono rubato alla vittima. Domani impossibile perché in un delitto contro ignoti si può intercettare solo il numero "nella disponibilità della persona offesa". Assurdo? Contraddittorio? Sì, ma ormai è legge.
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giovedì 11 giugno 2009
Quello che sui giornali non leggerete più.
Le nuove regole sulle intercettazioni vanno incontro a una vera ossessione del Cavaliere.
Vietato trascrivere anche se un capo Rai chiede silenzio su dati elettorali non graditi al Capo. Quello che sui giornali non leggerete più.
di GIUSEPPE D'AVANZO da "Repubblica"
"Se escono fuori registrazioni lascio questo Paese". Lo disse Berlusconi l'anno scorso, ad Ancona, e così annunciò la sua offensiva contro le intercettazioni. Più che un'offensiva, la distruzione risolutiva di uno strumento d'indagine essenziale per la sicurezza del Paese e del cittadino. "Permetteremo le intercettazioni - disse nelle Marche quel giorno, era aprile - soltanto per reati di terrorismo e criminalità organizzata e ci saranno cinque anni di carcere per chi le ordina, per chi le fa, per chi le diffonde, oltre a multe salatissime per gli editori che le pubblicano".
Come d'abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell'informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere.
La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni - magari perché il suo interlocutore era sott'inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell'Utri - è per il Cavaliere un'ossessione, un'ansia, una fobia.
Ci è incappato più d'una volta.
Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).Berlusconi. Iniziamo male l'anno!Dell'Utri. Perché male?Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...Ancora uno stralcio:Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".
È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende.
Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati).
Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).
Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia).
Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l'esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all'estero).
Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l'inchiesta Antonveneta. Costo dell'indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.
Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato.
Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito.
Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto.
E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione.La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile.Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per "il Capo".
Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è "un ordine del Capo". Non c'è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata?Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un'inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l'ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere.
Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l'occasione.
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domenica 24 maggio 2009
21 dicembre 2012: “la fine del mondo” o fine di un incubo?
(di Ennio La Malfa )
Non solo in internet abbondano presagi di sventura legati alla fatidica data del 2012, non solo trasmissioni televisive come Voyager ne fanno uno scoop, ora anche il grande cinema esce con un colossal dal titolo proprio 2012. In tutto questo parrebbe rivivere l’anno Domini 999 , in pieno Medioevo, quando santi, santoni e ciarlatani predicavano l’arrivo della fine del mondo terrorizzando la povera gente e un po’ meno i signori e i tiranni di allora. Oggi la gente non è ingenua e credulona come qualche secolo fa, tuttavia avverte un certo disagio in questa società e quasi un inquietudine per il futuro. Non stiamo all’isteria collettiva, ma in una fase di attesa inconscia per un evento negativo che non sappiamo ancora quale possa essere.
L’effetto serra, i cambiamenti climatici, la grande recessione economica, la bomba atomica iraniana e così via, sono elementi che danno forza a questa nostra paura interiore. E allora perché non credere alla predizione Maya che darebbe per chiusa la storia di questa umanità proprio nel 2012 ?
I Maya del resto hanno sempre previsto e mai sbagliato, se non di pochi minuti e secondi, i fenomeni delle eclissi solari e lunari.La grande eclisse solare del 1991 che interessò il Messico, la più lunga della storia, con quasi 7 minuti di oscuramento totale, era stata prevista molti secoli prima dagli astronomi maya con una imprecisione di appena 30 secondi. Allora perché avevano interrotto il loro calendario proprio al 21 dicembre 2012? Forse avevano visto giusto anche in questo caso?Ed è proprio la capacità dei Maya a calcolare e predire eclissi ed altri fenomeni cosmici con una certa precisione che preoccupa la gente.
Ma c’è chi dice che il 2012 non dovrà essere necessariamente un evento catastrofico, ma una crescita spirituale dell’umanità, un momento in cui la coscienza dell’uomo dovrebbe prevalere sull’istinto. Parole, supposizioni, speranze che qualcosa possa cambiare nella vita collettiva e in quella personale.Oggi più del passato queste sensazioni di insicurezza e di sfiducia nel futuro si avvertono, “del doman non c’è certezza” diceva spesso Lorenzo il Magnifico nel lontano 1470 ed oggi questo ritornello è tornato di moda.
