"Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione"
Robert Francis Kennedy

martedì 26 marzo 2013


Sì, è possibile che rivinca lui

 di Antonio Lubrano 
Davanti a me c’è un uomo immobilizzato su una poltrona. Ha quasi novant’anni, le gambe non lo aiutano più ma il cervello è lucidissimo. Ha fatto il medico di base tutta la vita, conosce come dice lui “la gente d’ogni giorno”, ossia i cosiddetti  “semplici”, quelli che sono pronti a credere a ogni promessa.   Il discorso va sul comizio di Piazza del Popolo a Roma, sabato 24 marzo, 30-50mila, centomila, duecentomila persone chissà, si fa presto a buttar là una cifra oceanica. Ma sta di fatto che erano pur sempre tanti gl’italiani richiamati da Silvio. “Li conosco, insiste il vecchio, sono gl’italiani di sempre, che pur di riavere indietro l’Imu sono pronti a rivotarlo”. Ma se l’Imu l’ha voluta lui! – obietto. “Ma figurati, o non lo sanno o lo hanno dimenticato. Se tu gli permetti di non pagare le tasse quelli si precipitano a votarti. Hai letto che ci sono dieci milioni di italiani che dichiarano redditi non tassabili? E i dipendenti più ricchi dei datori di lavoro? Vedrai che se a giugno si andrà di nuovo alle urne rivincerà lui..” Posso chiedermi che razza di popolo siamo? “Puoi chiedertelo, anche se lo sai già perché lo hai scritto e lo hai detto in televisione tante volte: siamo un popolo di furbi e di egoisti..”. Il mio interlocutore tenta di rialzarsi ma ricade sulla poltrona toccandosi le gambe: non vanno più, rileva sgomento. E poi mi indica la televisione: “Ma hai visto quanta gente c’era?”. Sì, ho visto, credo che sia anche il frutto della potenza economica di Silvio. Ha dato al partito proprio in questi giorni quindici milioni di euro, era logico che gli organizzassero una bella adunata. Per di più ha pagato all’azienda romana dei trasporti una giornata di metropolitana e tram gratis per tutti, chissà quanti ne hanno beneficiato per raggiungere Piazza del Popolo. Non bastasse,  pare che intere comitive di pensionati siano state trasportate da tutta Italia con i pullman e che ci sia stata anche una distribuzione di bonus(valore 10 euro) ai partecipanti. Sarà vero poi,chissà. “E quei cartelli? Silvio sei più grande di Cesare!..”. Se è per questo c’era anche un ‘Cosentino libero’! Capisci? L’ex deputato in galera, sospettato di rapporti con il clan dei Casalesi.. “Ma figurati, chi se ne frega di Cosentino e dei processi al cavaliere. Considerano Silvio un perseguitato. Gli fa pure comodo crederlo. Stammi a sentire, Antonio, rivincerà lui!”. E se avesse ragione il medico novantenne? Angosciante.

mercoledì 20 marzo 2013


I saggi consigli del Financial Times: “In Italia razionale ritirare i soldi dalle banche”

- Stefano Bassi -
Mentre su Monte dei Pacchi già sappiamo…e dunque stendiamo un velo pietoso
(a proposito…come previsto stanno insabbiando le componenti più “scomode” dello scandalo ovvero la responsabilità di Draghi/Bankitalia e dei vertici del PD…)
Mentre anche le nostre Banche considerate più inossidabili si stanno avvicinando sempre più al livello di “junk” (spazzatura)
Il rating di UniCredit e Intesa Sanpaolo è stato tagliato a “BBB+”.
Mentre il nostro sistema bancario “più solido degli altri” (così ci raccontano da sempre fonti bancarie e giornali a libro paga…) avrebbe circa 135 miliardi di sofferenze (quelle ufficiali…)
tanto che, con la Recessione che continua senza interruzione, si inizia a parlare di una Bad Bank italiana nella quale infilare tutti i crediti spazzatura….
Il ben noto editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau in un suo articolo
si domanda come sia possibile che i risparmiatori dei Paesi PIIGS – Italia compresa – ancora non abbiano ritirato i propri soldi dalle banche.
Infatti, soprattutto dopo la “rapina cipriota, sarebbe il comportamento più razionalenei confronti dei propri risparmi………
La cosa davvero sconcertante è perché la gente a Cipro non abbia ritirato i propri soldi prima? 
Non hanno letto i giornali? 
Forse avevano fiducia nel nuovo presidente di Cipro, che aveva promesso che mai, avrebbe accettato questo diktat europeo? 
E perché non ancora c’è stata una corsa alle banche negli altri paesi dell’Europa meridionale? 
Forse anche loro si fidano dei loro governi? 
Ancora più importante, continuano a farlo ora?
Ci sono alcuni impedimenti istituzionali all’interno della zona euro. 
Alcuni paesi impongono limiti di prelievo giornalieri, ufficialmente come misura contro il riciclaggio di denaro. 
Né è facile aprire un conto bancario in un paese straniero. In molti casi, è necessario avere la residenza.
Ma non farei troppo affidamento su tali impedimenti. 
Una volta che la paura raggiunge una massa critica, la gente agisce, e quindi una corsa agli sportelli diventa un processo di auto-alimenta. 
C’è stato un sacco di rilassamento sulla crisi della zona euro negli ultimi otto mesi.
Molte persone, hanno pensato – erroneamcne – che la crisi fosse finita.
I risparmiatori ora capiscono che, se la crisi era finita, era solo perché la zona euro aveva trovato una nuova fonte di finanziamento: i loro risparmi….
Non ho idea se ci sarà una corsa agli sportelli nelle prossime settimane. 
Ma sicuramente sarebbe razionale.
E Münchau rincara la dose in un articolo su Der Spiegel
Münchau: per difendere l’Euro presto serviranno i panzer
…I Ministri delle Finanze europei hanno deciso di espropriare i clienti delle banche cipriote – questa decisione è il peggiore degli incidenti possibili all’interno dell’unione monetaria. 
Chi continua ad affidare i propri risparmi ad una banca sud-europea, deve essere alquanto ingenuo….
….Con la decisione di far pagare prima di tutto i piccoli risparmiatori ciprioti, i Ministri delle Finanze europei ci hanno riportato nella fase acuta della crisi Euro. 
Perché ora i risparmiatori, non solo a Cipro ma in tutto il sud-Europa, cercheranno in ogni modo di mettere i loro risparmi fuori dalla portata degli stati. 
Ulteriori espropri forzati sono una certezza. 
La minaccia è concreta anche in Spagna e Italia. L’assalto alle banche è iniziato…..
….Io credo che da qui a mercoledi si raggiungerà un accordo su una franchigia oppure le cifre saranno riviste, in modo da avere il voto favorevole del parlamento di Nicosia. Il danno pero’ è già stato fatto. Il mondo intero sa che i Ministri delle Finanze europei non hanno alcun problema nell’aggirare l’assicurazione sui depositi…..
….Reazione a catena, dopo Cipro, la Grecia, il Portogallo, la Spagna e poi l’Italia. 
Le banche sono in difficoltà anche in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. 
Questi stati sono troppo deboli per garantire l’assicurazione sui depositi in maniera credibile. In Spagna già si parla di una partecipazione dei piccoli risparmiatori. Alla prossima opportunità si tirerà fuori dal cassetto il modello Cipro e si chiederà ai risparmiatori di passare alla cassa. 
Chi non ritira il proprio denaro dalle banche sud-europee, è davvero un ingenuo. …..