Ma se guardiamo al passato più recente dovremmo chiederci se a noi italiani in pieno boom economico del 1960 con le aspettative della qualità della vita sempre crescenti, una storia del genere avrebbe fatto breccia. Forse si, ma in toni minori, allora si sperava di migliorare le proprie condizioni di vita in tempi brevi, il lavoro bene o male lo trovavano tutti, con un solo stipendio una famiglia viveva dignitosamente, non c’era la corsa al consumismo sfrenato, non c’erano criminali ad attentare alla nostra incolumità giornaliera, si viveva meglio di oggi. Tutto questo ora non c’è più, c’è la paura di uscire di notte, di non riuscire a pagare le rate del mutuo di casa, di non trovare lavoro o di perderlo e, infine, c’è la paura di entrare nella sempre crescente schiera dei poveri.Non si tratta della paura “del mille e non più mille”, questa volta si tratta di avvertire quasi l’esigenza di chiudere questa avventura terrestre troppo difficile e piena di delusioni e amarezze.
E allora il 2012 diventa quasi un’aspettativa di cambiamento, un’occasione a “voltar pagina”.L’umanità, nonostante le grandi imprese e i grandi messaggi di amore e di fraternità di molti Avatar apparsi nella storia dell’uomo, da Buddha a Cristo, fino a Padre Pio e a Sai Baba, ha sempre disatteso gli insegnamenti di questi illuminati, macchiandosi di crimini orrendi: dallo sterminio degli indios d’America a quello degli Ebrei, dai genocidi di Stalin a quelli di Pol Pot, dalla strage degli Armeni a quelli dei popoli del Darfur.Ha prevalso sempre il senso dell’egoismo esasperato, a volte mascherato da falso altruismo.
Si è cercato sempre di prevaricare il prossimo, alla faccia dei messaggi dei santi ed illuminati. Oggi poi il furbo riesce ad avere di più degli altri onesti, a fare carriera ad arrivare prima ovunque a danno della persona corretta, civile e modesta. In più la gente comune, timorosa ed umile, non impegnata in scalate politiche ed economiche rilevanti, si sente di contare poco o niente, di essere solo un numero, una persona sola con le proprie illusioni e delusioni, con i propri mali fisici e psichici, incapace di contribuire a migliorare questa società.Da tutto questo, ad eccezione dei pochi furbi che vivono sulle aspettative e sui sogni dei più, si ricava un senso di smarrimento, di impotenza, di rassegnazione, qualche volta di rabbia.Una recente indagine (giugno 2008) effettuata da una rivista inglese relativamente alla prospettiva di cancellare questa umanità e provare a “rifarne” una nuova, le persone hanno risposto per il 67 % favorevolmente a chiudere il capitolo umanità e a provare ad aprirne una nuova. Il 12% ha dichiarato di non saper decidere, mentre gli altri ( pochi) hanno dichiarato che invece questa umanità doveva proseguire senza ridimensionamenti perché andava bene così. E questa indagine avvalora ancora di più il sentimento di grande disagio che noi tutti da decenni stiamo provando all’interno di questa società. Ecco allora comprendere la necessità di credere in qualcosa che con un colpo di spugna sappia scrivere la parola fine. Una fine però capace di far rinascere dalle ceneri una nuova umanità, più vicina ai sani valori profondi dell’uomo e non schiava delle esigenze degli altri, di quei pochi che sulle disgrazie degli uomini creano i loro imperi finanziari e politici.
Comunque vadano le cose non ci resta che aspettare il 21 dicembre 2012, sperando che si possano finalmente applicare gli insegnamenti dei grandi Avatar che in tremila anni hanno sempre cercato di darci, ma che noi uomini di un piccolo pianeta chiamato Terra abbiamo sempre disatteso e a volte strumentalizzato per altri fini certamente non nobili. A questo punto non ci resta che aspettare.
giovedì 21 maggio 2009
Possibile ritorno al Medioevo nel 2012
Tra circa tre anni, nel 2012, la Terra dovrebbe essere travolta da una tempesta solare senza precedenti, in grado di danneggiare irrimediabilmente ogni sistema elettrico ed elettromagnetico e di riportare così il mondo all’età del Medioevo.A sostenerlo è il settimanale britannico New Scientist, il quale riporta un rapporto finanziato dalla Nasa e pubblicato dalla National Academy of Sciences (Nas) americana a gennaio. La società umana, sempre più globalizzata e dipendente dall’elettricità e connessi derivati – tecnologia su tutti – verrebbe rispedita indietro centinaia di anni.Secondo gli scienziati propugnatori di tale teoria, il 2012 sarebbe un anno di intensa attività del Sole: ciò comporterebbe violente esplosioni della corona solare e la Terra potrebbe essere investita da un’ondata particolarmente violenta di vento solare. Quest’ultimo, a contatto con la magnetosfera terrestre, potrebbe provocare una tempesta geomagnetica tale da far saltare tutte le linee elettriche.Ne risentirebbero palesemente cellulari e internet, così come la radio, e vi sarebbero problemi di approvvigionamento elettrico e di acqua. In assenza di elettricità non funzionerebbero né le pompe di benzina né le centrali nucleari e a carbone, cosicchè l’intero pianeta potrebbe ritrovarsi senza energia. Gli esperti hanno calcolato che per far ripartire il sistema sarebbero necessari almeno una ventina d’anni.Paul Kintner, fisico della Cornell University di Ithaca (New York), sostiene che una tempesta solare farebbe danni almeno dieci volte superiori ad una tragedia meteorologica come quella dell’uragano Katrina.“Ci stiamo avvicinando sempre più ad un possibile disastro” , rammenta Daniel Baker, esperto di meteorologia spaziale dell'università del Colorado e presidente della commissione della Nas che ha redatto il rapporto.Durante l’ultima tempesta solare particolarmente violenta, la “perturbazione di Carrington” datata 1859, una ciclopica aurora boreale investì il nostro pianeta fino ai Tropici; ne conseguirono alcuni danni alle linee del telegrafo, nulla di particolarmente grave, non essendo ancora il mondo così dipendente dalla tecnologia e industrializzato alla pari di oggi.La premonizione degli scienziati si aggiunge alle numerose profezie antiche legate al 2012, anno che vanta oscuri appellativi quali “l’epoca dei cataclismi”, “la fine del mondo”, oppure semplicemente “l’anno del cambiamento materiale e spirituale” e “la fine di un’era” ipotizzata dai Maya.Stando al computo del tempo del calendario Maya, il 21 dicembre 2012 si verificherebbe la fine di un’era e l’inizio del ciclo dell’Acquario, in base alla “precessione degli equinozi”. In codesta data, infatti, terminerebbe il periodo di 12960 anni indicato dall’evoluto popolo centroamericano.Da un punto di vista astrologico-scientifico, tale teoria sarebbe suffragata dalla previsione secondo cui il 21 dicembre 2012 la rotazione della Terra sul proprio asse subirebbe una fermata di 72 ore per poi riprendere a ruotare in senso inverso, con la conseguente inversione dei poli magnetici.Il nostro pianeta avrebbe iniziato la fase del rallentamento già negli anni ’60 del Novecento. La lenta “frenata”, inizialmente di portata infinitesimale, avrebbe adesso un andamento esponenziale e non lineare, e questo giustificherebbe l’ignoranza di quasi tutta l’umanità in proposito.Si può facilmente dedurre che il tutto si esperirebbe con eventi di carattere meteorologico e sismico, per via dell’anomalo riscaldamento e raffreddamento della crosta terrestre, dovuto ai giorni e alle notti più lunghe; il clima dovrebbe subire un temporaneo stravolgimento a causa del quale potremmo avere pioggia e venti di grande entità – cosa che in piccola parte si sta già verificando. L’assestamento della crosta terrestre, originato dalla repentina frenata della rotazione, darebbe luogo a eventi tellurici di notevoli proporzioni.La suddetta teoria sul 2012 trova misteriosamente riscontro in tutte le civiltà antiche, dai Maya agli Aztechi, dagli Egizi alle culture indoeuropee, popoli inspiegabilmente progrediti che ci hanno lasciato in eredità oscuri moniti inintelligibili e profezie spesso divenute reali.
Alessio Stilo
mercoledì 20 maggio 2009
Onorevoli, che rimborsi!!!
Dalla Jacuzzi sul terrazzo di casa alla trasferta ministeriale con famiglie al seguito
di CARMELO LOPAPA
IL rimborso spese per il parrucchiere delle onorevoli senatrici è stato l'ultimo a finire nel calderone delle astute sconvenienze da cancellare. Certo, pesa "solo" per 81 mila euro l'anno. Certo, non indecente come i filmini porno del marito del ministro dell'Interno britannico messi a carico del bilancio. Certo, non come gli specchi inseriti in nota spese dal deputato inglese Richard Younger Ross, ma anche a Roma, che figura. Tanto che anche a Palazzo Madama, giusto pochi giorni fa, se ne sono accorti e allora il presidente Renato Schifani ha invitato a cancellare quella voce in bilancio. D'ora in poi, sottinteso, vadano a farsi belle a loro spese.
Non è ben chiaro invece se i senatori e gli "ex" che passeranno a miglior vita in questo 2009 potranno godere ancora del rimborso spese funerarie che nel 2008 ha pesato un po' troppo sui conti del Palazzo, 134.290 euro.
La voce è inserita "per memoria", e in fondo non sarà un problema loro ma di chi dovrà far quadrare i conti. Conti stracciati, conti allegri, conti che non quadrano ma chi se ne frega, nel nostro Paese. Altro che Inghilterra indignata per pochi spiccioli di note spese. Qui lo scandalo è codificato, è a norma di legge, è tanto palese da non destare, appunto, scandalo.