Padre Amorth: “Monti e Napolitano massoni. Papa Francesco? Finirà come Luciani”

fonte: www blitzquotidiano.it


ROMA – “Mario Monti? Un massone come Giorgio Napolitano. Papa Francesco? Potrebbe finire comePapa Luciani“. Padre Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo, lo afferma in un’intervista a Il Giornale. Secondo Amorth nel mondo “comandano 7-8 persone che hanno i quattrini in mano”.
Padre Amorth poi spiega che il presidente della Repubblica è un massone e dell’ascesa di Montidice: “Solo con la potenza della massoneria poteva arrivarci”.
Non manca nemmeno una parola per il Papa Francesco, che il 19 marzo viene intronizzato, e chePadre Amroth paragona a Papa Luciani: “Non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine”.
MONTI MASSONE - Nell’intervista video girata dalregista Massimo Emilio Gobbi e trascritta daStefano Lorenzetto per Il Giornale il noto esorcista afferma:
“Chi comanda è chi ha i soldi. Il nostro mondo è gestito da 7-8 persone che hanno in mano i quattrini. Di Monti cosa vuole che dica? Non per niente è stato messo su da un massone! Perché Napolitano è massone. Non lo conosco personalmente (Monti, ndr), però per essere arrivato così, di colpo, al ruolo che ha… Solo con la potenza della massoneria poteva arrivarci”.
Secondo Padre Amorth anche Monti è un massone, anche se non l’ha conosciuto di persona: ”
Sappiamo solo che hanno pestato i poveri e non hanno toccato i ricchi. Questo lo sappiamo con certezza. Pestato i poveri e non toccato i ricchi. Per prima cosa io avrei dimezzato la paga a tutti i parlamentari, ai ministri. Le leggi di Monti… Ho visto varie persone che si sono suicidate in seguito a queste leggi. Un caso comunissimo: un cittadino possiede un appartamentino dove abita, quindi che non gli rende, e non ha entrate. Gli mettono tasse da pagare, e robuste, oltre 2.000 euro l’anno. Che fa? Io ne ho già conosciuti tanti che mi hanno detto: guardi, padre, l’unica soluzione è il suicidio”.
PAPA FRANCESCO COME LUCIANI – Poi parla dei legami tra massoneria e la Chiesa:
“La massoneria ha i rami dappertutto. Anche in Vaticano, purtroppo. Esiste. Perché è basata sul denaro, sulla carriera. Si aiutano reciprocamente”.
E con una mano sul cuore, Padre Amorth parla di Papa Francesco:
“Papa Luciani ce l’ho qua e non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine”.
L’esorcista commenta poi la frase del neo eletto Papa Francesco “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”:
“Purtroppo anche nella Chiesa ci sono quelli che vanno avanti a forza di carriera, a forza di soldi, a forza di corruzione. Anche nella Chiesa c’è una grande massa di massoni. E anche tra i cardinali ce ne sono, altroché, altroché! Perché di fronte al dio denaro uno ammazzerebbe suo padre, sua madre, i suoi figli. Anche un uomo di Chiesa lo fa, se non ha fede. La massoneria è diventata la padrona nella gestione del denaro, un qualcosa di una potenza enorme. Ma cosa crede? Che sia il capoccia degli Stati Uniti, Obama, a comandare? Macché. Gli uomini politici sono tutti soggetti alla massoneria”

SCONTO PER I PARLAMENTARI? "PER VOI FACCIAMO TUTTO"

L'inchiesta scandalo de "L'Ultima Parola"


 

"Per due giorni abbiamo vestito i panni di un Parlamentare accompagnato dalla sua consorte e per le vie di Roma siamo andati alla scoperta di sconti, convenzioni, privilegi, attenzioni dedicate a onorevoli e famiglia." 

sabato 16 marzo 2013


Video: Vivere senza denaro si può!


 

“Non ho un conto né soldi, vivere senza denaro si può”
BERLINO. – Da due anni a questa parte Raphael Fellmer, tedesco di 28 anni, e Nieves Palmer, spagnola di 26, si alimentano esclusivamente di prodotti che loro definiscono “salvati”, sarebbe a dire selezionati nei container della spazzatura dei supermercati tedeschi. Nel motore economico d’Europa, Fellmer non ha un conto corrente, si muove solo a piedi e ha rinunciato al denaro. La scelta di vita di questa giovane famiglia sta obbligando molti a fermarsi a pensare, proprio mentre il capitalismo mostra le sue incongruenze all’interno della crisi dei debiti.
Da quando la loro storia è arrivata sulle pagine dei giornali, l’attenzione non ha fatto che crescere, molto di più di quanto potessero immaginare: Raphael Fellmer è intervistato da giornalisti quasi ogni giorno, viene invitato come ospite in televisione, parla nelle università e nelle scuole. La sua convinzione è semplice: “Dobbiamo andare verso una società dove si riducono al minimo gli sprechi”.
Dopo due anni passati ad alimentarsi dalla spazzatura, assicurano che non hanno avuto problemi di stomaco, ne infezioni, ne nausee, nonostante Nieves fosse incinta della piccola Alma Lucia che oggi ha cinque mesi. C’è di più: entrambi sono vegani e si alimentano quasi esclusivamente di prodotti dell’agricoltura biologica o del commercio equo solidale.
Come fanno? “Quattro volte alla settimana vado con lo zaino a ispezionare i container della spazzatura, in particolare dei supermercati biologici”, spiega Fellmer, “tutto ciò che si vende nei supermercati finisce nella spazzatura: cosmetici, saponi, cioccolato…Per menzionare prodotti che un non si aspetta di trovare. Ovviamente poi moltissima frutta e verdura e latticini che si possono ancora consumare”. “Trovo molto più di quello che posso portare con lo zaino e porto con me più di quello che realmente ci serve. Il resto lo regalo a vicini, amici, persone che hanno bisogno. L’idea è far vedere che non solo si butta una mela ogni tanto ma che tutto finisce nella spazzatura”.
Fellmer appartiene alla scena sempre più grande di persone che si alimentano degli scarti della società consumista e che decidono di rinunciare al denaro. Li muove la convinzione che ciò che si spreca è esagerato e che questo spreco, questo rapporto irreale tra ciò che si produce e ciò che si consuma, farà solo male alla società. Dopo due anni di vita radicale e un viaggio di iniziazione in Messico realizzato totalmente senza soldi, il suo messaggio inizia ad arrivare, e sul sito forwardtherevolution.net si raccolgono le esperienza delle persone che in tutto il mondo scelgono di rinunciare al denaro. Sempre dal sito ci si scambia informazione su come e dove trovare i prodotti, il passo successivo, secondo quanto spiega, sarà organizzare una rete di distribuzione e scambio tra persone che “salvano” il cibo.
Secondo recenti stime della Fao, un terzo del cibo prodotto nel mondo è sprecato: vuol dire 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. In particolare in Europa gli sprechi toccano il 40-50% degli alimenti in commercio. Ogni europeo getta via 179 chili di cibo ogni anno. E assieme a questi alimenti vanno sprecate l’energia e l’acqua servite a produrli: nel 2010, in Italia, si sono persi in questo modo 12 miliardi di metri cubi di acqua virtuale (contenuta nei prodotti), equivalente a circa un decimo di quella dell’Adriatico. L’Istituto Austriaco di Economia dei Rifiuti ha calcolato che il 45% dei prodotti scartati dai supermercati in Europa si possono ancora consumare.
Fellmer sa che ogni volta che “salva” il cibo dai container compie un reato: la violazione di proprietà. Questo lo indigna profondamente: “In Germania è legale buttare cibo però non è legale salvarlo. È un controsenso del sistema”, denuncia. Per questa ragione sta raccogliendo firme: ne ha bisogno 50.000 per poter chiedere di esporre la sua causa di fronte al Bundestag: “vogliamo che sia proibito ai supermercati negarsi a dare i prodotti che verrebbero buttati a chi li chiede”.
È chiaro che non li muove la necessità: entrambi hanno una laurea, Fellmer in scienze politiche, Palmer in psicologia. Fellmer è cresciuto nel quartiere borghese di Zehlendorf a Berlino. Li muove piuttosto la convinzione che solo attraverso scelte di vita radicali si può attirare la attenzioni su problemi che considerano urgenti. Non sono incoscienti: argomentano le loro posizioni citando dati e studi sullo spreco energetico e cercano di dimostrare che non espongono loro figlia a rischi.
Vivono nel seminterrato di una villa nel Brandeburgo dove il proprietario cede la parte di casa in cambio di lavoretti nell’amministrazione domestica. Mentre Fellmer ha rinunciato completamente al denaro, la gravidanza e la nascita della figlia hanno obbligato Palmer a essere meno radicale nel progetto: il sussidio di all’incirca 150 euro che lo stato destina a qualsiasi bambino nato in Germania senza distinzione tra condizioni sociali copre esattamente la spesa dell’assicurazione medica della bambina. Per il resto Palmer calcola che spende al massimo 30 euro al mese.
Sanno che con la loro decisione si espongono a critiche di ogni tipo. “No vogliamo sembrare persone che se ne approfittano”, insiste Fellmer, “io non me ne sto con le mani in mano: aiuto nei lavori di giardinaggio, riparo computer, curo animali, faccio piccoli lavori da muratore, coltivo un orto”, in cambio non riceve denaro, ma aiuti, vestiti per la bambina, oggetti utili. Sanno che “salvare” il cibo dei supermercati non può essere un modo di salvare il mondo a lungo termine, però serve in questa fase per mandare un messaggio. Nel futuro pensano di vivere in campagna e produrre per il proprio consumo. Hanno le idee chiare “questo sistema non può continuare così”.

Fonte: http://www.linkiesta.it/non-ho-un-conto-ne-soldi-vivere-senza-denaro-si-puo

venerdì 15 marzo 2013


I rimpianti di Erin Callan in un’intervista al NY Times: ho sacrificato troppo alla carriera