Benefit, rimborsi a go-go, voli, treni, navi, Telepass e corsi di lingua e buvette e ristorante a 8 euro. Non è più tempo da viaggi in Tanzania della commissione Lavoro di Montecitorio per "studiare il sistema pensionistico del paese dell'Africa orientale", ricordo appannato di qualche anno fa.
Come pure l'onorevole Lorenzo Cesa non proporrebbe più l'indennità per ricongiungimento familiare, come si azzardò a ipotizzare quando, nella rovente estate 2007, il suo partito venne segnato dallo scandalo del deputato Cosimo Mele, la prostituta in albergo, l'uso (sospetto) di cocaina. Adesso ci si accontenta di piccole cose, ma è il pensiero quello che conta.
L'ultimo lo hanno avuto i tre questori della Camera guidati da Francesco Colucci (Pdl) ed è planato ieri mattina sulla casella postale dei 630 deputati sotto forma di lettera-invito a "usufruire di un corso di 15 ore di lezioni individuali di informatica da 1,5 ore cadauno" che si svolgeranno a Montecitorio. Costo risibile da 235 euro a testa, il resto lo mette la Camera, ovvio.
Quisquilie, appunto. Sarebbe bello invece sapere anche qui da noi come il deputato utilizza i 4.003 euro mensili che il Parlamento gli mette in saccoccia ogni mese come "rimborso spese di soggiorno". Certo, magari anche l'elettore italiano vorrebbe sapere almeno dove risiede il suo onorevole di riferimento, quando trascorre quei tre giorni nella Capitale. Per esempio se lo utilizza tutto, il suo budget da diaria extra stipendio.
O che ne fa di quell'altro da 4.190 euro al mese che gli viene erogato proprio a titolo di "rimborso spese". Qualcuno non vorrà mica sospettare che una parte di quei soldi o addirittura tutti finiscano nel conto in banca dell'onorevole? Sospettosi o malpensanti.
Qui la nota spese è bandita, il piè di lista è sconosciuto. Le Camere pagano anzitempo, pagano sulla fiducia, pagano a forfait. Non c'è nulla da scoprire. Altro che dimissioni dello Speaker del parlamento inglese. Che ridere, il milione di sterline per colpa del quale Westminster sta precipitando nello scandalo, col suo carico di rimborsi gonfiati dai deputati.
Che ridere, perché Montecitorio e Palazzo Madama, in questo 2009, distribuiranno ai nostri 630 deputati e 322 senatori rimborsi spese destinati sulla carta a viaggi, diaria e segreterie per qualcosa come 96 milioni di euro, parenti molto vicini di 100 milioni. E il tutto, va da sé, senza chiedere lo straccio di una prova documentale che attesti se davvero saranno utilizzati per gli scopi "istituzionali". Sono 72 milioni di euro alla Camera e 24 milioni al Senato. E va da sé, che quegli 8.190 euro mensili ai deputati e 8.678 mila euro ai senatori sono solo, appunto, rimborsi. Nulla a che fare con le indennità da 5.500 euro, lo stipendio in senso stretto.
"Uno scandalo come quello britannico da noi è impensabile - racconta un grande conoscitore del Palazzo come Gabriele Albonetti, deputato questore già da due legislature - Al di là dell'eticità del comportamento di deputati e senatori, la questione è tecnica. Da noi, non esiste la nota spesa, la Camera e il Senato affidano una somma, diciamo così, sulla fiducia. Sarà poi l'onorevole a gestirla a suo piacimento".
Nulla da spiegare e nulla da giustificare.
Né gli alberghi, né i ristoranti, né le segreterie, né - chiamiamoli così - gli "extra" molto extra. Come non sono da rendicontare gli oltre 4 mila euro al mese (4.678 al Senato) erogati a ciascun onorevole per i cosiddetti portaborse. Col risultato ormai arcinoto che buona parte degli assistenti sono sottopagati o pagati in nero. Ieri il Consiglio dei presidenza del Senato, prossimamente quello della Camera, ammetteranno l'ingresso dal primo luglio solo per i portaborse dotati di badge, rilasciato dietro esibizione di regolare contratto. Ma molti dei ragazzi, in questi giorni, ti raccontano come alcuni dei loro onorevoli siano pronti a far sottoscrivere loro un contratto da addetto alle pulizie del gruppo parlamentare, che ne possa comunque consentire l'ingresso quotidiano a Palazzo e continuare come sempre. Come sempre in nero. Un po' di pulizia, va detto, la si sta pure facendo.
Al Senato hanno cancellato i 730 mila euro sborsati, tra l'altro, per garantire un ufficio ai senatori rimasti privi di scrivania.
O i 690 mila euro che sono parte della voce "rimborsi spese telefoniche".