Le sue parole hanno fatto molto scalpore negli Stati Uniti perché non arrivano da uno dei tanti guru della decrescita o da qualche improvvisato politico new age, bensì da una ex top manager che fino a qualche anno fa era considerata una delle donne più potenti del mondo. Domenica scorsa sul New York Times è comparso un articolo di Erin Callan, ex direttrice finanziaria di Lehman Brothers, nel quale la 47enne invita le donne a non sprecare tutte le proprie energie per la carriera lavorativa perchè non ne vale la pena e soprattutto non rende la vita migliore.
EQUILIBRIO TRA LAVORO E AFFETTI - Pubblicato con il titolo provocatorio “Is there life after Work?” (C’è una vita oltre il lavoro?), l’articolo è tutto incentrato sul rammarico della Callan per aver perso tanti anni della sua vita a lavorare senza sosta, mettendo in secondo piano gli affetti personali e le piccole gioie quotidiane: «Da quando ho lasciato il lavoro alla Lehman – scrive la donna sul New York Times - ho avuto tutto il tempo per riflettere sulle decisioni che ho preso di proporzionare il tempo dedicato al lavoro con il resto della mia vita. A volte incontro giovani ragazze che dicono di ammirarmi per quello che ho fatto. Ho lavorato duramente per 20 anni e ora posso passare i prossimi 20 anni a fare altre cose. Ma questo non è equilibrio. Non lo auguro a nessuno. Fino a poco tempo fa, pensavo che focalizzarmi sulla carriera fosse la cosa più importante per avere successo. Ma adesso sto cominciando a capire che ho sprecato il meglio della mia vita. Avevo talento, ero intelligente e piena di energia. Non avrei dovuto essere così estrema».
LA CARRIERA - Assunta nel 1995 da Lehman Brothers come consulente fiscale, la Callan ha fatto una rapida carriera nella banca d’affari grazie alla sua esperienza in materia di tassazione dei titoli obbligazionari. L’importante carica di direttore finanziario, ottenuta il 1 dicembre del 2007, è durata appena sei mesi, ma il licenziamento ha permesso alla top manager di non partecipare in prima persona al crollo della potente banca d’affari (i media, però, l’hanno più volte accusata di essere complice della gestione poco trasparente della Lehman Brothers). Dopo una successiva e breve esperienza a Credit Suisse, la Callan ha deciso di tirare i remi in barca. Adesso vive in Florida, si è risposata con un suo amico del liceo che fa il pompiere e sta cercando di avere un figlio, nonostante l’età non sia più quella di una ragazzina. A differenza del passato, ha scelto una vita da reclusa tanto che i quotidiani l’hanno ribattezzata “La Greta Garbo della crisi finanziaria del 2008″: «La cosa più importante – continua la Callan nell’articolo – è che ho perso l’occasione di avere un figlio tutto mio. Oggi ho 47 anni e già sono parecchi anni che con mio marito cerchiamo di aver un bambino con la fecondazione in vitro. Stiamo ancora sperando». La Callan ricorda che per anni ha rinunciato a weekend con gli amici e i propri cari, ha pranzato e cenato tantissime volte davanti al computer e spesso ha passato i suoi compleanni in ufficio. I pochi giorni liberi li trascorreva a dormire, per ricaricare le batterie ed essere pronta per una nuova settimana di lavoro senza sosta: «Come tutte le persone – scrive – avevo relazioni, un marito, gli amici, i parenti, ma a causa del lavoro non ho dato a nessuno il meglio di me. Si sono dovuti accontentare delle briciole».
ATTACCO - L’articolo è stato considerato dalla stampa statunitense un chiaro attacco alle posizioni espresse recentemente da due delle donne in carriera più famose del momento Sheryl Sandberg, oggi numero due di Facebook e Marissa Mayer, Ceo di Yahoo. La prima ha pubblicato proprio in questi giorni “Lean in, Women, Work and the Will to Lead” (in italiano tradotto con il titolo “Facciamoci Avanti”) in cui la top manager spiega perché le donne non raggiungano sul lavoro gli stessi traguardi degli uomini e incita i membri del gentil sesso a lavorare di più e a combattere assieme per conquistare posizioni migliori nel mercato del lavoro americano. La seconda, invece, ha conquistato di recente le prime pagine dei giornali per aver deciso che dal prossimo giugno i suoi dipendenti che beneficiava della possibilità di lavorare da casa saranno costretti a tornare in ufficio. Una vera tragedia per le donne che hanno figli piccoli e non sanno a chi lasciarli. Lo scontro tra l’ex top manager più potente del mondo e le due odierne donne in carriera sta appassionando i media americani. E gli analisti già ci sono divisi tra gli apologeti del lavoro senza sosta e i fautori di una vita dedicata anche ai piaceri quotidiani. In questa interessante diatriba il commento più lucido sembra essere quello di Sheelah Kolhatkar che sulle pagine di Business Week ha tagliato corto: «Per molti secoli è sempre stato l’uomo a lavorare fino a morire. Forse è un perverso trionfo del femminismo che le donne si sentano libere facendo la stessa cosa».
fonte: Informare per resistere

giovedì 14 marzo 2013


Lasciate che sia la politica a finire Berlusconi

fonte: byoblu.com
Silvio Berlusconi Magistratura PCI

 di Paolo Becchi

 Berlusconi è ancora in ospedale. Malato vero o immaginario? La Procura di Milano non gli crede, i militanti del suo partito gridano alla persecuzione giudiziaria. Cosa sta accadendo? Il tema, lo confesso, mi è caro: è un tipico caso di fine-vita, di «morte cerebrale». Chi era dato per morto, in realtà, era solo in stato vegetativo persistente e, con le elezioni, abbiamo assistito ad un mezzo miracolo: il paziente si è risvegliato e, se non ha ripreso il vigore di un tempo, è di nuovo in grado di parlare. I medici curanti, che ai miracoli non credono, vorrebbero fargli tirare definitivamente le cuoia, ma lui si impunta e resiste con l’aiuto dei parenti. Mentre tutti gli altri, tenendo conto dei costi sociali per il mantenimento di malati simili, sarebbero pronti a sottoscrivere domani il certificato di morte. Fortuna vuole che il capo del reparto non ha deciso di avvallare questa opera di eutanasia e cosi il paziente può continuare a vivere.
 Questa storia di vita d’ospedale, in realtà, è la metafora di quanto accaduto in questi giorni. I giudici di Milano stanno tentando di “staccare la spina” a Berlusconi, mentre lui ancora si batte e denunzia un «uso della giustizia a fini di lotta politica». Berlusconi sente la sua fine vicina: sa che, con una convergenza di Pd e MoVimento 5 Stelle sull’eventuale richiesta di autorizzazione da parte della magistratura, rischierebbe, questa volta davvero, l’arresto. Vito Crimi, capogruppo al Senato del MoVimento 5 Stelle, ha considerato la questione dell’autorizzazione «una domanda retorica, la risposta è sì. Ovviamente!». Il Pd non ha esitato a schierarsi in coda: «Se in Parlamento arrivasse una richiesta di arresto per Silvio Berlusconi e gli atti fossero corretti e fondati, il Pd non avrebbe alcuna preclusione a dire sì».

 Stiamo attenti, però. Tutti sanno che, per un anno intero, ho criticato duramente l’operato del Presidente della Repubblica: non ho esitato a ritenerlo responsabile del “colpo di Stato” di Mario Monti, l’ho attaccato apertamente accusandolo di averviolato la Costituzione, ne ho denunciato le segrete aspirazioni e le manovre di Palazzo. Ma a Re Giorgio, in questi ultimi giorni del suo mandato, occorre concedere l’onore delle armi. Qualche settimana fa, in Germania, ha difeso apertamente il nostro Paese, con coraggio, contro i commenti di Peer Steinbrueck, il quale aveva dichiarato «Sono inorridito dalla vittoria di due clown nelle elezioni italiane». Ebbene Napolitano (che certo non si sarà compiaciuto della vittoria di Grillo e del recupero di Berlusconi) si è rifiutato di incontrare Steinbrueck, giudicando le sue «parole fuori luogo o peggio, non ci sono le condizioni di un incontro. Rispettiamo la Germania, ma l'Italia esige rispetto».

 Ieri il Capo dello Stato ci ha dato un’altra lezione. Il suo comunicato sulla vicenda che sta opponendo Pdl e magistratura è un esempio di rispetto delle istituzioni e dei princìpi della Costituzione. Dopo aver incontrato i rappresentanti del Pdl, Napolitano ha riaffermato la necessità del «ristabilimento di un clima corretto e costruttivo nei rapporti tra giustizia e politica». Da vero Capo dello Stato, da vero garante della Costituzione, Napolitano ha avvertito i pericoli di quanto sta accadendo, ed ha ricordato la necessità di evitare nei limiti del possibile «interferenze tra vicende processuali e vicende politiche». Per questa ragione Napolitano ha ritenuto «comprensibile la preoccupazione dello schieramento che è risultato secondo, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio, di veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento, che si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile». Il Presidente ha, poi, ricordato come sarebbe «aberrante» l’ipotesi «di manovre tendenti a mettere fuori giuoco - per via giudiziaria come con inammissibile sospetto si tende ad affermare - uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale».

 Sono parole di condanna alla manifestazione inscenata dal Pdl presso l’aula del Tribunale di Milano. Sono, però, dure parole anche contro il tentativo di eliminare, per via giudiziaria, un avversario politico. Berlusconi va battuto politicamente, e non attraverso scorciatoie giudiziarie. L’uso politico della giustizia è un segno di debolezza: sia per le gli avversari politici di Berlusconi, che si dimostrano incapaci di sconfiggerlo sul loro piano, sul piano della lotta politica, sia per la democrazia, perché le derive giustizialiste non sono che l’altra faccia di quei poteri forti ed elitari che mirano, da tempo, a sostituirsi alla politica. Per questa ragione, il MoVimento 5 Stelle dovrà dimostrarsi forte abbastanza, sul piano politico, per non farsi risucchiare dal vortice giustizialista.

 Il potere giudiziario, in Italia, fa leva da tempo sulla debolezza politica per costruirsi come potere autoreferenziale, come un «governo dei giudici». Potere, quest’ultimo, che è debordato a causa di una sorta di patto istituzionale con il PCI (e poi Pds, Ds, ed ora Pd) la cui origine risale agli anni settanta. Il MoVimento non deve lasciarsi catturare da questa logica: deve, invece, aspirare alla guida del Paese con un proprio governo. Abbiamo bisogno di un Governo politico del MoVimento, e non del Governo dei giudici. Berlusconi va vinto a viso aperto sul campo della battaglia politica, non nelle aule dei tribunali.

mercoledì 13 marzo 2013


Banfi: "Voterò sempre Berlusconi. Anche se ammazza 122 persone"

L'attore ai microfoni di Un giorno da Pecora: "Gli vorrò sempre bene. A sinistra avrei scelto Renzi"


Fonte: www.virgilio.it


banfi 367Lino Banfi: non solo nonno Libero - Foto - Fonte LaPresse

Lo aveva già difeso in passato, ai tempi dell’affairescort  ("Campagna diffamatoria. Silvio ha un altruismo e una bontà senza fine...”). Ora Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, rincara la dose, dichiarando il suo amore incondizionato per il Cavaliere ai microfoni della trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora, su Radio2.

“Berlusconi? Io gli vorrò sempre bene e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone”. "Grillo? – prosegue l’attore-  Mi è simpatico, ma io sono fedele a Berlusconi sempre. Anche quando non sarà più in politica".

Fra i tre papabili candidati alla Presidenza della Repubblica sceglierebbe D’Alema ("Mi sembra il più qualificato"). A seguire Prodi, ultimo Amato.

Un ultimo commento a sinistra: "Forse a sinistra avrei votato Renzi, ma io voto l'uomo non il partito. In un momento in cui si dice di voler voltare pagina, che ci vogliono dei giovani con idee più fresche, ecco Renzi è sicuramente molto più giovane degli altri!".

martedì 12 marzo 2013


Silvio Berlusconi sta per finire in carcere?

Pubblicato il 12 mar 2013 da Andrea Signorelli
Fonte: www.polisblog.it


Se i parlamentari del Pdl si sono spinti fino a “marciare” sul Tribunale di Milano e considerando che Angelino Alfano sta per consegnare al Presidente della Repubblica la richiesta di “fare qualcosa per salvare Silvio Berlusconi, oppure sarà il caos”, allora vuol dire che sta succedendo qualcosa di grosso. Non per fare i soliti allarmismi, ma forse questa volta c’è la possibilità concreta che il Cavaliere subisca una richiesta d’arresto.
Tutto dipende dai giudici napoletani che stanno lavorando sul caso De Gregorio e che hanno fatto richiesta di giudizio immediato. Il timore, tra gli uomini del Cavaliere, è che sia pronta una richiesta d’arresto da recapitare al nuovo Parlamento. E il nuovo parlamento è molto diverso dal precedente: la stragrande maggioranza dei parlamentari non si straccerà le vesti per difendere Berlusconi.
A partire dal Movimento 5 Stelle, che ieri ha fatto sapere, per voce del capogruppo Vito Crimi, che sull’eventuale richiesta d’arresta voteranno: “Sì, ovviamente. Voteremo anche per l’ineleggibilità di Berlusconi in quanto concessionario di servizio pubblico, se saremo in giunta per le elezioni. E ci aspettiamo che anche altri votino per l’ineleggibilità, poi sia Berlusconi a fare ricorso”. E il Pd? Qualche moto garantista potrebbe vedersi dalle parti dei democratici, ma è difficile che si decida di salvare Berlusconi, gli elettori non capirebbero. Resta una domanda: ma il Cavaliere può davvero finire in carcere a 77 anni?
Si può leggere la delibera della Corte di Cassazione, Sezione I Penale, Sentenza 13 luglio 2006 (dep. 03 agosto 2006), n.27853 /2006 (2487/2006), che si è espressa sulle legge Cirielli - una delle tante leggi ad personam di Berlusconi - e sulla possibilità che gli ultrasettantenni finiscano comunque in carcere. In poche parole, se l’anziano è pericoloso, può finire in carcere. Sta ad altri decidere quanto il Cavaliere sia un pericolo per la società se confinato ai soli domiciliari
.

ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Il M5S inizia oggi la selezione degli aspiranti candidati al Consiglio comunale

Da oggi chi vuol provare a candidarsi con il M5S al Consiglio comunale o alle circoscrizioni può presentare il curriculum presso la sede di Piazza Duomo. C'è tempo fino a venerdì 22 marzo. Saranno gli attivisti a selezionare le candidature.
Il M5S dello Stretto si prepara alle amministrative di maggio e lo fa con il consueto metodo già sperimentato per le regionali e le Politiche. Da oggi prende il via il termine per la presentazione dei curricula per le candidature al consiglio comunale. I messinesi interessati a correre per l’aula di Palazzo Zanca potranno consegnare il curriculum e la documentazione richiesta presso la sede del M5S Messina a Piazza Duomo, da oggi fino a venerdì 22 marzo, non  oltre le 22.00,durante i seguenti orari: da lunedì a  venerdì dalle 18 alle 20.00.
Potranno partecipare alle selezioni quanti siano residenti nel Comune di Messina e nella provincia, non siano tesserati presso alcun partito politico,siano incensurati e non abbiano alcun  procedimento giudiziario pendente a carico, non abbiano svolto più di un mandato elettorale, non si siano presentati come candidati alle ultime DUE elezioni amministrative. La selezione, come si vede, mira ad evitare che ci siano “ritorni sul carro” attraverso una sorta di lifting. I candidati al Consiglio comunale dovranno allegare il curriculum vitaecon allegata foto tessera, il proprio curriculum con le attività eventualmente svolte nelM5S, o in Enti, associazioni culturali, sociali, benefiche o altro e senza scopo di lucro. Dovrà essere consegnata anche una lettera di presentazione, una fotocopia del documento d’identità, il casellario giudiziario ed il certificato dei carichi pendenti (entrambi aggiornati), una dichiarazione d’intenti in cui il futuro candidato si impegna adautolimitare il proprio compenso, a rimettere il proprio mandato ogni sei mesi alla fiducia del gruppo degli attivisti di Messina. Quest’ultimo punto merita un approfondimento, perché dopo aver visto per decenni politici talmente attaccati alla poltrona da pretendere raffiche di deroghe al proprio mandato dopo aver sforato i limiti indicati dal partito, si riporta lo spirito della candidatura alle origini: ovvero l’essere “al servizio” degli interessi degli elettori e non il contrario. Questa clausola dovrebbe inoltre servire ad evitare quella vergogna del continuo cambio di casacca dalla quale l’elettore non può difendersi in alcun modo, neanche quando assiste ad un eletto che cambia l’intero arco partitico. Il futuro candidato deve anche sottoscrivere la Carta dei principi del M5SMessina, un’autocertificazione secondo il modello delle regionali in cui dichiara di non essere iscritto a nessun partito e di non essersi candidato nelle ultime due amministrative, un’autocertificazione sulle condanne penali e i carichi pendenti eventualmente non riscontrabili nel casellario ed una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dati.
La raccolta e il vaglio delle candidature verrà effettuata dal gruppo degli attivisti e tra i requisiti richiesti verranno presi particolarmente in considerazione la partecipazione a 5 STELLE, l’aver cioè creduto nel Movimento come strumento per il rinnovamento dell’Italia e delle sue Istituzioni e l’essersi impegnati per la crescita del Movimento a Messina, nonché l’associazionismo presso Enti no profit volto al miglioramento e lo sviluppo della collettività e del territorio, l’integrità morale, il livello culturale, le comprovate capacità relazionali e professionali.
La selezione riguarda esclusivamente i candidati al Consiglio Comunale ed alle circoscizioni perché il candidato sindaco verrà scelto all’interno degli attivisti del M5S MESSINA.
Niente file estenuanti dietro la porta delle segreterie quindi, basta armarsi di curriculum e portare la propria storia personale e la voglia di contribuire alla vita politica ed al futuro di questa città, presso la sede del M5S.
Rosaria Brancato
fonte: www.tempostretto.it

Muos, mafia e Cia contro Crocetta?