Ha fatto pure scalpore scoprire in questi giorni che i 1.058 "ex" senatori per fortuna ancora in vita costano però 1 milione 726 mila euro per viaggi in treni, aereo o per passaggi autostradali, al netto, ovvio, del vitalizio. Platea di beneficiari ridotta ora a 291 in uno slancio di austerity. Rigorismo che ancora non ha scalfito l'Asis, l'assistenza sanitaria garantita ai senatori e ai deputati e ai loro familiari. Basta pagare 25 euro al mese per ciascun figlio o consorte, ma anche - magia del Parlamento - per il convivente, e ogni cura è assicurata. Gratis.
Perché la coppia di fatto che le Camere non hanno mai voluto riconoscere, lì dentro esistono, eccome, da tempo. Per l'esattezza dal 1985, quando è stata approvata la legge 687. Qualche sprovveduto Don Chisciotte, di tanto in tanto, prova pure a divertirsi e ad agitare le acque. In questa legislatura la dipietrista Silvana Mura, con un ddl che prevede tra l'altro la riforma del sistema dei rimborsi, da erogare solo dopo l'esibizione delle spese effettive. "Ma, per usare un eufemismo - racconta - non ha suscitato grandi entusiasmi tra i colleghi". F
uori dai confini, qualche italiano finora ha potuto fare il furbo nell'Europarlamento. Tratta Bruxelles-Roma (o Milano) rimborsata forfaittariamente per la business class in base al chilometraggio. Quando invece era notorio che molti dei nostri 78 (come tanti altri) viaggiavano in low-cost. E lì, via con la cresta.
Da luglio però, col nuovo Parlamento, si cambia registro: rimborso solo dei biglietti effettivamente acquistati. Il rimborso spese per lo staff viaggia sui 17 mila euro mensili. Non sarà per sfiducia, ma il tesoretto lì non lo fanno transitare dalla busta paga dell'onorevole. È a disposizione e le somme le paga direttamente il Parlamento agli assistenti che dimostrano con contatti e contributi di prestare servizio per il deputato. Rigore e trasparenza che i portaborse italiani sono costretti per ora solo a sognare.
lunedì 18 maggio 2009
Il coraggio dimenticato
di ROBERTO SAVIANO
da Repubblica del 18 maggio 2009
Chi racconta che l'arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica.
Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani.
In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti.Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: "Ora basta" ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani. A Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani: Kwame Yulius Francis, Samuel Kwaku e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes della Liberia e Eric Yeboah del Ghana. Joseph Ayimbora, ghanese, viene ricoverato in condizioni gravi. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent'anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia.
Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Il 16 maggio Domenico Noviello, un uomo che dieci anni fa aveva denunciato un'estorsione ma appena persa la scorta l'hanno massacrato. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze.Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Ma la cosa straordinaria è che il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L'obiettivo era attirare attenzione e dire: "Non osate mai più".
Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no. E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le 'ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL del paese.La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l'inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell'edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio.L'egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall'aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della 'ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti.
Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere.
Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: "Non ci piegheremo", riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi.
Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno.
E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani.
Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra.
L'agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro.Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. "Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l'Italia" di Antonello Mangano, edito da Terrelibere.
La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare.
Anticorpi che nascono dall'elementare desiderio di vivere.L'omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà.
La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l'inizio per ogni vera battaglia contro le cosche.
Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l'Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all'estero.Oggi, come le indagini dell'FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell'est in loro colonie d'investimento e come dimostra l'ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D'Avorio, dall'Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici).
E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità?
Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai.
Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro.
La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell'eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vive senza il consenso e l'alleanza delle mafie italiane.Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l'alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l'assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare.
L'Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.
domenica 17 maggio 2009
FELICI NELLE MANI DI UN PAZZO.
Cito una riflessione di Maurizio Blondet, nell'articolo dall'eloquente titolo "Felici nelle mani di un pazzo".
Giudicate se questo non è il ritratto di Berlusconi
Maurizio Blondet 09 maggio 2009
Avvertenza previa: i lettori sono pregati di lasciare in anticamera la tifoseria, sia pro-Berlusconi, sia antiberlusconismo. I pro-Veronica Lario e gli anti-Veronica lascino la sciarpa coi colori della squadra in guardaroba.
Potranno riprenderla all’uscita.Lo dico perché la faccenda è seria. E’ infatti impressionante che l’opposizione, che in questi giorni commenta, centellina con gioia, aligna e ripete le parole di Veronica Lario, tralasci quelle più essenziali e crude, che cito a memoria: «Ho detto a quelli che lo circondano (il Salame) di aiutarlo, è un uomo che non sta bene».Sono convinto che, in questa faccenda da «Bagaglino» che ci coinvolge tutti, qui ci sia una verità grave.