fonte: http://www.antimafiaduemila.com
crocetta-rosario-big00di Aaron Pettinari - 11 marzo 2013
Quando lo scorso mese il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha dato mandato all’assessore regionale all’Ambiente Mariella Lo Bello e al dirigente Giovanni Arnone di revocare le autorizzazioni per la realizzazione del Muos, l’impianto militare di antenne satellitari di Niscemi, in tanti avevano accolto la notizia come uno straordinario successo per tutto il movimento “No Muos” che da anni si batte per questo. Nonostante ciò, però, all'interno della base Usa si continua a lavorare, come denunciato da alcuni attivisti, con gli Stati Uniti che si fanno forti del protocollo d’intesa siglato nel 2011 tra l’allora ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa e il governatore siciliano Raffaele Lombardo, favorevoli alla realizzazione.
Ci sono poteri forti a spingere per quest'opera e la conferma arriverebbe dalle dichiarazioni dell'ex Idv Sergio De Gregorio che, interrogato dai magistrati, ha raccontato i retroscena in merito alla campagna acquisti del 2007 che affossò il governo Prodi. L’ex senatore ha dichiarato agli inquirenti che l'allora governo di centrosinistra cadde per le pressioni di altri poteri, ovvero la Cia, che avevano messo nel mirino Prodi e il suo esecutivo soprattutto per l’ostilità manifestata nei confronti del Muos. Un fatto che nei giorni scorsi ha allarmato non poco lo stesso Crocetta il quale ha dichiarato: “Sono seduto su una polveriera. Già dai primi giorni dal mio insediamento sono partiti i dossier nei miei confronti. Ed è chiaro che a muoversi, in questi casi, sono i poteri forti. Non è mafia. O meglio, non stiamo parlando solo di mafia. Questi poteri, in passato, a mio parere, furono responsabili, ad esempio, della sparizione di Enrico Mattei. Figuriamoci se si preoccupano di intervenire su un presidente della Regione”. Una considerazione forte ma che potrebbe anche non essere sconsiderata. Anche il presidente dell'Eni, morto sul cielo di Bescapé (in provincia di Pavia) la sera del 27 ottobre 1962 a causa dell'esplosione dell'aereo che lo stava riportando a Milano dopo una visita in Sicilia, con la sua politica energetica aggressivia stava “pestando i piedi” ai poteri dell'economia mondiale. Mattei aveva bene in testa l'idea di un'Italia libera dalla dipendenza dalle Sette Sorelle. Recenti documenti, recuperati dallo storico Mario Cereghino e pubblicati su “I Quaderni de L'Ora”, riportano una conversazione di un diplomatico italiano a cui Mattei aveva confidato che nell'arco di sette anni avrebbe tirato fuori l'Italia dalla Nato ponendola a capo dei Paesi non allineati. Una sorta di terzo blocco mondiale rispetto al blocco Usa e a quello dell'Unione Sovietica. Dichiarazioni di un certo peso che, seppur non portano prove sulle motivazioni che hanno portato alla morte l'ex presidente dell'Eni (su cui vi è ancora un forte alone di mistero ndr), certamente fanno riflettere rendendo non così remota l'idea che con il decesso di Mattei in molti, in Italia e all'Estero, possono aver tirato un sospiro di sollievo. E' quasi una certezza che la carica esplosiva sul velivolo venne piazzata a Catania. 
Nella sentenza De Mauro, dove viene messo nero su bianco che il disastro aereo di Bescapé fu frutto di un attentato e non un semplice incidente aereo, viene elogiato il grande lavoro del pm di Pavia Vincenzo Calia, titolare della terza inchiesta sul caso aperta il 20 settembre 1994 e chiusa nel 2003. Nella richiesta di archiviazione Calia scrive: “L'esecuzione dell'attentato venne decisa e pianificata con largo anticipo, probabilmente quando fu certo che Enrico Mattei, nonostante gli aspri attacchi e le ripetute minacce non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell'ente petrolifero. La programmazione e l'esecuzione dell'attentato furono complesse e comportarono – quantomeno a livello di collaborazione e di copertura – il coinvolgimento degli uomini inseriti nello stesso Ente petrolifero e negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilità non di secondo piano”. E poi continua: “E' facile arguire che tale imponente attività, protrattasi nel tempo, prima per la preparazione e l'esecuzione del delitto e poi per disinformare e depistare, non può essere ascritta – per la sua stessa complessità, ampiezza e durata – esclusivamente a gruppi criminali, economici, italiani o stranieri, a 'Sette (... o singole...) sorelle' o servizi segreti di altri Paesi, se non con l'appoggio e la fattiva collaborazione – cosciente, volontaria e continuata – di persone e strutture profondamente radicate nelle nostre istituzioni e nello stesso Ente petrolifero di Stato, che hanno eseguito ordini o consigli, deliberato autonomamente o col consenso e il sostegno di interessi coincidenti, ma che, comunque, da quel delitto hanno conseguito diretti vantaggi”. Un'analisi che non esclude comunque il coinvolgimento della mafia. Per lo stesso Calia “la tesi della mafia come ente di supporto può essere molto verosimile seppur non esistono riscontri certi”. L'ex “boss dei due mondi”, Tommaso Buscetta, aveva raccontato che “il primo delitto eccellente di carattere politico ordinato dalla commissione di Cosa Nostra, costituita subito dopo il 1957, fu quello del presidente dell'Eni, Enrico Mattei. In effetti, fu Cosa Nostra a deliberare la morte del Mattei, secondo quanto mi riferirono personalmente alcuni dei miei amici che componevano quella commissione, come Greco Salvatore “Cicchiteddu” e La Barbera Salvatore. L'indicazione di uccidere Mattei giunse da Cosa Nostra americana, attraverso Bruno Angelo (autorevole esponente della famiglia di Philadelphia) che chiese questo favore a nome della commissione degli Usa e nell'interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane”. Dello stesso avviso il collaboratore di giustizia gelese Antonio La Perna mentre per il catanese Antonino Calderone il coinvolgimento di Cosa Nostra è da escludere perché “ …non c’era il motivo di uccidere Mattei. Portava ricchezza in Sicilia e alla mafia interessano i soldi…”.
Tuttavia non è inverosimile che l'attentato al presidente dell'Eni rientri nello scambio di favori tra mafia americana e siciliana. Così come non è “campata in aria” la possibilità che oggi si possa ripetere un fatto tanto grave nei confronti del Presidente dell'Ars, Crocetta. Dietro all'installazione del Muos ci sono interessi e poteri forti, internazionali e locali. E storicamente Cosa nostra si presta ad essere braccio armato del potere, ancor di più quando gli uomini da colpire sono già al centro del proprio mirino.

sabato 9 marzo 2013


L’altro Costa Rica

di Paolo Izzo
Per giorni e forse settimane, si parlerà del Costa Rica soltanto adesso che ci si è arrivati per questioni di denaro e politichetta: questioni nostrane, insomma. Un paradiso dove trasferire capitali, nella black list delle Nazioni con meno trasparenza fiscale: ecco cosa sarà il Costa Rica per quelli che finora pensavano si trattasse di un tratto della spiaggia spagnola. Eppure nei mesi scorsi due notizie che riguardano il Paese centroamericano avrebbero potuto ricevere dai media una maggiore attenzione: la prima era che a novembre, grazie anche al lavoro dei Radicali dell’Associazione Coscioni, nel Paese, ultracattolico, è stato abolito il divieto di fecondazione assistita (facendo balzare l’Italia al primo posto per la legge peggiore in merito); la seconda, più recente, è che il Costa Rica ha ratificato la sua rinuncia a essere dotato di un esercito nazionale. Due buone notizie, apparentemente non collegate tra loro, che invece – a ben guardare – sembrano dire che all’aumento di diritti civili può corrispondere un aumento della nonviolenza. Se fosse così, il Costa Rica rappresenterebbe proprio un bel posto dove andare a vivere, anche senza soldi da portarsi dietro…

mercoledì 6 marzo 2013


LE PAROLE DEL PREMIO NOBEL DARIO FO APPARSE SUL SITO: WWW.BEPPEGRILLO.IT

"Molti mi scrivono e mi telefonano, addirittura c’è chi mi ferma per strada, chiedendomi: “Ma non le pare che Grillo, a parte il suo talento, sia di fatto un populista?”“Fermi tutti - rispondo – voi sapete che significato abbia l’espressione populista?”Il dizionario dice che populista è colui che intende migliorare la posizione del popolo permettendogli di sfuggire alle violenze della classe dominante, ai ricatti e allo sfruttamento. Quindi è un termine positivo completamente opposto all’altro termine: demagogo. Forse coloro che con tanta leggerezza usano la definizione di ‘populista’ per denigrare un oppositore, dovrebbero ritornare sul dizionario e consultare il termine alla voce demagogo e scoprirebbero che al contrario, quell’espressione, significa ‘colui che con ipocrisia ben calcolata, cerca di sfruttare l’ingenuità di una popolazione per trarne vantaggi indegni’.Quindi, miei cari, avete sbagliato termine.Ora, è buona norma quando si attribuisce un comportamento a qualcuno, specie verso Grillo, conoscere il significato del termine che si usa.Attenzione, questa mia non è una banale pedanteria lessicale, ma qualcosa che impone una seria attenzione alla conoscenza del linguaggio. Quindi è un valore che impone un atteggiamento molto serio, specie in un confronto dialettico corretto. Questa particolare attenzione vale soprattutto oggi, nel momento in cui all’istante tutti i media, i partiti e soprattutto i soloni della politica, quelli che a loro dire avevano capito tutto del nuovo movimento contestatario fin dall’inizio, si trovano oggi completamente spiazzati col sedere a terra immersi nella boagna della realtà. Costoro in coro o intonando da solisti la loro sentenza, assicuravano si trattasse della solita sbruffonata senza alcuna coerenza politica: “Li abbiamo già visti – sghignazzavano – gli exploit de ‘l’uomo qualunque’ e i movimenti contestatari del ’68... nascere e con la stessa velocità esplodere e poi sfasciarsi alla prima curva della realtà."La ragione di quelle effimere meteore è senz’altro la dabbenaggine di una generica protesta, priva di una minima analisi politica, arraffata piuttosto nel solito calderone anarcoide alla cui testa si susseguono velleitari Lenin o i soliti bordighisti, caricature di capopopolo, alla Cola di Rienzo e Masaniello, che infatti finirono addirittura linciati dai propri sostenitori.Quello che poi è accaduto alla fine di una campagna elettorale condotta da tutti i partiti in modo a dir poco scellerato si è rivelato, per quanto riguarda i 5 Stelle, un successo fuori da ogni previsione.Io stesso che l’ho vissuto da dentro il MoVimento sono rimasto completamente sconvolto dal risultato finale. Un evento di questa portata non si era mai verificato in tutta Europa. Non comprenderlo ieri e oggi vuol dire essere completamente ottusi.Purtroppo in politica abbiamo una massa di imbesuiti pieni di sé che credono di risolvere la loro dabbenaggine con i trucchetti e le strizzatine d’occhi. In questo momento stiamo assistendo ad una specie di danza dei tarlocchi storditi. Dopo aver creato il caos ora non sanno che pesci pigliare e fingono certezza e chiarezza di idee e di programma.Fa bene Grillo a denunciare immediatamente come ha fatto in questi giorni, le manovre giustamente definite "il mercato delle vacche" , orchestrate da parte di alcuni esponenti del PD, che cercavano di coinvolgere persone del MoVimento 5 Stelle con l'intento di offrire loro cariche in un ipotetico prossimo governo. Tentativo giustamente denunciato come il solito modo puttanesco di fare politica. Per attuarlo però bisogna avere a disposizione persone disposte a vendersi e il MoVimento a 5 Stelle, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori, ahimè non sono in vendita. Questi manovratori centro-sinistri insistono a muoversi fuori dalla storia e non se ne rendono conto. Mettetevi bene in testa che questa, amici miei, non è la solita solfa da sala giochi di lobby del potere e dell’intrallazzo, dove un bell’inciucio con tangente premia la società dei furbacchioni. Questo che sta esplodendo davanti ai vostri occhi è l’inizio di una rivoluzione! E come diceva una vecchia canzone: "Suonate le trombe fate pernacchi stavolta non volano solo gli stracci ma si fracassa tutto il papocchio e andiamo camminando insieme come una festa di nozze , il primo che sfalsa vola di sotto". Ma non finisce qui.Ecco che all'istante i nostri gattopardi indelebili cercano di inventarsi una' altra pantomima, nuova di zecca, così vanno piagnucolando:"Come possiamo risolvere? Noi, è vero abbiamo usato qualche trucco per anni, rimanendo inattivi e silenti e tenendo nascosto nel cassetto le proposte fondamentali tipo il conflitto di interessi, la riduzione dei parlamentari, il problema degli aerei da bombardamento e strage che oltretutto ci costano miliardi, pur di difendere fino alla morte i nostri privilegi prebende e le paghe da nababbi". Ma ora, lacrimando, i pentiti ci dicono: "Oggi stiamo dimostrando di aver capito il nostro errore e siamo qui proni e inginocchiati disposti a fornire una alleanza attraverso la quale portare a termine finalmente i programmi che voi stessi sceglierete come essenziali."Fermi lì! Attenti che la manfrina del gatto e la volpe la conosciamo già da tempo. Non vorremmo che come noi abbocchiamo alla proposta ecco che voi cominciate le omelie del: "Purtroppo ci sono le regole da rispettare, la democrazia si sa è insidiosa, ci vuole tempo, bisogna accettare modifiche, rimandare"...danzare offrendo le natiche comode al capo danza di governo. Il tempo passa e naturalmente ci troveremo da capo beffati e cornuti. Mi dispiace per voi cari maestri dello sberleffo ma stavolta la danza è un'altra, è cambiata l'orchestra, i musici e anche i ballerini e non è più il tango col casquè ma un Rock. (grammelot cantato)Col lancio in aria di chi fa il furbo e ci allunga troppo le mani sul culo." (grammelot cantato)
Dario Fo