Ho già scritto altre volte che Berlusconi, verosimilmente, soffre di un disturbo psichico.Nella sua forma clinica, conclamata e grave, il disturbo si chiama «mania», ed è in qualche modo il contrario della depressione. Il depresso è fiacco, sempre stanco, pessimista, psichicamente addolorato; non prova piaceri nè sentimenti, è sessualmente annullato. Il maniaco si sente supremamente energico, ottimista ed euforico; cerca la compagnia, fa le ore piccole, dorme due ore per notte e non si stanca mai, è un vulcano di idee vorticanti, e sessualmente iper-attivo. Nella forma grave, la mania porta nei guai: il maniaco sottovaluta gravemente le difficoltà oggettive compra uno yacht da milioni di euro firmando le cambiali che non pagherà, è iper-agitato, aggressivo, istrionico, mentitore, insaziabilmente lubrico, e spesso, per uno di questi comportamenti, finisce in prigione per insolvenza, per rissa o per qualche scandalo sessuale. O rovina le sostanze sue e della famiglia. Può anche finire suicida: la mania è spesso la parte «alta» del disturbo bipolare, dove il soggetto oscilla fra le vette dell’euforia e gli abissi della depressione mortale .
Di questo diturbo esiste però una forma più lieve, sub-clinica, molto ben studiata. Ed è un disturbo, lo si creda o no, socialmente «gradevole». L’ipo-maniaco (si chiama così) è intriso di fiducia in sé e di energia; «pensa positivo»; può lavorare per diciannove ore al giorno; si fa notare come amico generoso, impulsivo e trascinatore; contagia gli altri coi suoi entusiasmi e progetti audaci; piace alle donne per la sua vitalità sessuale. E spesso, la sua impulsività ha successo. Gli dà una marcia in più nella vita sociale.Già nel 1958 uno psichiatra di nome Kurt Schneider descriveva questa personalità «ipertermica» (molto «calda») con questi aggettivi: «Sempre di buonumore, ultra-ottimista, esuberante, ingenuo; vanitoso, vanaglorioso, grandioso; vigoroso, traboccante di progetti, improvvido; gran parlatore, affettuoso, estroverso; indiscreto, importuno; disinibito. Cerca perennemente stimoli; sessualmente promiscuo» .Giudichi il lettore se questo non è il ritratto di Berlusconi.Di fatto, molti uomini politici sono personalità ipo-maniache:instancabili organizzatori, capaci di partecipare ad assemblee e riunioni senza noia né sonnnolenza, sempre attivi, sempre portatori di grandi seducenti progetti, a volte convinti di essere «in missione per Dio», e sempre «buone persone», attraggono gli altri; vengono percepiti come personalità amichevoli, empatiche, fascinose e «magnetiche».La istituzione che chiamiamo democrazia spesso proietta al vertice del potere - col voto - questi uomini, vissuti come dei leader popolari. Ne seguono carriere politiche di grande successo, che però non di rado sono messe a rischio, o naufragano, per qualche scandalo sessuale: vedi Bill Clinton, vedi l’intera famiglia dei maschi Kennedy (il presidente e il fratello Robert, ministro della Giustizia, che si passano la stessa amante, Marylin Monroe; un altro Kennedy politicamente liquidato per il mortale incidente con una ragazza a Chappaquiddick).Il guaio è che l’ipo-mania, finché è dominata o lieve, è un carattere socialmente vantaggioso: spesso costoro sono ricchi, perché nella loro professione sono instancabili;voraci di novità, audaci nelle decisioni, rapidi, capaci di formare all’istante team di collaboratori e di associare gruppi d’interesse diversi; è comprovato che, nelle fasi «alte» della loro euforia, persino il loro quoziente intellettivo aumenta; superano d’un balzo difficoltà e problemi. Proprio per questo, tali personaggi rifiutano le cure (nel caso, il farmaco prescritto è il litio): malati, se mai, sono gli altri, si dicono, i «nati stanchi», i «vecchi». La loro malattia offre loro troppi vantaggi entusiasmanti, perché abbiano voglia di tornare normali. Ossia, di dover dormire otto ore, di sentirsi stanchi dopo viaggi e spostamenti eccessivi, e qualche volta vinti davanti a difficoltà impossibili.Il grave è che questo disturbo si aggrava con l’età in almeno un terzo dei casi. Allora la bella, trascinante euforia diventa qualcosa di maligno. L’ideazione rapida e vulcanica diventa irrefrenabile, delirante. L’attività esuberante diventa attivismo coattivo, incapacità di star fermi, bisogno di muoversi qua e là.Le decine di progetti sempre ribollenti diventano una «fuga di idee» inarrestabile, per cui il soggetto comincia entusiasta un’impresa e la lascia a metà, perché entusiasmato da un’altra idea; la velocità decisionale diventa inconcludenza; l’ottimismo diventa superficialità; sottovaluta le difficoltà in modo suicida. Spesso, il maniaco comincia a frequentare ambienti poco raccomandabili, spintovi dalla ricerca di donnine facili o dal bisogno di altri «stimoli»: e con ciò, può finire nelle mani della polizia. La calda personalità diventa istrionica; per esempio, recita due parti contraddittorie (il buon marito e l’insaziabile amante); nega ciò che ha appena detto, mente per non dover affrontare un’immagine di sé meno gloriosa di quella che si è costruito. E’ incapace di autocritica, e allontana chiunque lo critichi.Il generoso diventa spendaccione, dilapidatore: il che è particolarmente grave per noi contribuenti, se il malato è il premier, con il potere di spendere i soldi pubblici, e di far attuare le sue decisioni improvvide, mal concepite e superficiali. Berlusconi ha dato già numerose prove di colpi di testa maniacali: la improvvisa idea su Alitalia; la ispirazione improvvisa di abbandonare i lavori alla Maddalena, per trasferire il G-20 nella zona terromotata dell’Aquila. Il semplicismo di pagare 150 mila euro a chi ha perso la casa nel terremoto, senza controllo e senza esame.Infine, la partecipazione al compleanno della ragazzotta, figlia di un losco individuo di Casoria: un commesso comunale che però fa feste milionarie e può indicare al premier quali politici candidare nel Napoletano, insomma un probabile capo-bastone .Uno di cui Berlusconi dice: lo conosco da anni, era l’autista di Craxi, solo per essere smentito da Bobo Craxi. Insomma, da vero maniacale conclamato, il Salame ha già dilapidato milioni di euro in progetti folli, e se non lo fermiamo, il suo «ottimismo» ci ridurrà in mutande.Inventa episodi mai avvenuti (come un suo viaggio in Finlandia). E si sta già mettendo nei guai con la frequentazione di bassifondi sociali.Ma chi lo ferma? La vera tragedia non è che Berlusconi sia un pazzo.La vera tragedia è che lui, in Italia, incontra un popolo parimenti patologico, degradato, superficiale, improvvido, privo di profondità e di attenzione ai segni e ai sintomi del degrado sociale. Un popolo dove i bulletti scolastici vengono difesi dai genitori, che ne sono fieri perché «si fanno valere». Dove sembra normale che una quindicenne mandi in giro, a Mediaset, alla RAI, alle varie case dello spettacolo, le sue foto in bikini, incoraggiata da mammà e papà («Sono fatti suoi, dopotutto»). Dove non si trova niente da ridire che una fellatio possa essere retribuita con un ministero per la fellatrix, che masse di tifosi mettano le città a ferro e a fuoco, che un terzo dei deputati tiri di coca. Dove costruire case di sabbia in zona sismica sembra una scusabile astuzia del mestiere edile. Dove sembra normale che un magistrato diventi parlamentare.E’ un popolo che vive, nella sua vita quotidiana, come le comparse del «Grande Fratello» e di «Amici»; per il quale, si è rovesciata ogni distinzione non si dice fra il bene e il male, ma fra il dignitoso e l’indecente, ciò di cui vergognarsi e quello di cui gloriarsi.Ora, non c’è speranza che questo popolo si accorga di farsi governare da un matto, e lo bocci alle elezioni. Chi potrebbe dunque avviare la pratica - non prevista dalla costituzione - di interdizione del capo del governo, e il suo affidamento sotto la tutela di un curatore?L’opposizione? A parte che ha fatto votare Luxuria e la Madia (belloccia fidanzata di un figlio di Napolitano), ha tanto esagerato nel suo anti-berlusconismo viscerale e irrazionale, da aver perso ogni plausibilità: esattamente come il bambino che si divertiva a gridare «al lupo», e quando il lupo venne, nessuno gli credette.La magistratura? Peggio ancora. La casta giudiziaria ha manifestato tanta preconcetta ostilità contro il Salame, ha avviato tante centinaia di processi mal motivati e mal condotti per incenerirlo, che oggi - che ce n’è bisogno - una sua iniziativa per fermare il pazzo verrebbe accolta dall’irritato scetticismo dellla maggioranza degli italiani.«Ancora? Quelli ce l’hanno con lui». Del resto, in questo caso di Casoria e del discutibile commesso comunale che pare possa dire a Berlusconi chi candidare, i magistrati si sono ben guardati di «aprire un’inchiesta». Forse capiscono da soli, persino loro, che nella loro lotta di potere, hanno svenduto ogni loro autorevolezza.Nessuno li crede più capaci di oggettività, equanimità e visione razionale.Dovrebbe agire il presidente della repubblica: Ma chi? Quello che faceva le creste sulle note-spese come deputato europeo. Ci vorrebbe un medico di grande fama, ma chi? Quel furbo malvissuto chiamato Veronesi? O la Levi Montalcini, dal premio Nobel sospetto?Ecco il nostro tragicomico problema: in Italia, non c’è una istituzione indiscussa. Nessuna autorità rispettata da chiunque, super-partes. Nessuna «chiara fama» che si sappia con certezza meritata. Insomma: nessuna istanza superiore, che si imponga da sé per la propria oggettiva autorità.Nessuna CEI la cui parola non venga accolta da cachinni e insofferenza. Nessun intellettuale o accademico che abbia mai dato la minima prova di occuparsi del bene comune.E’ questo il nostro problema: la nostra società non ha il «piano alto», una corte suprema di integri e indiscutibili. S’è liberata da tempo dai suoi migliori, per non essere giudicata. E crede di non averne bisogno.Nella nostra società, si guadagna il potere perdendo la propria autorità, svendendola, scambiandola. E così, non c’è un potere che possa difenderci da un vero pericolo per lo Stato, che si presenta in questa forma inedita di un ammalato psichico al comando.Le infinite tavole rotonde, talk-show di Bruno Vespa, «Annizeri», non colgono il problema né tantomeno lo risolvono. Ci tocca sentire un barlume della dolorosa verità dalle labbra di Veronica Lario: ma sono labbroni inverosimilmente gonfiati al silicone, ridicole protesi da adescamento artificiale oltre l’età; nessuna verità resta credibile, nessun dolore può pretendersi autentico, su quelle labbra.Ecco il problema. Preghiamo i lettori di non dimenticare di ritirare dal guardaroba i loro oggetti personali: sciarpe della squadra, berretti Forza Italia, foto di Veronica a tette nude, tifoserie assortite, triccheballacche e putipù. 1) Il ritratto, affascinante e patetico insieme, di una personalità maniacale ciclotimica è stato raffigurato molto bene in un film del 1993: «MR. Jones», protagonista Richard Gere.2) Citato in John Ratey e Catherine Johnson, «Shadow Syndromes», New York, 1997.3) Sul rapporto fra «papi» e la famiglia Letizia (del commesso di Casoria, mi limito a riportare un’agenzia: «Vediamo i fatti e le novità: il capo del governo era in Polonia, tutti i giornalisti che erano al seguito ascoltano queste sue parole riferite a Benedetto Letizia, il padre di Noemi«Lo conosco da anni, era l’autista di Craxi». Non era vero. Berlusconi viene sbugiardato da Bobo Craxi. Allora da Palazzo Chigi arriva la solita nota . «Il presidente Berlusconi non ha mai detto che il signor Letizia fosse l’autista di Craxi». Allora dove e come ha conosciuto questo signore, di professione ragioniere, ma impiegato comunale a Napoli come commesso? Prima dirigeva la segreteria del direttore dell’assessorato all’Annona proveniente dalla segretaria dell’assessore Giovani Grieco, del PSDI, partito cui era iscritto Letizia.Era rimasto impigliato in una scabrosa vicenda giudiziaria con l’accusa di peculato e concussione, e arresti domiciliari nel 1993, poi assolto in appello, reintegro al Comune. Dice in un’intervista a Repubblica che le affinità con Silvio sono «la politica, l’interesse per il bello, forse un po’ galante». Cosa significhi «forse un po’ galante» non si capisce, il resto lascia supporre un rapporto politico. Tanto che «raccomanda» a Berlusconi di inserire Flavio Martusciello nelle liste per le europee.Il cavaliere lo accredita, di fatto, come un esponente del centrodestra napoletano. Letizia ha fatto parte di un comitato elettorale del consigliere regionale del Pdl il quale ora dice «Lui non è mai stato uno dei miei supporter più assidui» e che non sapeva di questa amicizia con Berlusconi.Strano davvero: Lui raccomanda Martusciello a Berlusconi e al raccomandato non fa sapere che è intimo del premier tanto che regala alla figlia collier d’oro con brillanti? Eppure anche a Porta a Porta Berlusconi continua nella poco credibile versione. Letizia non svela i motivi di una amicizia così stretta ed anche la moglie Anna non vuol dire niente dal rapporto fra la sua famiglia e «papi», anche lei lo chiama così. «Ho educato mia figlia al Vangelo»: dice la bella signora Anna. Ma non risulta che il Vangelo lo si onori con le foto alquanto «osé» della allora minorenne Noemi. Così come non lo si onora cantando insieme a «papi» le canzoni di Apicella. Sentite cosa avrebbe detto la fanciulla: «Vado a trovarlo a Roma o a Milano, perché mica può venire sempre lui qui. Lo adoro, gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Sogno di fare la show girl. Perché io so fare tutto, una Carlucci, una Cuccarini».
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